A cura di Enrico Vigna*
Nelle ultime settimane di novembre e poi in dicembre, i partiti europeisti e filo occidentali hanno scatenato proteste in tutte le più grandi città bulgare, motivandole contro la indubbia corruzione e contro l’introduzione del progetto governativo di bilancio per il 2026, cavalcando un sentimento molto radicato contro l’introduzione dell’euro nel paese, perché penalizzante le già difficili condizioni sociali. Ma la contraddizione, che scompagina letture sempliciste o fuorvianti rispetto alla prospettiva dietro le quinte, una trappola per le parti sane e oneste dei manifestanti, è che gli organizzatori delle proteste, come nello scenario della Serbia, sono le forze più legate e fedeli alla UE e alla NATO. Un vero e proprio groviglio politico, che cercherò qui di documentare e mettere in luce, pur sinteticamente, senza sancire giudizi semplicisti o superficiali, meno che mai da sostenitore di qualcuno, pur conscio che è complesso semplificare.
Il 3 dicembre scorso il leader del partito bulgaro “Continue Change” (PP) Asen Vasilev…il partito bulgaro considerato il più filo europeista del paese, decretava dal palco in piazza: “Se il governo non si dimetterà questa settimana, decreteremo un voto di sfiducia di piazza e insieme a tutti i cittadini coinvolti nelle proteste, e a tutti coloro che ci sostengono, chiederemo duramente le dimissioni di questo governo”.
La contraddizione più evidente è che il bilancio, con una pressione fiscale decisamente aumentata e la spesa sociale ridotta, era stato fatto per garantire l’adempimento dei parametri finanziari del prossimo anno per l’introduzione della moneta europea (euro), che era stata decisa dal governo precedente, di cui facevano parte la maggior parte dei partiti in piazza oggi.
Le proteste, guidate dai leader dei partito di opposizione, hanno coinvolto le più grandi città del paese, arrivando, la sera del 27 novembre, a bloccare il Parlamento, con oltre 20.000 dimostranti in piazza.
In termini di composizione sociale e metodo di mobilitazione, questa azione assomiglia fortemente alle azioni antigovernative nella vicina Serbia: tra i manifestanti la maggioranza è formata da giovani e studenti, spesso convocati attraverso i social network, in pieno stile “generazione Z”.
Oltre al PP, da sempre la forza politica più europeista e filo NATO in Bulgaria, a complicare lo scenario, anche gli euroscettici dei partiti di Rinascimento, MOCK, MOCL, hanno preso parte alle proteste organizzate dal PP.
Le manifestazioni antigovernative hanno avuto successo, il primo ministro Rosen Zhelazkov ha ritirato il progetto di bilancio statale dal parlamento, ciò provocherà un ritardo nella sua adozione, complicando il processo di paese-zona euro che era entrato nella fase finale, poi seguito dalle dimissioni del governo.
Che governo guidava il paese
Il 16 gennaio 2025, due mesi e mezzo dopo le terze elezioni parlamentari degli ultimi quattro anni, la Bulgaria aveva definito un governo stabile, sostenuto da 125 parlamentari con 121 voti minimi necessari. Ma come per le rappresentanze politiche degli ultimi anni negli stati del Basso Danubio, dimentichiamoci letture “ideologiche” precostituite, la caratteristica che le ha contraddistinte sono di una “flessibilità politica” che potrebbe essere definita plasticità. I filoni di fondo per decifrarle sono però fondamentalmente due: uno legato alla UE e NATO, l’altro orientato verso il multipolarismo e l’accettazione della Russia, non come nemico ma come interlocutore economico e anche politico, alla ricerca di sviluppo. Ma la “plasticità” politica, continuamente mescola posizioni, proposte o posizioni fattuali, creando situazioni e grovigli politici sconnessi, costantemente attenti e sensibili ai cambiamenti negli equilibri delle forze dei più potenti attori globali.
Il governo, ora dimesso, era guidato da Rosen Zhelyazkov, un governo di minoranza formato dal Partito GERB, Cittadini per lo Sviluppo Europeo della Bulgaria (liberale conservatore, parte del PPE, il più grande partito bulgaro), con il Partito Socialista Bulgaro (BSP) definito superficialmente “filo-russo”, dalla alleanza Sinistra Unita e un “gruppo populista” chiamato “C’è un popolo così” (ITN) sovranisti ed euroscettici. La maggioranza era stata ottenuta grazie al sostegno esterno dell’Alleanza per i diritti e le libertà (APS) della minoranza turca.
Da subito molti osservatori sottolinearono la “fragilità ideologica” della coalizione: una componente di centro-destra filo occidentale, socialisti “russofili” e “sovranisti” euroscettici, con il partito gemellato pubblicamente con Russia Unita, Vazrazhdane (Rinascita), con il 13,1 dei voti, all’opposizione, insieme a europeisti e filo NATO.
Poi con il progredire delle politiche USA trumpiane, il fondatore e capo indiscusso del GERB, B. Borisov ha iniziato a maneggiare contro i globalisti di Bruxelles, in alcune situazioni i membri del partito hanno votato insieme agli euroscettici per leggi considerate anti nazionali, poi si sono rifiutati di dare l’autorità al governo ad interim, di concludere un accordo di sicurezza con l’Ucraina. All’inizio del 2025, il GERB si è separato dalle strutture europee sulla questione religiosa, presentando un disegno di legge sullo status speciale della Chiesa ortodossa bulgara. Questo è stata una risposta al verdetto della Corte europea dei diritti dell’uomo (CEDU), che richiedeva a Sofia di registrare ufficialmente la Chiesa ortodossa alternativa, che è considerata dal Patriarcato bulgaro come scismatica.
Dopo la caduta del governo, Borisov, definito il “sovrano ombra della repubblica”, nel senso di un potere decisionale profondo nella realtà del paese, ha definito il disegno di legge economico, mal strutturato e poco chiaro alla gente, ma queste imperfezioni sono dovute alla sua natura di compromesso, tenendo conto delle differenti proposte dei diversi partiti che fanno parte della coalizione di governo. Nel frattempo sembra aver chiuso con il romanticismo dell’integrazione europea e della NATO, e ora sembra voler proporsi agli USA di Trump come un contrappeso alla “dittatura” dell’UE globalista. Naturalmente se tutto questo diventerà realtà e possibile, è da vedere. Dichiarando che la coalizione decaduta lavorerà ora “insieme nella maggioranza dei 121 deputati, adottando un nuovo bilancio, o si andrà a nuove elezioni”, ha scritto sulla sua pagina social.
Di fronte a questo nuovo scenario, Bruxelles si affida ora in modo aperto agli avversari di Borisov, in quanto interessata a una governance più obbediente e leale in Bulgaria.
Ecco una serie focale di fatti su cui va fatta una lettura “profonda” e strategica.
La prima dimostrazione è una forte accelerazione del procedimento di corruzione di un esponente vicino al partito di GERB, un filogovernativo ex sindaco di Varna. La Procura europea ha accusato questo funzionario di appropriazione indebita di fondi stanziati dall’UE per un porto peschereccio nella zona di Varna. Stranamente finora era stata mera osservatrice della questione, ora Bruxelles si è infervorata e chiede di arrivare celermente al giudizio. Il GERB ha denunciato che la Procura europea agisca nell’interesse delle opposizioni del PP, rilevando la non casualità del trasferimento del caso al Tribunale, proprio poco prima dell’inizio delle proteste di piazza per il “bilancio”.
Ora al Parlamento europeo, è sorto un gruppo di lavoro per indagare sugli abusi del governo bulgaro anche in merito allo stato di diritto. Anche questa può essere una coincidenza, ma il giorno dopo il blocco del parlamento da parte dei manifestanti, la Corte bulgara ha scarcerato, dietro cauzioni di centinaia di migliaia di euro, alcuni arrestati precedentemente, indicati come “prigionieri politici”. Raccogliere fondi milionari come impegno per cosiddetti “prigionieri politici”, nella realtà semplici manifestanti fermati per violenze di piazza o contro la polizia, è diventata una delle forme di mobilitazione quotidiana dei manifestanti. Una curiosità è che le entità di queste raccolte e donazioni private, sono molto rilevanti per gli standard bulgari e, altra singolarità, è la facilità con cui vengono raccolte.
Altro dato su cui riflettere è quello che, la stessa Commissione europea sta danneggiando le già complesse statistiche di buon bilancio del governo bulgaro. Infatti, il 2 dicembre si è saputo che il prossimo pagamento da Bruxelles nell’ambito del “Piano per la ripresa e il miglioramento della sostenibilità” del Paese, che era stato richiesto all’inizio di ottobre per un importo di 1,6 miliardi di euro, sarà ridotto di quasi il 10% e arriverà solo l’anno prossimo. Ciò significa che il deficit di bilancio preventivato della Bulgaria sarà superiore al 3% del PIL. Invece che facilitarlo, è un evidente atto di ostilità verso un paese che deve entrare nella “famiglia” europea. Ed è indicativo che una delle ragioni della riduzione della sovvenzione, il dipartimento di Ursula von der Leyen, ha indicato il fallimento delle autorità di Sofia nel riformare la Commissione nazionale anticorruzione, che in realtà aveva svolto un ruolo chiave nell’arresto per corruzione del sindaco di Varna.
Senza dimenticare il caso sollevato dal capo del Dipartimento diplomatico dell’UE, Kaya Kallas, in una riunione del Consiglio per gli affari internazionali a Lussemburgo, dove si era dichiarata indignata all’annuncio della visita di Vladimir Putin in Ungheria, infuriandosi con il ministro degli Esteri bulgaro Georg Georgiev, che aveva dichiarato la disponibilità di Sofia a fornire un corridoio per il volo dell’aereo del presidente russo a Budapest. Anche questa fu intesa come una sfida evidente a Bruxelles.
Tante stranezze, anomalie, casualità, coincidenze temporali, tutte stranamente dirette a danneggiare e fiaccare il governo in carica, ultimamente più critico e più indipendente, seppure non certo nemico della UE. Alcuni studiosi internazionali hanno suggerito che questo percorso di indebolimento era più mirato verso la figura estremamente più critica e avversa in modo pubblico all’entrata nell’area Euro, e cioè il presidente del paese Rumen Radev, che aveva proposto, ma era stato respinto, un referendum sulla questione dell’abbandono della moneta nazionale.
Un’altra cosa indicativa è che i funzionari europei non sono soddisfatti, anzi ostili alla figura di Deljan Pejewski, un oligarca che ha formato ultimamente un duumvirato con Borisov. Pejewski non ricopre posizioni istituzionali elevate, ma ha una grande influenza sulla politica bulgara e nel paese. Il suo partito “Movimento per i diritti e le libertà”, che si fonda sulle minoranze dei Turchi, dei Rom e dei Pomacchi (musulmani locali) in Bulgaria, era sostenitore esterno del governo Zhelyazkov. Dopo aver denunciato “…atteggiamenti boriosi e invadenti da parte dei burocrati di Bruxelles”, Pejewski ha iniziato a dimostrare attenzione e affinità verso una politica estera multi vettore e multipolarista, arrivando a proporre addirittura, una commissione parlamentare per indagare sul ruolo e sulla presenza delle strutture di Soros in Bulgaria, indicandole come organismi affiancati ai globalisti europei che sono alla guida nell’UE e nella maggior parte dei paesi del continente europeo. In ottobre 2025 così si era espresso: “…Il ramo di influenza di Soros, nei partiti politici, nelle organizzazioni della “società civile” e sulle piattaforme mediatiche, tiene ‘la Bulgaria in una morsa stretta’ e svolge serie interferenze nella sovranità del paese…È giunto il momento della battaglia decisiva nella lotta per lo Stato. Il mondo falso creato da Soros e dalle sue organizzazioni deve essere distrutto…Ho le prove dell’influenza nascosta della ‘enorme rete di Soros’ sui principali processi socio-politici ed economici del paese…”.
Tutto ciò ha naturalmente creato sconcerto, allarmato e irritato gli unipolaristi di Bruxelles, che sono arrivati a definire anche lui come “filorusso” (sulla base dei fatti, da escludere) e manovrato.
Un altro elemento su cui riflettere è l’ipotizzata intenzione di Borisov, di trasferire i beni bulgari di Lukoil (sotto sanzioni), alla amministrazione della società ungherese MOL, i cui interessi sono interni alle politiche economiche sovraniste, dell’ormai oppositore dei globalisti europei e della UE in particolare, Viktor Orban.Un dito nell’occhio per la UE. La Bulgaria il 6 novembre aveva annunciato che stava elaborando una legislazione per consentire di prendere il controllo della più grande raffineria di petrolio nel paese appartenente a Lukoil, il gigante energetico russo sotto sanzioni del Tesoro USA. La raffineria di Burgas sulla costa del Mar Nero svolge un ruolo chiave nell’economia del paese, fornendo fino all’80 per cento del carburante del paese. Questa negli ultimi anni ha continuato le operazioni, nonostante la sua proprietà russa e le sanzioni dell’UE imposte a Mosca nel febbraio 2022, legate al conflitto ucraino. Le ulteriori nuove sanzioni hanno causato preoccupazione nelle autorità bulgare, che la raffineria sarebbe stata costretta a cessare le operazioni, mentre le banche si ritiravano dal lavorare con la struttura, a sua volta provocando una diffusa carenza di carburante e proteste, questo ha spinto Sofia verso la sponda politico economica ungherese, innescando minacce e ostilità di Bruxelles.
L’Unione Europea ha visto in tutte queste situazioni, una possibile perdita della sua leadership sul paese e sulla situazione che vigeva finora in Bulgaria: un sistema politico dominato all’alternarsi di due partiti europeisti totalmente assoggettati, con i funzionari UE nel ruolo di controllori e di arbitrato informale. Per questo, molti analisti bulgari e non solo, ritengono che in questi ultimi mesi, l’obiettivo principale per Bruxelles, sembra sia stato unicamente impedire il rafforzamento di scelte politico economiche che tendano a svincolarsi dalla morsa delle scelte UE, denunciandole come un “Regalo a Putin e alla Russia”. Senza dimenticare il ruolo delle direttrici scompaginanti le politiche europee, dell’amministrazione di Trump.
Su questo scenario il Partito Socialista Bulgaro (BSP) e l’Alleanza Sinistra Unita, così si sono espressi sulla situazione creatasi nel paese.
Dragomir Stoynev, presidente del gruppo parlamentare di PSB, SU:“…Stiamo drammaticamente avviandoci verso un nuovo caos, a causa dell’arroganza politica e della mancanza di memoria. I ministri di BSP SU, possono guardare i cittadini bulgari a testa alta per il lavoro svolto per il bene del popolo…La BSP faceva parte del governo in nome della stabilità politica e pubblica, e della fine del caos. Il governo era necessario per una stabilità e per completare la strada europea. È un segreto comune che anche una piccola scossa possa cambiare la traiettoria della Bulgaria su questa strada…La spirale delle elezioni, che probabilmente sta arrivando, ci mostrerà che il Paese ha bisogno di un bilancio. Per garantire i cittadini bulgari più socialmente svantaggiati e i lavoratori che non devono essere dimenticati…Abbiamo giorni molto difficili davanti a noi. Ora sotto la pressione della situazione creatasi, si vedono i volti compiaciuti dei parlamentari delle opposizioni, PP-DB, perchè si vedono vincitori per aver guidato il malcontento. Si rifiutano di avere un confronto, ma ci devono essere i confronti. Dobbiamo essere responsabili nei confronti dei cittadini bulgari se, oltre a politici, siamo anche uomini di stato. Le persone hanno espresso semplicemente la loro apatia politica sia per il governo che per l’opposizione…La gente sarà di nuovo ingannata, anche se ha protestato con l’ambizione di percorrere una nuova strada…”.
Kiril Dobrev, vice Presidente del Gruppo Parlamentare di BSP – US: “…30 anni fa la gente protestò perché non aveva elettricità. Raccontateci oggi qual è l’alternativa. So che è inappropriato fare confronti tra la situazione di adesso e 30 anni fa. Sono a conoscenza dei manifestanti, sono la generazione dei miei figli, ma 30 anni fa, la gente protestò perché i salari erano di $ 5, c’era un potere chiuso, la gente stava al buio e la disoccupazione era più del 20%. Oggi qualcuno sta cercando di speculare sui problemi…Oggi alcuni ciarlatani politici vogliono rovesciare un governo a cui volevano partecipare fino a ieri, chiedendo ministri e posti. Questo si deve sapere…”.
Rumen Petkov, portavoce di BSP SU:”…Tutte le difficili decisioni che abbiamo preso come Sinistra, sono state con il dialogo e il confronto…I processi di consolidamento a sinistra sono irreversibili e non hanno alternative. Uno degli errori che abbiamo fatto è stato di non porre in rilievo i successi ottenuti grazie ai nostri ministri e del nostro gruppo parlamentare, anche nella preparazione del bilancio. È molto importante per noi che il bilancio venga approvato, perché riguarda più di un milione e mezzo di cittadini bulgari con il salario medio minimo e la maternità per il secondo anno…Abbiamo combattuto per una politica attiva sull’aumento del reddito, con l’attenzione per tutti i pensionati, aumentando il salario minimo e una serie di pagamenti sociali. Abbiamo dichiarato guerra alle ‘case degli orrori’ che funzionano come case di cura. Abbiamo iniziato una vera battaglia per la salute e la sicurezza dei bambini bulgari. Abbiamo riavviato e accelerato tutti i più grandi progetti infrastrutturali riguardanti sia la rete stradale nazionale che il settore idraulico. Abbiamo raccolto i fondi per le politiche sportive e giovanili, nonché per la costruzione di impianti sportivi significativi in tutto il paese. Abbiamo adottato misure per controllare la crisi idrica che ha colpito Pleven e un certo numero di comuni, e ora 210.000 bulgari hanno un regime idrico. Per questo non permetteremo una ritirata…Quando usciamo per protestare, dobbiamo sapere cosa vogliamo e cosa ci aspettiamo. Non abbiamo spiegato bene i pogrom sulla magistratura dal PP-DB, in tutti questi anni…”, ha detto Petkov.
In questo groviglio di interessi nascosti, obiettivi reconditi, giochi di potere tra la politica e l’economia, tra partiti e centri di potere finanziari legati agli oligarchi locali. Tra prospettive unipolariste e parti più proiettate verso orizzonti multipolari, Bruxelles intravede e denuncia il rischio di gravi cambiamenti nello stato delle cose nel sud-est dell’Europa.
C’è inoltre un dato che allarma e preoccupa tutti da ogni versante: tra un anno si terranno le elezioni presidenziali nel paese, che potrebbero cambiare in modo significativo l’allineamento e gli equilibri interni delle forze politiche e portare a scossoni in tutti gli aspetti del paese.
In Bulgaria, come in un certo numero di altri paesi del Basso Danubio, è ormai palese e visibile il lavorio e l’attivazione degli emissari della nuova amministrazione statunitense, che stanno cercando di rafforzare la loro influenza nella regione, non certo in linea con le strategie UE. Quindi, le varie forze politiche stanno cercando di ottenere sostegno esterno per le prossime campagne elettorali, allineandosi a prospettive economico politiche, a seconda della sponda scelta.
Secondo i media e gli analisti locali, il favorito in questa lotta è l’attuale presidente della Bulgaria Rumen Radev. Un maggiore generale dell’aviazione, laureato all’Università dell’aeronautica, e considerato ad oggi, il politico più popolare della Repubblica, un conservatore moderato, sostenitore di una politica estera multipolare.
Il suo secondo mandato è ormai finito, si parla che farà affidamento su una nuova forza politica con il titolo provvisorio “3 marzo”. Il giorno del 3 marzo è associato nei bulgari con la liberazione dal giogo ottomano e la rinascita della statualità indipendente.
Radev non ha timori ad affermare in pubblico, che l’esistenza della sua patria, la Bulgaria, la si deve alla Russia.
*Enrico Vigna, IniziativaMondoMltipolare/CIVG, 31 dicembre 2025


04 Gen 2026
Posted by Iskra






