Si riporta sotto (con estremo piacere e condivisione) un post, messo su FB, che analizza nel dettaglio quella che è stata la vera storia politica della radicale Emma Bonino. Una succinta descrizione storiografica che ne smentisce le doti accomunabili a quel popolo sfruttato e discriminato dal potere… anzi, ne sottolinea la complicità con quest’ultimo.
Storia che risale da lontano e che si era accennato anche su questo sito in Dens dŏlens 360 – I Radicali liberi fanno male… dove ne emergeva tutto il piano destabilizzante nei valori costituzionali sin da quando il bacino ideologico pannelliano fece entrare frotte di masso-reazionari, e riportato nel libro la “Rosa rubata” [1][2] uscito nei mesi successivi il XIX Congresso del Partito radicale tenutosi a Bologna tra il 29 ottobre e il 1 novembre 1977.
Si ringrazia l’autore del post per aver riportato passi importanti della vita di un avversario di classe (come si dovrebbe dire) che nulla ha a che fare con lo storytelling odierno del mainstream. Ai posteri si riporta quanto è accaduto e non quanto è favoleggiato dai media di oggi. iskrae
Cristoforo Tramontana
L’AMNESIA DELLA SINISTRA: LA VERA STORIA DI EMMA BONINO, TRA ULTRALIBERISMO E TRASFORMISMO.
Ho preso spunto da un articolo che mi ha stuzzicato, non essendo mai stato un estimatore di Emma Bonino anzi, a tratti l’ho considerata politicamente simulatrice, ho pensato di ricordare il suo viissuto come realmente si è sviluppato, tra cinismo, demerito, presunzione e amicizie politiche.
Il feticismo con cui certa sinistra celebra Emma Bonino è il sintomo terminale di un’amnesia storica a dir poco imbarazzante.
Faccio riferimento a un feticcio mediatico costruito a tavolino, un personaggio privo di reali meriti politici, la cui presunta grandezza svanisce non appena si scava sotto la vernice della propaganda progressista.
La verità che si preferisce nascondere è che Emma Bonino è sempre stata un’estremista del mercato, un’ultraliberista della peggior specie. Una spregiudicatezza ideologica che si riflette nella storia delle alleanze e dei posizionamenti elettorali della galassia radicale, un vero e proprio monumento al trasformismo opportunista. Nel 1994, pur di portare a compimento il dogma delle privatizzazioni selvagge, la Bonino e Marco Pannella non esitarono a svendersi e a correre sotto le insegne della destra berlusconiana e, con la neonata Lista Marco Pannella, strinsero un patto organico con il Polo delle Libertà al Nord, alleandosi senza pudore con la Lega Nord di Umberto Bossi e sdoganando politicamente i postfascisti di Alleanza Nazionale al Sud. Il loro obiettivo, premiato con la nomina della Bonino a Commissaria Europea proprio grazie al primo governo Berlusconi, era lucido e spietato: demolire i pilastri dello Stato sociale, a partire dalla sanità e dalla scuola pubblica in favore di gruppi o imprenditori privati..
Questo opportunismo geometrico è andato avanti per decenni, oscillando da destra a sinistra a seconda delle convenienze.
Dopo aver flirtato con il berlusconismo anche nel 1996, e dopo la parentesi solitaria della Lista Emma Bonino nel 2001, i Radicali hanno compiuto l’ennesimo salto della quaglia: nel 2006 sono saltati sul carro del centrosinistra di Romano Prodi, camuffandosi sotto il cartello elettorale della Rosa nel Pugno insieme ai Socialisti Democratici Italiani (SDI).
Da lì in poi, la mutazione si è stabilizzata nell’alveo del centrosinistra più tecnocratico e subalterno ai mercati prima, approntando l’apparentamento diretto con il Partito Democratico di Walter Veltroni nel 2008 (tattica che garantì alla Bonino un seggio al Senato e la vicepresidenza), poi la partecipazione al governo di larghe intese guidato da Enrico Letta nel 2013, in cui la Bonino ricoprì il ruolo di Ministra degli Esteri, fino alla creazione della creatura centrista e iper-europeista “+Europa”, stampella fedele del PD e delle agende draghiane più antipopolari.
I Radicali si sono persino spinti, in un delirio di provocazione liberale, a partecipare ufficialmente con il proprio simbolo alle grottesche elezioni del sedicente “Parlamento della Padania” organizzate dalla Lega di Bossi. La favola secondo cui la Bonino avrebbe “conquistato il divorzio nel 1974” resta una menzogna storica grottesca, alimentata da intellettuali d’ordinanza e digerita da un’opinione pubblica pigra e menefreghista.
Qualcuno spieghi a qualche storico dell’ultima ora che, nel nostro ordinamento il referendum è solo abrogativo. Il divorzio divenne legge nel 1970 grazie al voto compatto di PCI, PSI e dei partiti laici, in una legislatura in cui il Partito Radicale non aveva eletto nemmeno un deputato.
E il referendum del 1974 – voluto dalla destra fascista e fanfaniana per cancellare quella conquista, fu vinto solo grazie alla mobilitazione di massa del voto comunista e socialista, che elettoralmente pesava venti volte più della microscopica galassia radicale.
Ancora più spudorata è la mistificazione sulla legge 194 per l’aborto, legge che i Radicali non solo non ne furono gli artefici ma, in Parlamento votarono persino contro adducendo la scusa puritana che la legge non fosse abbastanza “radicale”, la Bonino e i suoi sodali tentarono cinicamente di boicottare il faticoso compromesso trasversale costruito dalla sinistra e dalle forze laiche. La narrazione della Bonino “eroina dell’aborto” è una leggenda metropolitana, la vera sensibilizzazione fu un’opera collettiva della sinistra e dei movimenti femministi dal basso. Sul piano politico, i Radicali si distinsero solo per un feticismo del gesto eclatante che ottenne l’unico risultato di irrigidire la reazione conservatrice e clericale, allontanando le soluzioni reali. Del resto, il peccato originale del radicalismo è l’aver inoculato nel Paese il virus dell’antiparlamentarismo e il disprezzo per i partiti di massa. Non hanno modernizzato la democrazia; l’hanno svuotata, sostituendo la mediazione sociale con lo spettacolo mediatico e la sovranità popolare con la fredda governance tecnocratica.
L’eredità di Emma Bonino e della sua cricca anarco-capitalista è scritta nei fatti, basti ricordare il loro osceno tentativo, nel 2000, di abrogare l’articolo 18 dello Statuto dei lavoratori per compiacere ai propri finanziatori e regalare alle imprese la libertà di licenziamento. In politica estera, il curriculum è persino più sanguinario: un atlantismo cieco e guerrafondaio che ha visto la Bonino approvare entusiasticamente ogni bombardamento della NATO e degli Stati Uniti. A questo si aggiunge la complicità totale con lo Stato di Israele, traducendosi nel silenzio e nel sostegno all’occupazione illegale, all’apartheid in Cisgiordania e ai massacri a Gaza, coperti da una martellante propaganda sionista. È l’architetto di questa Unione Europea, un fallimento colossale e tecnocratico modellato esclusivamente sugli interessi del grande capitale e dell’industria bellica.
I funerali di Stato per una figura del genere sono un insulto alla memoria e una vergogna nazionale. Ma in un Paese ridotto a colonia intellettuale, privo di coscienza storica, la macchina mediatica è riuscita nel miracolo di spacciare una demolitrice dei diritti sociali come una paladina dei diritti civili. Questa truffa culturale è servita a un unico scopo: sterilizzare la sinistra, convincendola a dimenticare il lavoro, il salario e la casa, per ridurla a un club di azionisti del mercato globale.
Emma Bonino rimane il volto più feroce di questa mutazione genetica.


12 Set 2026
Posted by Iskra
