Gianni Barbacetto
Sì, è necessario trovare una soluzione per le “famiglie sospese”. È necessario trovarla in fretta. Sarebbe bene che per trovarla si unissero le istituzioni, la politica e la società civile, la sinistra e la destra. A Milano ci sono migliaia di famiglie che aspettano casa, che aspettano di veder riconosciuto il loro diritto all’abitare.
Sono 76.373 le famiglie che hanno fatto domanda di una casa popolare negli ultimi cinque bandi. Solo 2.567 sono state le assegnazioni: dunque 74 mila famiglie sono ancora “sospese”. Senza voce, senza volto, senza proteste davanti a Palazzo Marino, senza giornali che ogni giorno raccontino le loro peripezie, le loro sofferenze, senza che il sindaco riceva i loro rappresentanti e prometta “tavoli” con la Prefettura.
Lo scandalo è ancor più grave perché a Milano ci sono molti alloggi popolari che restano vuoti e non assegnati: sono ben 17.675 gli appartamenti sfitti, 6.091 del Comune e 11.584 della Regione. E crescono di anno in anno (nel 2024 erano 1.252 più del 2023, segno che il problema non è affatto in via di risoluzione, ma anzi si va aggravando).
Questi sono i dati ufficiali raccolti dal Sicet, il sindacato degli inquilini, che sospetta che siano anche peggiori. Eppure nessun giornalista è disposto a raccontare le storie delle vere “famiglie sospese”, a pubblicare ogni giorno cronache e foto. Nessuno va a intervistare Veronica e Mattia del Sicet che ogni santo giorno sono a contatto con le migliaia di persone senza casa, uomini, donne, bambini. Le vere “famiglie sospese” restano invisibili.
A Milano ci sono anche altre centinaia di “famiglie sospese”: quelle che si sono viste spuntare un grattacielo nel cortile di casa, davanti alla loro finestra, e sono state private di luce, aria, vista. Migliaia poi sono state private dei servizi urbani che la legge prevede di far pagare ai costruttori quando portano in una zona centinaia di nuovi abitanti: il Comune ha fatto loro sconti per 2 miliardi di euro che sono stati così sottratti ai milanesi. Restano “sospese” in attesa che qualcuno riconosca i loro diritti violati.
No, tutta l’attenzione del sindaco e dei giornali è per altre “famiglie sospese”. Quelle che hanno pagato un anticipo per acquistare appartamenti in palazzi oggi bloccati dalle indagini della Procura. Quante sono davvero? Per le Park Towers di via Crescenzago e per lo studentato Scalo House di via Valtellina, già parzialmente abitati quando sono scattate le inchieste, i giudici hanno già deciso di non sequestrare gli edifici proprio per non danneggiare i “terzi incolpevoli”, che infatti vivono felicemente nelle torri sul parco e nello studentato.
I palazzi sequestrati dal giudice sono tre. Come facciano a essere molte migliaia le “famiglie sospese” lo sa solo qualche esperto di calcoli fantasiosi. Ancor meglio lo sa la lobby dei costruttori che ha deciso di moltiplicare creativamente gli investitori rimasti incastrati nelle loro operazioni immobiliari e di usarli come “scudi umani” per “sbloccare i cantieri”.
A chiamarli proprio così, “scudi umani”, è una recentissima sentenza della Cassazione che critica “la creazione di un artificioso contrasto tra beni non in contrapposizione, tra l’interesse collettivo al ripristino della legalità urbanistica violata e l’interesse alla abitazione”. I supremi giudici ribadiscono che “gli interessi dei terzi acquirenti non possono in alcun modo trovare tutela attraverso l’abdicazione, da parte dell’autorità giudiziaria, del suo potere-dovere di sequestro”, funzionale all’obbligo di legge “d’impedire la protrazione dei reati”.
Comunque la proposta più creativa – tanto creativa da sembrare lisergica – è quella del sindaco Giuseppe Sala, che per “sbloccare i cantieri” vorrebbe un “tavolo” con la Prefettura, il comitato “famiglie sospese”, i costruttori e perfino la Procura: una impossibile “Yalta giudiziaria” (copyright Luigi Ferrarella), o forse un accordo da bar di Guerre Stellari tra accusati e accusatori per varare una Salva-Milano/2. Il Sistema Milano diventa fantascienza.
8 agosto 2025


10 Ago 2025
Posted by Iskra
