DANILO TOSARELLI – MILANO
RAZZISMO E INTOLLERANZA
Il razzismo è una malattia sociale che non accetta le differenze e le trasforma in disuguaglianza.
Sono stufo di ascoltare dichiarazioni, dove a parole nessuno è razzista. Poi però crescono i fenomeni Vannacci.
Si nasconde, un’idea troppo diffusa. Gli immigrati sono inferiori degli italiani. Il colore della pelle è già un discrimine.
Ce lo abbiamo in testa, istintivamente o volutamente. Tutto ciò perpetua le differenze e le discriminazioni etniche.
Si ritiene che siano geneticamente portati alla fatica, naturalmente e culturalmente vocati a svolgere lavori manuali.
Tutto ciò è rassicurante ed è entrato nel nostro immaginario collettivo. Il lavoro manuale è prerogativa dell’immigrato.
Il lavoro intellettuale è invece una prerogativa destinata ai figli della media ed alta borghesia italiana. E’ nelle nostre teste.
La xenofobia nasce proprio da questi pregiudizi. Cresce l’intolleranza verso gli immigrati e l’intolleranza produce violenze.
Esiste un progetto che è giunto alla sua nona edizione. Si chiama “Mappa dell’intolleranza”. Università degli Studi di Milano.
Mette in relazione ricerca, formazione ed intervento pubblico, per indagare le varie forme di discriminazione. Udite, udite.
Le discriminazioni non sono mai episodi isolati. Sono il prodotto di fenomeni sociali, culturali ed istituzionali da contrastare.
Nell’edizione 2026 sono stati analizzati oltre 2 milioni di contenuti apparsi sulla piattaforma X nel 2025. Quella di Elon Musk.
Aumentano gli episodi violenti. Aumentano le violenze giovanili verso l’immigrato, il diverso e verso i soggetti più fragili.
Sono il prodotto visibile di un processo più lungo, che ha radici nel linguaggio e nella politica. La cronaca ne è lo specchio.
I picchi dell’odio on line non sono casuali. Coincidono spesso con campagne politiche o dichiarazioni di esponenti di partito.
Succede in Italia come succede in molti paesi del mondo. Episodi di cronaca che vengono strumentalizzati in chiave etnica.
Il 9 maggio 2026 a Taranto, Bakary Sako un operaio del Mali, si sta dirigendo in bicicletta verso Massafra per lavorare la terra.
Viene inseguito da 6 persone del luogo. Il più giovane di 15 anni, lo accoltella senza giustificato motivo e Bakary Sako muore.
Nessun Ministro, nessuna figura istituzionale del governo, ne tanto meno Giorgia Meloni, hanno espresso parole di cordoglio.
Il 16 maggio 2026 a Modena, Salim El Koudri, cittadino italiano di origini marocchine, investe in auto volutamente 10 persone.
La presidente del Consiglio Meloni ha annullato un viaggio istituzionale a Cipro per recarsi a Modena a visitare i feriti. Giusto.
Ma ciò che stride, è la differenza di trattamento di 2 episodi altrettanto gravi. Tra l’altro a Taranto con il morto. Meloni, perchè?
La risposta è semplice. Seppur italiano è di origini marocchine e quindi, ecco perchè il suo gesto scellerato. Modena funziona.
Nessuno può stupirsi del gesto, perchè la narrativa ci dice che l’immigrato minaccia la sicurezza pubblica. E’ una conferma.
A Taranto la narrazione si inceppa. Gli aggressori sono tutti italiani e l’immigrato ucciso non è neppure irregolare. Mannaggia.
Per Meloni e Salvini, ma ormai anche Vannacci, è preferibile tacere. Ma ciò che irrita è che nessun giornalista gli chieda conto.
Per questo governo, condannare il terribile episodio di Taranto significherebbe farsi del male da soli. Taranto non porta voti.
Il razzismo è oggi uno degli strumenti più efficaci per controllare l’opinione pubblica. Chi lo interiorizza non si rende conto.
Modena è un’occasione straordinaria per seminare veleno contro l’immigrato. E’ funzionale per chi semina odio e violenza.
Penso a Vannacci ed a Salvini con la loro remigrazione. Il migrante viene raccontato come una minaccia, una figura sospetta.
I sostenitori della remigrazione si incaricano di respingere l’invasore. Decidono loro chi merita il posto a tavola e chi resta fuori.
L’IMMIGRAZIONE AUMENTA DAVVERO LA CRIMINALITA’?
E’ una delle credenze più radicate e longeve nell’opinione pubblica, sia negli USA che in altri Paesi nel mondo. Non è così.
I dati dimostrano che non vi è alcun legame tra l’intensificazione dei flussi migratori e l’aumento dei tassi di criminalità.
Trump ne è però fermamente convinto e quindi apre la strada a tutti coloro che giustificano così la necessità remigrazione.
Trump nella sua campagna elettorale 2015 ” Quando il Messico manda la sua gente, non manda i migliori. Manda persone che portano droghe e portano crimine”. Lo pensava allora ed anche oggi. Avete visto cosa ha fatto con la sua famigerata ICE?
Gli elettori di Trump (sondaggio Pew Research Center) individuano 3 priorità. Prima l’economia, poi immigrazione e criminalità.
Ecco perché, Trump che è alla costante ricerca di consensi sostenendo anche forme violente di remigrazione, va avanti così.
Il docente in Economia della Bocconi Paolo Pinotti ha effettuato una ricerca con Olivier Marie, della Università di Rotterdam.
Sono stati analizzati 15 anni di dati, legati ai flussi migratori e relativi tassi di criminalità, in 216 Regioni di 23 Paesi europei.
Sono stati utilizzati metodi statistici rigorosi. I risultati non possono essere messi in discussione dalle varie chiacchiere da bar.
Non c’è nessun collegamento significativo tra livelli di immigrazione e tassi di criminalità. Si cita il caso emblematico del Cile.
Tra il 2000 e il 2010 la popolazione straniera in Cile è triplicata, grazie ad un periodo di forte crescita economica. Vediamo.
Molte le preoccupazioni tra i residenti, con grande domanda di maggior sicurezza privata. I tassi di criminalità rimasero stabili.
Nessun aumento previsto della criminalità. La differenza tra percezione e realtà è stata attribuita principalmente ai media.
Una copertura mediatica intensa e selettiva ha amplificato le paure della gente, rafforzando stereotipi e pregiudizi. Altro è stato.
La percezione è fortemente alimentata, spesso con forzature strumentali, da dichiarazioni di politici che accentuano le paure.
POSSIAMO AFFERMARE CHE I MIGRANTI NON SONO COINVOLTI NELLA CRIMINALITA’?
Chi sostenesse un’ipotesi di questo tipo è evidentemente un imbecille. Non c’è buonismo che tenga. Devono parlare i fatti.
Non serve consultare i testi sacri della sociologia della devianza, per comprendere quali siano i fattori scatenanti la criminalità.
Ciò non deve portarci sulla strada del voler giustificare ad ogni costo, ma certo è che non si nasce criminali. L’analisi insegna.
La storia difficile, vissuta dai nostri connazionali quando nei primi anni del novecento si trasferirono all’estero, va rispolverata.
Certamente le ricerche fatte evidenziano, che permessi di lavoro legali e impieghi stabili riducono i rischi pro criminalità.
Il permesso di soggiorno è lo status legale indispensabile. Spesso è difficile da ottenere, nonostante ne esistano i presupposti.
Le varie forme di ricatto esistenti, spingono verso la criminalità. Quanto ci marcia la malavita italiana. Perchè non ammetterlo?
Quando gli immigrati non hanno accesso al mercato del lavoro legale, sono più vulnerabili a sfruttamento e attività illecite.
Le politiche inclusive possono ridurre significativamente la criminalità. Definiamo le regole, ma remiamo in questa direzione.
Al contrario, le misure restrittive che criminalizzano gli immigrati irregolari o impediscono loro di lavorare, favoriscono il crimine.
Espandere l’accesso al lavoro legale, in particolare per richiedenti asilo e gruppi vulnerabili, favorirebbe la coesistenza.
E’ lapalissiano ribadire, che la stabilità economica sia un deterrente fondamentale per contrastare slanci verso la criminalità.
LE MIE CONCLUSIONI
Ho provato a ragionare dati alla mano e questi dati che ho cercato accuratamente, ve li ho proposti. Studiare o voler ignorare?
I sostenitori della remigrazione pompano, pompano, esasperano. Loro vanno in direzione esattamente opposta alla mia.
Per loro, ogni reato commesso da un extracomunitario sarebbe a conferma, che questi individui sono pericolosi e nocivi per noi.
Minerebbero i valori di tutta la cultura occidentale, che viene presentata come un esempio di civiltà. E’ Trump la nostra civiltà?
Non mi trae in inganno l’episodio accaduto nel Regno Unito il 25 dicembre 2025. Henry Nowak aveva 18 anni ed è morto.
Accoltellato da un cittadino britannico di origini Sikh. La polizia intervenuta ha sbagliato. Ha ammanettato Nowak morente.
Adesso giunge la condanna all’ergastolo per il Sikh. La polizia inglese ha commesso un errore imperdonabile, ma senza dolo.
Nel frattempo a Belfast, un uomo è stato accoltellato gravemente da un cittadino sudanese. Senza motivi che giustifichino ciò.
Nigel Farage, leader del partito trumpiano Reform UK, ha aizzato le piazze. Molti cittadini sono scesi in piazza con la violenza.
Farage ha paragonato la morte di Nowak con quella di George Floyd. Ecco il “nuovo razzismo contro i bianchi”. Con lui, altri.
Elon Musk ha dichiarato che “la politica ufficiale della Polizia impone agli agenti di essere razzisti contro i bianchi”. Strepitoso.
Esponenti della destra inglese ed americana, hanno debuttato con “white lives matter“. Contrapposto al “black lives matter“.
La strumentalità di questi episodi, per giustificare la necessità di procedere con la remigrazione, lascia il tempo che trova.
Quanti sono gli episodi, che hanno visto vittime cittadini extracomunitari ad opera di cittadini di razza bianca? Lunga la lista.
Perchè confondere e mescolare strumentalmente, episodi fra loro diversi e che nulla hanno a che spartire con gli immigrati?
Personalmente, non mi faccio prendere in giro da questi personaggi senza scrupoli. Ho rispetto per le vittime e non speculo.
Chi sostiene la remigrazione non fa differenze tra l’immigrato che arriva e quello che è già inserito nel nostro contesto sociale.
Vannacci si presenta con la faccia pulita e sbarbata del generale che vorrebbe tranquillizzare, ma il suo progetto è nefasto.
E non gliene importa nulla di toglierti la badante paziente o chi ti asfalta la strada o raccoglie i pomodori. Sei straniero? Via.
Oggi Vannacci è diventato un fenomeno mediatico ricercato. Raccoglie questi frutti, ma questo consenso è pericolosissimo.
Ogni sottovalutazione e persino l’indifferenza diventa colpevole. Con la Remigrazione, qualsiasi straniero va deportato. Punto.
Non è vero che l’immigrazione è una minaccia per la sicurezza pubblica. Al contrario è una risorsa indispensabile per noi.
Se ben gestita, rappresenta una risorsa irrinunciabile per arricchire e rafforzare il tessuto sociale ed economico del Paese.
Solo superando le narrazioni basate sulla paura indotta, riusciremo a comprendere il ruolo degli immigrati nella nostra società.
Occorre però superare i pregiudizi che ci occludono la mente. Orientare i ragionamenti con sapienza e tanto buon senso.
A scuola, sin da bambini, un linguaggio che sia inclusivo e non escludente, li aiuterà a valorizzare il bello della diversità.
Il costituzionalista Gustavo Zagrebelsky parla spesso della necessità di una “pedagogia democratica”. E’ un sognatore?
Il linguaggio può avere un ruolo essenziale per favorire i Vannacci e i Salvini oppure intraprendere un altro sentiero.
Gli immigrati non sono invasori. Il Paese deve sforzarsi di comprenderlo. L’integrazione sociale rimane il miglior investimento.
Foto Paul Hanaoka


15 Giu 2026
Posted by Iskra
