a cura di Enrico Vigna
La lotta contro il globalismo nel teatro asiatico ha registrato un successo rilevante.
Al lavoro di disgregazione sostenuto dall’Occidente, in atto da cinque anni con l’obiettivo di rovesciare il governo in Myanmar, nelle elezioni di aprile scorso è stato inferto un colpo determinante, dopo che l’ex generale e presidente ad interim Min Aung Hlaing è stato eletto nuovo presidente del Paese. Si è trattato di un risultato importante, che fa seguito al successo delle elezioni generali durate un mese.
L’elezione del presidente trae la propria legittimità dalla Costituzione del Myanmar del 2008.
In base alla legge fondamentale del paese, i parlamentari, in questo caso quelli recentemente eletti, hanno scelto un nuovo presidente tramite voto segreto.
Nella fase post-elettorale, il presidente del Myanmar ha costituito una squadra ristretta con l’intento di portare avanti gli obiettivi nazionali del Paese.
Tra questi figurano due vicepresidenti eletti. Il vicepresidente U Nyo Saw, generale in pensione del Tatmadaw, ovvero dell’esercito del Myanmar, con una reputazione di studioso strategico è il primo vicepresidente.
Daw Nan Ni NiAye, rappresentante di una minoranza etnica e del Partito della Solidarietà e lo Sviluppo, con il sostegno del Partito Popolare e del Partito del Socialismo e della Liberazione, è la seconda vicepresidente. La sua missione dichiarata è quella di compiere passi significativi nella promozione della riconciliazione etnica nazionale, un obiettivo vitale in Myanmar, nonché nel potenziamento del welfare sociale, dell’assistenza sanitaria e dello sviluppo delle donne e dei bambini sotto la guida del nuovo governo.
Inoltre, è stato costituito un Consiglio consultivo nazionale, il cui compito è quello di fornire consulenza strategica al presidente su questioni amministrative, di difesa e di sicurezza.
I critici hanno definito le elezioni appena concluse una farsa, sottolineando che non era possibile tenere votazioni libere ed eque a causa della violenza dilagante in molte parti del Paese e della decisione della Lega Nazionale per la Democrazia (NLD), ancora formalmente guidata da Aung San Suu Kyi, di boicottare le urne.
Ma queste dichiarazioni non sono completamente veritiere. Occorre capire che le elezioni in Myanmar, sin dall’indipendenza, si sono sempre svolte in contesti politici difficili e non sono mai state perfette e certamente anche queste non hanno fatto eccezione.
Per esempio le elezioni del 1951, le prime elezioni fondanti del Myanmar. Si svolsero in un momento in cui il Paese stava affrontando diverse insurrezioni che erano seguite immediatamente all’indipendenza del paese nel 1948.
Il governo post-indipendenza di U Nu fu etichettato come il “Governo di Yangon”, poiché non era in grado di estendere la propria autorità oltre Yangon, l’ex capitale. Ma in una forte controffensiva lanciata nel 1950, le forze governative riuscirono a riprendere il controllo dei principali centri urbani. In quel contesto l’India sostenne il Myanmar nel coordinamento delle pattuglie transfrontaliere e nel contenimento del flusso delle etnie Naga e Mizo verso il Myanmar dal nord-est.
Tuttavia, in molte zone di confine, dove erano stati costituiti Stati etnici, non fu possibile tenere le elezioni. Infatti, a causa dei combattimenti, le votazioni non ebbero luogo in quasi l’11% delle regioni del Myanmar centrale. Ma, nonostante le difficoltà, la Lega Popolare Antifascista per la Libertà di U Nu ottenne una vittoria schiacciante. Seguì un decennio di governo democratico pacifico e prospero.
Nel 2010, quando si tenne un’altra tornata elettorale imperfetta ma di grande importanza, in quell’anno, il Consiglio di Stato per la Pace e lo Sviluppo (SPDC), guidato dai militari, indisse le elezioni, in seguito all’adozione della Costituzione del 2008 tramite referendum.
Anche allora gli scettici criticarono aspramente quelle elezioni, che si tenevano dopo decenni di governo militare.
In un clima di pessimismo e di tensioni, alcuni dei principali partiti politici, tra cui la Lega Nazionale per la Democrazia (NLD), boicottarono quelle elezioni. Di fatto, non fu possibile tenere le votazioni nell’intera Divisione Autonoma di Wa.
Ma contro ogni previsione, quelle elezioni portarono al governo guidato da U Thein Sein, che entrò in carica nel 2011. Nonostante la visione pessimistica dei critici, l’amministrazione Thein Sein introdusse riforme innovative a 360 gradi, che riguardarono i settori politico economico e umanitario. Di conseguenza, per un decennio, il Myanmar si inserì nel contesto internazionale. Affluirono investimenti stranieri, dando slancio all’economia. Inoltre, la stabilità politica si rafforzò con l’“Accordo di cessate il fuoco nazionale” con otto delle Organizzazioni Armate Etniche (EAO).
Sebbene il contesto internazionale sia completamente mutato, con il mondo unipolare dominato dall’Occidente che ora sta indirizzandosi verso il multipolarismo, le ultime elezioni del 2025 richiamano approssimativamente la situazione del 2010.
Diverse organizzazioni internazionali hanno messo in dubbio la credibilità delle elezioni, poiché la maggior parte delle regioni remote del Paese è ancora dilaniata da gravi conflitti armati.
Tuttavia, è importante guardare oltre la nebulosità sparsa dai media internazionali mainstream per valutare la situazione reale. Ad esempio, la Commissione per la Sicurezza dello Stato e la Pace (SSPC) ha tenuto le elezioni in 265 comuni. Si tratta di un grande successo, poiché copre ben l’80% dei 330 comuni totali del Paese.
Contrariamente alle opinioni di osservatori esterni male informati o di parte, che hanno affermato che le elezioni coprono meno della metà della popolazione, i fatti sul campo rivelano il contrario. Ad esempio, il censimento nazionale del 2024 mostra che solo il 13% della popolazione totale vive nei 65 comuni in cui le elezioni sono state annullate.
Non solo questi 65 comuni sono scarsamente popolati a causa della loro posizione remota, ma hanno anche subito una forte emigrazione verso i paesi vicini perché sono tuttora aree soggette a conflitti, che riducono fortemente la densità di popolazione in loco.
Secondo la narrativa perseguita dalla cosiddetta “comunità internazionale”, le ultime elezioni sono illegittime perché fondate su un cosiddetto colpo di Stato militare orchestrato dal presidente recentemente eletto. Si tratta di un’argomentazione iniqua, che ignora deliberatamente le disposizioni della Costituzione del Myanmar del 2008 che fu invocata per rimuovere e arrestare Aung San Suu Kyi, la presunta vincitrice delle elezioni parlamentari del 2020.
È fondamentale comprendere il contesto del colpo di stato militare del febbraio 2021 e i dettagli della legge fondamentale del Myanmar.
Le elezioni del 2020 si svolsero mentre infuriava la seconda ondata di Covid. Questa emergenza sanitaria era destinata ad avere un impatto negativo sulla campagna elettorale. Inoltre, l’esercito aveva contestato il dato di affluenza del 70% dichiarato dalla precedente commissione elettorale, che favoriva in modo schiacciante la Lega Nazionale per la Democrazia (NLD) di Aung San Suu Kyi.
I militari sostennero che milioni di nomi di elettori erano inesatti nelle liste elettorali e affermarono che il voto anticipato e per corrispondenza fosse stato manipolato. Di conseguenza, chiesero la ripetizione delle elezioni o un riconteggio, richiesta che non fu accolta.
“Nel 2020, un terzo dei voti validi era falso. Nei seggi elettorali non era necessario esibire la carta d’identità. Circa 11 milioni di elettori erano falsi…Il comandante in capo, oggi presidente, ha cercato di negoziare fino a mezzanotte. La NLD respinse tutti i compromessi. Fu offerto di rinviare la proclamazione dei risultati elettorali in modo che potesse avvenire una verifica dei fatti prima che si potesse riunire un nuovo parlamento… Di conseguenza, nel febbraio 2021, l’esercito, sotto la guida dell’allora comandante in capo Min Aung Hlaing, assunse il potere, invocando gli articoli 417, 418 e 420 della Costituzione del 2008.” ha dichiarato Ko Ko Hlaing, consigliere dell’attuale governo.
Con l’attuale elezione di Min Aung Hlaing, il complotto globalista imperialista, per un cambio di regime in Myanmar è stato completamente sventato. Ma ciò è stato possibile solo perché l’esercito del Myanmar è riuscito a imporre la propria volontà agli insorti sostenuti dall’estero, che avevano scatenato una guerra civile nella maggior parte delle province subito dopo la dichiarazione dello stato di emergenza. Si è trattato di un compito complesso che ha comportato non solo l’uso della forza militare, ma anche un impiego ingegnoso della diplomazia, in sintonia con l’ascesa di un mondo multipolare.
La saga della guerra civile in Myanmar è iniziata subito dopo che l’allora comandante in capo Min Aung Hlaing, in linea con le disposizioni costituzionali, aveva dichiarato lo stato di emergenza a seguito delle elezioni del 2020. L’invocazione delle disposizioni di emergenza ha fatto seguito al rifiuto del governo civile dell’epoca, guidato dalla Lega Nazionale per la Democrazia (NLD) di Aung San Suu Kyi, di indagare su accuse credibili di frode elettorale.
Ma subito dopo il cambio della guardia, si sono verificati due sviluppi correlati. È stato formato il Governo di Unità Nazionale (NUG) del Myanmar, un gruppo ombra filo-occidentale proveniente principalmente dalla NLD. L’obiettivo del NUG era chiaro: era il volto del cambio di regime, da realizzare attraverso la guerra civile. Ciò ha portato logicamente alla formazione delle Forze di Difesa Popolare (PDF), gruppi armati affiliati al NUG.
Il sostegno occidentale al NUG era evidente e dimostrato. Il Parlamento europeo ha rapidamente riconosciuto il NUG come governo legittimo del Myanmar. Uffici di rappresentanza del NUG sono stati rapidamente aperti negli Stati Uniti, nel Regno Unito, in Francia e in Giappone, potenziando la legittimità del governo alternativo in Occidente.
Le PDF sono state poi integrate conformazioni delle Organizzazioni Armate Etniche (EAO) preesistenti non pacificate, dando vita a un forte alleanza che ha messo seriamente in difficoltà l’esercito nazionale, il Tatmadaw.
“Le EAO oggi fungono da accademie militari, incubatori politici e infrastrutture di collegamento, unendo le PDF frammentate in un’insurrezione distribuita ma strategicamente coerente”, afferma un rapporto intitolato “Verso una comprensione più profonda delle Forze di Difesa Popolare del Myanmar”, compilato prima che l’esercito lanciasse un’efficace controffensiva di attacco.
Un’alleanza di tre EAO: l’Esercito dell’Alleanza Democratica Nazionale del Myanmar (MNDAA), l’Esercito di Liberazione Nazionale Ta’ang (TNLA) e l’Esercito di Arakan (AA), denominata Alleanza dei Tre Fratelli, ha guidato l’insurrezione a livello nazionale insieme alle PDF. L’Alleanza dei Tre Fratelli ha puntato alla gola del paese, conquistando i gioielli della corona dello Stato : i centri nevralgici per l’estrazione di giada, rubini, terre rare e altro, per finanziare la ribellione, controllare i principali snodi commerciali e di trasporto e colpire i centri di comando e controllo militare.
Intervenendo alla 67ª cerimonia di laurea dell’Accademia dei Servizi di Difesa a PyinOoLwin il 3 dicembre 2025, Min Aung Hlaing ha dichiarato quello che, secondo lui era il segreto del successo sul campo di battaglia moderno. Le vittorie sul campo di battaglia, ha affermato, non dipendono più dalla forza lavoro o dalla strategia tradizionale, ma dalla “superiorità aerea, dal dominio della guerra elettronica e dalla precisione delle armi moderne”.
Ciò ha innescato una revisione completa del pensiero sia strategico che tattico all’interno del Tatmadaw. Innanzitutto, l’esercito birmano ha compiuto un cambiamento mirato verso un uso estensivo dei droni sul campo di battaglia.
Di conseguenza entro la metà del 2024, l’esercito ha iniziato a utilizzare droni, provenienti dalla Cina, in numero molto maggiore. Per essere più precisi, a metà del 2024 l’esercito ha acquistato dalla Cina un primo lotto di 2.000-3.000 droni agricoli e li ha riadattati per l’uso in combattimento.
Allo stesso tempo, il Tatmadaw ha investito ulteriormente in droni di livello militare per potenziare capacità chiave, come l’infrarosso per le operazioni notturne e ha avviato la produzione interna di bombe specifiche per droni. In secondo luogo, ha investito in sofisticati dispositivi di disturbo provenienti principalmente dalla Russia e dalla Cina.
In terzo luogo le autorità del Myanmar hanno introdotto la coscrizione per ovviare alla carenza di soldati. Di conseguenza, nei primi mesi del 2025, l’esercito ha avviato una serie di controffensive per respingere le conquiste degli insorti ottenute dalla fine del 2023, in particolare nello Stato Shan vicino ai confini con la Cina e la Thailandia.
La coscrizione ha quindi reintegrato le risorse umane, mentre il maggiore sostegno della Cina ha consentito investimenti negli armamenti dell’esercito, integrando i costanti investimenti effettuati dalla Russia.
A metà del 2025, l’esercito ha intensificato le sue controffensive trasformandole in una visibile “ondata offensiva”. Circa 70.000 nuove reclute hanno alimentato questa ondata e le offensive minori che l’hanno preceduta.
Espandendo la propria potenza di fuoco a terra e in aria, l’esercito è riuscito a riconquistare diverse città strategiche da giugno ad agosto negli Stati Shan e Karenni.
Questi successi hanno riaperto diverse autostrade chiave, comprese quelle verso la Thailandia, costringendo i sovversivi nelle zone rurali. I rapidi successi militari in tutto il Paese hanno infine permesso alle autorità del Myanmar di indire le elezioni, un processo che ha raggiunto il culmine con l’elezione di Min Aung Hlaing a nuovo presidente del Myanmar.
Nel sconfiggere il complotto globalista per un cambio di regime, si è rivelata fondamentale l’acuta intuizione del leader de facto del Myanmar secondo cui il mondo unipolare guidato dagli Stati Uniti stava rapidamente cedendo il passo alla multipolarità. In sintonia con il cambiamento globale, la politica estera del Myanmar sotto la sua guida ha virato verso Russia, Cina e India, tre Stati, tre civiltà che probabilmente costituiranno i pilastri del mondo multipolare.
Oltre a questa troika, il Myanmar ha avvicinato la Bielorussia, un paese vicino alla Russia..
Inoltre, sotto la guida di Min Aung Hlaing, il Myanmar ha aperto canali diplomatici con l’Organizzazione di Cooperazione di Shanghai (SCO) e si è proposta entrare a far parte del gruppo BRICS+.
La riuscita risposta del Myanmar al globalismo fa parte dell’ultima tendenza politica nell’Asia meridionale. L’affermazione del potere da parte del Partito Nazionalista del Bangladesh sotto la guida di Tarique Rahman, a seguito delle recenti elezioni in Bangladesh, è anch’essa un colpo significativo al globalismo. Prima delle elezioni, lo “Stato profondo” statunitense aveva rovesciato il governo eletto di Sheikh Hasina, aprendo la possibilità che gli islamisti sostenuti dagli Stati Uniti vincessero le elezioni. Ma con la schiacciante vittoria del BNP, ha neutralizzato la minaccia dell’estremismo sostenuto dagli Stati Uniti in Bangladesh. Da Atul Aneja – geopolitica– uspd
A cura di Enrico Vigna – IniziativaMondoMultipolare/CIVG


13 Lug 2026
Posted by Iskra


