La guerra di Trump contro il Venezuela con la scusa del narcotraffico, è arrivata al vaglio tardivo del Congresso con una interrogazione che ha convocato i vertici del Southern Command a rispondere delle azioni unilaterali con vittime, denuncia Luca Celada sul manifesto. E il ministro Pete Hegseth è il convitato di pietra sugli attacchi contro le imbarcazioni venezuelane.
I senatori e i generali
L’amministrazione Trump ha ripetutamente affermato di voler interrompere il traffico di fentanyl che considera un atto ostile contro gli Stati uniti e quindi giustificante dell’azione militare a difesa dei cittadini. I senatori hanno chiesto al generale Dan Caine e all’ammiraglio Mitch Bradley di dare conto degli eventi attorno all’attacco della Us Navy contro un’imbarcazione da diporto in acque internazionali a largo della nazione sudamericana il 2 settembre. Molti interrogativi sulla facoltà del governo Usa di affermare unilateralmente e senza addurre prove che l’imbarcazione trasportasse stupefacenti. Gli stessi dati delle agenzie antidroga come la Dea indicano che il traffico di quello stupefacente utilizza la rotta cinese e messicana per raggiungere il florido mercato nordamericano, mentre quello della cocaina rimane incentrato principalmente sui cartelli colombiani e messicani.
Ministro della guerra
Malgrado questo il “ministro della guerra” Pete Hegseth ha preso di mira un paese dal profilo irrisorio nel narcotraffico – ma che detiene invece le maggiori riserve di petrolio nell’emisfero “di casa”. L’amministrazione parla apertamente della necessità di un «cambio di regime» a Caracas accusando il presidente Nicolas Maduro di narcotraffico.
Onnipotenza militare Usa?
Quesito chiave, «la facoltà del governo di aprire unilateralmente ostilità contro una nazione sovrana (la scorsa settimana Trump ha annunciata la ‘chiusura dello spazio aereo’ del Venezuela). Le azioni dell’amministrazione si inseriscono nella scia di una deriva decennale con cui, almeno da Reagan in poi, i presidenti americani hanno eroso la facoltà di autorizzare ostilità militari che costituzionalmente spetterebbe al Congresso».
I due missili del 2 settembre
La commissione si è però concentrata soprattutto sullo specifico attacco del 2 settembre. In quel primo affondamento vennero infatti sparati due missili. Il primo distrusse l’imbarcazione uccidendo nove degli undici uomini a bordo. Il secondo venne sparato per «eliminare» due sopravvissuti che erano rimasti in acqua aggrappati ai detriti. Un ‘double tap’ che sembra raggiungere gli estremi del crimine di guerra. Secondo fonti citate dal Washington Post l’ordine di «ucciderli tutti» sarebbe stato pronunciato da Hegseth. «Secondo il ministro invece l’operazione sarebbe stata condotta dall’ammiraglio Bradley che ha comunque encomiato, un elogio che molti hanno inteso come propedeutico al capro espiatorio».
Lo spavaldo a rischio
«Malgrado la spavalda immunità ostentata da Hegseth, le prove di una sorveglianza parlamentare finora non pervenuta, potrebbero indicare un cambio di passo a Washington nei confronti ministro ed ex conduttore televisivo della Fox». Mercoledì un rapporto dell’ispettore generale ha determinato che Hegseth avrebbe messo a repentaglio la vita di truppe americane quando a marzo ha utilizzato Signal per discutere le incursioni aeree sullo Yemen col suo stato maggiore. Lo stesso giorno il New York Times ha annunciato una causa contro il Pentagono per violazione della libertà di stampa. L’azione deriva dall’espulsione dei corrispondenti che si erano rifiutati di sottostare ad un nuovo obbligo di autorizzazione preventiva per la pubblicazione di articoli e servizi.
Giornalismo solo agli ordini
Al rifiuto avevano aderito quasi al completo i giornalisti incaricati della copertura del ministero della difesa per le principali testate, a cui sono di conseguenza stati ritirati gli accrediti. Al loro posto questa settimana è stato insediato un corpo stampa alternativo, composto di commentatori ed influencer Maga e di estrema destra specificamente scelti dall’amministrazione. Fra questi corrispondenti di siti complottisti come War Room (Steve Bannon) e Info Wars (Alex Jones), la provocatrice vicina al presidente, Laura Loomer e l’ex parlamentare Maga, Matt Gaetz. Una “stampa” ad immagine e somiglianza selezionata per confermare le narrazioni del regime.
Affari di famiglia senza vergogna
Sempre di questa settiman l’annuncio di un appalto da 620 milioni di dollari alla Vulcan Elements, società produttrice di calamite con applicazioni militari di cui è comproprietario Donald Trump Jr. «Il primogenito del presidentissimo è anche azionista di Unusual Machines, vincitrice anch’essa di un recente appalto per la fornitura di motori per droni, sempre dal Pentagono».
5 dicembre 2025


07 Dic 2025
Posted by Iskra

