Il sondaggio Ixè delinea un vantaggio di sei punti sul “Sì” e la forte crescita di fiducia nella magistratura
A meno di un mese dal voto del 22 e 23 marzo sulla riforma della giustizia promossa dal ministro Carlo Nordio, l’indagine realizzata dall’’Osservatorio politico nazionale di Ixè, fondato da Roberto Weber, evidenzia un vantaggio significativo del fronte del “No” rispetto a quello del “Sì”.
Data una rilevazione effettuata tra il 17 e il 23 febbraio su un campione di 1.200 persone, i dati più recenti evidenziano il 53% degli intervistati contrari alla riforma, mentre il 47% si dichiara a favore. Le proiezioni elaborate dall’istituto Ixè collocano il “No” in un intervallo compreso tra il 51,3% e il 54,3%, mentre il “Sì” oscillerebbe tra il 45,7% e il 48,7%. Il divario medio stimato, di circa sei punti percentuali, rappresenta un’inversione rispetto alla fotografia scattata lo scorso novembre, quando i sostenitori della riforma risultavano in testa: un nuovo scenario che suggerisce un ribaltamento degli equilibri nel giro di pochi mesi.
Uno degli aspetti più rilevanti dell’indagine riguarda il livello di credibilità attribuito alle istituzioni: il 51% degli intervistati dichiara di riporre “molta” o “abbastanza” fiducia nella magistratura, dato in crescita rispetto al 45% registrato l’anno precedente. Decisamente più contenuta, invece, la considerazione nei confronti delle formazioni politiche: solo il 12% degli italiani afferma di avere un analogo grado di fiducia nei partiti, in lieve calo rispetto al 14% dell’anno scorso. Il rapporto tra i due indicatori evidenzia come la fiducia nei magistrati risulti oltre quattro volte superiore. Inoltre cresce la quota di cittadini che si dichiarano informati sui contenuti della consultazione referendaria: il 56% afferma di conoscere il tema del voto, con un incremento di dieci punti rispetto a gennaio; Il 31% sostiene di averne una conoscenza parziale mentre il 13% afferma di non averne mai sentito parlare. Rimane tuttavia un elemento di incertezza normativa: quasi un elettore su tre (31,9%) non è consapevole che, trattandosi di un referendum costituzionale, la validità del risultato non dipende dal raggiungimento del quorum del 50% più uno degli aventi diritto al voto.
Infine l’analisi per fasce anagrafiche e categorie sociali mostra un orientamento differenziato. Il fronte del “No” registra percentuali particolarmente elevate tra i giovani tra i 18 e i 34 anni (71%), tra le donne (60%), tra chi non si riconosce in alcun posizionamento politico (60%) e tra coloro che si sono astenuti alle ultime elezioni (64%). Il consenso al “Sì” risulta prevalente tra gli elettori di età compresa tra i 45 e i 54 anni (60%) e tra i 55 e i 64 anni (57%), oltre che tra l’elettorato maschile (53%). Interessante anche l’orientamento degli indecisi: alla domanda su come voterebbero in caso di scelta obbligata, il 45,9% si dichiara propenso per il “No”, il 33% per il “Sì”, mentre il 21,2% non prende posizione. Un dato che suggerisce come l’area contraria alla riforma possa ancora ampliare il proprio consenso nelle settimane che precedono il voto.
25 Febbraio 2026


26 Feb 2026
Posted by Iskra
