Giuseppe Cirillo
Una frase del magistrato ha scatenato le accuse del centrodestra, eclissando quelle pronunciate da Giusi Bartolozzi
Tutto parte da una telefonata tra il procuratore di Napoli, Nicola Gratteri, e una giornalista del quotidiano Il Foglio. Il giornale aveva contestato al magistrato una presunta gaffe televisiva avvenuta nel programma di Massimo Gramellini, in onda su La7. Durante la trasmissione, Gratteri aveva commentato un meme circolato sui social sostenendo che il cantante neomelodico Sal Da Vinci avrebbe votato “No” al referendum sulla riforma della giustizia promossa dal ministro Carlo Nordio. Il cantante, però, aveva smentito quella ricostruzione.
Quando la giornalista del Foglio lo incalza sulla vicenda, Gratteri reagisce con un tono brusco, tipico del suo stile diretto. “Se dovete speculare e diffamare persino su Sal Da Vinci, fate pure. Non è un problema. Tanto, dopo il referendum, con voi del Foglio faremo i conti”, avrebbe detto il procuratore. Alla richiesta di chiarimenti ne ha aggiunto uno, che evidentemente non è bastato: “Nel senso che tireremo una rete”, ha commentato il procuratore capo di Napoli, lasciando intendere la possibilità di valutare azioni legali a tutela della propria immagine, proprio come si tira una rete per proteggersi.
Tuttavia, le parole di Gratteri sono diventate subito un caso politico. Diversi esponenti del centrodestra interpretano l’espressione come una minaccia nei confronti dei giornalisti. Il vicepremier e ministro degli Esteri Antonio Tajani parla di “gravi minacce” e denuncia un attacco alla libertà di stampa. “È inaccettabile che un magistrato cerchi di censurare l’informazione e rivolga intimidazioni a giornalisti colpevoli soltanto di fare il proprio lavoro”, ha affermato Tajani, evocando il rischio che un procuratore possa usare il proprio potere per colpire la stampa.
Il deputato, garantista, di Forza Italia Enrico Costa, è arrivato a chiedere un’informativa urgente in Parlamento. Interviene – forse senza provocare lo stupore di Gratteri – anche il leader di Azione Carlo Calenda, che attacca il procuratore sostenendo che “un magistrato che minaccia un giornale è da sospensione immediata”.
La polemica coinvolge anche il sindacato dei giornalisti. La segretaria della Federazione Nazionale della Stampa Italiana, Alessandra Costante, ha definito le parole di Gratteri “una grave minaccia”.
“Prendo atto dell’ennesima polemica. Però io so bene cosa significa essere bersaglio di minacce. Il nostro ordinamento – ha spiegato Nicola Gratteri ai microfoni dell’ANSA – prevede 90 giorni di tempo per presentare una querela penale e cinque anni per l’azione civile. Appena avrò un po’ di tempo valuterò se agire nei confronti di quei giornali che ritengo abbiano leso la mia immagine, con querela o con citazione civile”. E ancora: “Se l’espressione da me utilizzata in una forma concisa non andava bene mi dispiace. Questo è il mio pensiero – ha precisato – e gradirei non essere strumentalizzato ancora una volta. Perché io, tutti i giorni, da mesi, vengo minacciato di denunce e procedimenti disciplinari. Posso ipotizzare di farmi risarcire? O secondo una parte politica – conclude il magistrato – le regole valgono per tutti e non per me?”.
Va anche detto che in molti hanno notato come la vicenda abbia assunto un significato politico più ampio. Nel giro di poche ore, mentre esplode il “caso Gratteri”, scompare quasi completamente dal dibattito un’altra polemica: quella sul “caso Giusi Bartolozzi”, capo di gabinetto del ministro Nordio, che aveva definito i magistrati un “plotone d’esecuzione”, suscitando critiche da diverse parti, tranne che da quelle che hanno prontamente attaccato il procuratore capo di Napoli. Nel giro di una mattinata, infatti, l’attenzione pubblica si è spostata con una velocità quantomeno significativa. Il caso Bartolozzi è quasi svanito dai radar, mentre al centro del dibattito è rimasto lo scontro tra il procuratore di Napoli e il quotidiano Il Foglio.


13 Mar 2026
Posted by Iskra
