DANILO TOSARELLI – MILANO
Bisogna poter sperare, che le cose possano andare meglio in questo nostro Paese. Ma nulla accade per caso.
Sono le giovani generazioni la nostra speranza. Bisogna guardare ad esse interrogandole ed interrogandosi.
La politica non ha bisogno di tifosi. La politica deve tornare ad essere una palestra dove si confrontano le idee.
IL LAVORO E I GIOVANI
In media nel mondo, una persona trascorre circa 90 mila ore della propria vita lavorando. Un lavoro full time.
Il lavoro è decisamente una parte importante per i circa 3,5 miliardi di lavoratori globali. Ma serve andare oltre.
Secondo una ricerca di “Stati Generali del Welfare”, per i giovani tra i 18 e i 34 anni il lavoro non è tutto. Lo sanno.
E’ solo una parte della loro vita. Rivendicano il diritto a ritrovare, oltre alla soddisfazione lavorativa, anche la felicità.
Ma cosa cercano i giovani nel lavoro? Certamente non un semplice impiego. Gli esiti di un Rapporto CENSIS 2024.
L’80% dei giovani tra i 18 e i 35 anni non considera il lavoro il fulcro della propria vita.
Il 91% ritiene prioritario avere tanto tempo libero per sè, per la famiglia e per coltivare le proprie passioni.
Il 61,2% vede il lavoro come una necessità per soddisfare bisogni materiali. Per il 38,8% serve per realizzarsi.
L’87,9% dei giovani intervistati cerca un lavoro che offra libertà e spazio per l’innovazione.
In questi dati si scorge un cambio di paradigma radicale, distante dal modello che si era affermato anni addietro.
Si percepisce un richiamo intenso alla ricerca di tutto ciò che dà significato e senso profondo alla propria vita.
Non è un caso, che l’aspetto predominante è la paura di non avere più tempo per se stessi. Questa paura è presente.
E’ un dilemma esistenziale che le precedenti generazioni hanno sempre ritenuto marginale. Non ci si pensava troppo.
Quella citata, è una questione che troppo spesso viene sottovalutata. Io credo che invece vada riportata alla ribalta.
Il lavoro è spesso insoddisfacente e questo genera stress, rabbia, tristezza e solitudine. Esiste una ricerca europea.
Nel 2024 i lavoratori disposti a cambiare posto di lavoro a causa di un disagio erano il 27%. Nel 2025 siamo al 57%.
Secondo dati forniti da LINKEDIN, in Italia nel 2026 cambieranno lavoro almeno 2 persone ogni 5.
Il 40% della Generazione Z e il 34% dei Millennials si sentono stressati o ansiosi “spesso o sempre” per questo motivo.
E’ il dilemma sul futuro finanziario e le finanze quotidiane. Un giovane che lavora su 3, fatica a coprire le spese mensili.
Il carovita in Italia è una vera emergenza. Ne sono colpiti il 50% dei Millennials e il 38% della Generazione Z.
Non è casuale, che negli ultimi 10 anni il tasso di emigrazione dei neolaureati è più che raddoppiato. Ancora LINKEDIN.
Tra la Generazione Z l’81% valuta l’ipotesi di trasferirsi all’estero. Tra i Millennials sono 2 persone su 3. Percentuale 67%.
IL NOSTRO NON E’ UN PAESE PER GIOVANI
Il 2025 si è chiuso con un calo delle nascite del 4%. Oggi le nascite sono mediamente la metà dei decessi. Come mai?
La crisi demografica non nasce a caso. Il nostro è un Paese che sta sempre più invecchiando, perchè così si è scelto.
I giovani scappano via alla ricerca di salari più dignitosi. Prima di far nascere dei bambini, è saggio porsi delle domande.
La dice lunga la inadeguatezza dei servizi. Il costo delle abitazioni da comperare o affittare. L’erosione costante dei salari.
Ci si interroga sull’immigrazione? Chi porterà avanti la produttività del Paese? La destra è lungimirante. Remigrazione.
Siamo il Paese che da molti anni non ha un piano casa, ma nel frattempo proseguono i processi speculativi immobiliari.
Aumentano a dismisura i costi locativi, privilegiando il turista perché è disposto a pagare di più. Scordati di comprare casa.
Siamo il Paese che esporta all’estero medici ed infermieri, per poi recuperarne di nuovi attraverso le agenzie interinali.
I nostri, che sono qualificati, vanno in Olanda, Belgio, Germania, Norvegia. Ricercano equità tra impegno e costo della vita.
L’IMPEGNO SOCIALE E I GIOVANI
Tutta una serie di ricerche effettuate tra giovani compresi in età fra i 18 e i 29 anni, riferiscono una realtà da interpretare.
Nonostante le tante dicerie di lazzaronismo, non è diminuita la domanda di partecipazione e la voglia di protagonismo.
C’è un forte desiderio di esserci, dove le cose accadono. Dove ci sono questioni considerate centrali per il proprio tempo.
Queste forme di partecipazione però non collimano con quelle tradizionali e consolidate. Si affaccia un altro mondo.
LA PARTECIPAZIONE DI TRANSITO
“L’Osservatorio Giovani dell’Istituto Toniolo” ha studiato ed approfondito questa peculiarità. Per me è un tema assai rilevante.
“Nel corso degli ultimi anni, le forme dell’agire politico dei giovani sono cambiate. Le giovani generazioni si sono allontanate in gran parte, dalle forme tradizionali di partecipazione verso una serie di azioni destrutturate, informali e orizzontali. Questo avviene verosimilmente non solo per mancanza di spazio da parte della politica, ma anche per l’esigenza di sperimentare propri spazi e modalità di partecipazione”.
Nel campo dell’impegno e della disponibilità dei giovani a partecipare, esistono motivazioni che la ricerca ritiene essenziali.
Per queste nuove generazioni servono OBIETTIVI ( L’adesione ideale/ideologica a qualche identità trova scarso seguito).
Si evidenzia una discontinuità nel tempo, con picchi di elevata partecipazione attiva. Spesso rifluisce in rivoli diversi fra loro.
“Si assiste spesso ad una partecipazione di “transito”, ovvero mossa da elementi di emotività specifica legati ad un fatto.
I tempi di attivazione sono molto rapidi. Seguono momenti di flessione, interruzione o chiusura altrettanto rapidi.
La partecipazione di “transito” è un tratto peculiare dell’oggi partecipativo dei giovani”.
LA TEMPORANEITA’
Oggi c’è un dato acquisito, dal quale non si può prescindere, se si vuole entrare e conoscere le moderne dinamiche giovanili.
La forma della partecipazione giovanile ha strade anche diverse da quelle tradizionali. Elemento di criticità è la “temporaneità“
E’ negativa. Ritengo sia invece la continuità nell’impegno, l’elemento forte che può modificare in profondità la realtà. Scontato.
L’impegno temporaneo nei processi di partecipazione non va in quella direzione. La “temporaneità” è un difetto molto grave.
Può creare delle illusioni e delle aspettative che poi rifluiscono, generando delusioni ed amarezze in chi ci ha creduto.
Quanti movimenti sono nati nel nostro Paese? Grandi manifestazioni a difesa dell’ambiente, contro la guerra, per la Palestina.
Sono solo alcuni dei grandi temi che hanno mobilitato migliaia di giovani. Poi si sono ridimensionati sino alla testimonianza.
Inutile sottolineare il ruolo svolto dai media. I poteri forti hanno un ruolo decisivo nella costruzione del consenso o del dissenso.
Certo è che oggi l’impegno temporaneo, discontinuo, delle giovani generazioni è un ostacolo con cui bisogna fare i conti.
Qualunque progetto di cambiamento non può prescindere dall’affrontare una questione così rilevante e così decisiva.
I GIOVANI ED IL REFERENDUM GIUSTIZIA
I risultati del Referendum sulla Giustizia hanno dimostrato che il 67% dei giovani under 35 hanno scelto di recarsi alle urne.
Quando una decisione tocca principi che non ritengono negoziabili, i giovani scendono in campo. Si accende una speranza.
Quando la posta in gioco è chiara, i giovani smettono di esistere solo sulla carta. Scelgono, incidono, modificano gli equilibri.
Qualcosa si sta risvegliando? Molti di questi giovani hanno votato NO. E’ un segnale di consapevolezza che merita attenzione.
LE MIE CONSIDERAZIONI E LE MIE PROPOSTE.
Davvero, qualcuno pensa che i giovani che hanno votato NO siano automaticamente omologabili ai partiti di centrosinistra?
Davvero, qualcuno pensa che aver vinto questo Referendum significhi aver già sconfitto la destra in questo Paese? Illusioni.
Non dimentichiamo che a differenza delle generazioni precedenti, i giovani non sembrano legati ad un’appartenenza stabile.
Moltissimi giovani non votano per fedeltà ad uno schieramento o per tradizione. Attendono proposte con obiettivi praticabili.
Le giovani generazioni sono già molto sfiduciate dalla politica. Se li illudi li puoi perdere per sempre. Si pone una questione.
Conquistare o recuperare la loro fiducia richiede l’elaborazione di un programma che prospetti loro un futuro diverso.
E’ possibile mandare a casa il Governo Meloni solo con un programma condiviso e praticabile, evitando promesse inutili.
Da troppo tempo la politica guarda ai giovani come fossero un fenomeno curioso. Adesso la grande scommessa passa da lì.
Adesso chi ha l’aspirazione di voler rappresentare le giovani generazioni deve aprire spazi autentici di confronto, con coraggio.
Un programma di alternativa al governo delle destre, deve essere pragmatico e se vuole conquistare i giovani deve pretendere.
Oggi la politica del nostro Paese è quanto di più meschino possa esistere. Deve tornare ad essere una vera palestra di idee.
Mi rendo conto che io chiedo alla politica di sinistra di far sognare i giovani, ma è l’unica politica che interessa il Paese reale.
I grandi problemi irrisolti sono sotto gli occhi di tutti. Non serve fare la solita lista della spesa. Occorrono scelte coraggiose.
Non credo nel ruolo che possono svolgere le primarie. Sono sempre stato convinto che è il programma l’elemento essenziale.
Poi decideremo chi ha le caratteristiche migliori per rappresentarlo. Ormai di leader consacrati ne abbiamo fin troppi.
Indubbiamente la politica è l’arte della mediazione e questo va un pò spiegato ai giovani, ma altro è rinunciare al possibile.
E’ accettabile che chi ne ha già tanti, abbia l’opportunità costante di fare soldi ancora di più, a discapito dei tanti che soffrono?
Sono ragionamenti semplici, ma non scontati. La sinistra politica ha ormai introiettato la logica del meno peggio. Ma il meglio?
Riporto alcuni passaggi della trasmissione “Accordi e Disaccordi” su canale 9. Raffaele Giuliani è un commentatore di 23 anni.
“In Italia ci chiamiamo progressisti e mai di sinistra. Abbiamo al governo un corpo che è di destra e lo rivendica serenamente.
Lo rivendica La Russa con il suo busto di Mussolini in casa, lo fa Galeazzo Bignami quando fa gli addii al nubilato con la divisa da SS o la Meloni ad Acca Larentia. Mi chiedo perchè in questo Paese non si può essere di sinistra, ma progressisti.“
“Nella mia visione di sinistra ci deve essere la Patrimoniale, perchè bisogna riprogrammare il Paese. Bisogna iniziare a pensare che i ricchi non siano una casta ristrettissima ed intoccabile, ma che siano come noi. Bisogna smontare questo mito capitalista del self made americano e capire che ricco in quel modo non ci diventi. Infatti la maggior parte sono ereditari.
Bisogna tassare, anche perchè la Costituzione sancisce che il nostro sistema fiscale debba essere progressivo. Se tu tassi le rendite da lavoro al 43% con l’IRPEF e poi non tassi con aliquote alte anche i super ricchi, non rispetti la Costituzione”.
Mi ritrovo nelle dichiarazioni di Giuliani. Benché sia molto giovane, non è uno sprovveduto. Ed ha una laurea in tasca.
Andrea Scanzi aggiunge nella stessa trasmissione, che “purtroppo in Italia non abbiamo un Sanchez o un Bernie Sanders.
Se va bene ci scappa una Schlein oppure un Conte, ma nessuno dei 2 può essere definito pienamente di sinistra. Pensa al PD. Ogni volta che si spostava a sinistra arrivava un Renzi di turno o un Gentiloni. La situazione con cui fare i conti è questa…“.
Non ho alcuna pretesa di dettare il programma che potrà sconfiggere il governo Meloni. Mi limito a proporre dei capisaldi.
Una PATRIMONIALE è il primo passo indispensabile. La meno esosa, vale almeno una finanziaria. 20 miliardi. di euro.
Ne deriverebbero fondi di sostegno per sanità, scuola, welfare in genere. Senza soldi non si realizza alcuna alternativa. Eccoli.
Ma la proposta va sostenuta da subito, con banchetti in ogni piazza. Perchè Landini e la CGIL ne parlano solo ogni tanto?
IL SALARIO MINIMO è una scelta di civiltà. Sono 22 i Paesi Europei su 27 ad averlo da tempo ed è indicizzato. L’Italia NO.
Il governo Meloni continua a fare resistenza ed è comprensibile, visto gli interessi che vuole tutelare. Bisogna introdurlo subito.
Se ne è parlato per un po’, le opposizioni lo hanno fatto, ma poi si è mollato l’osso. La gente ha la memoria corta. Insistere.
UNA NUOVA SCALA MOBILE è un’altra scelta che un governo progressista dovrebbe ritenere irrinunciabile. Il costo della vita?
Abbiamo i salari tra i più bassi in Europa. I contratti vengono rinnovati ogni 3 anni, se va bene. L’inflazione intanto galoppa.
Adeguare annualmente i salari all’aumento dell’inflazione è sopravvivenza. L’alternativa a Giorgia Meloni passa anche da lì.
Tale scelta migliorerebbe la qualità della vita di ognuno di noi. E’ una proposta trasversale. Per ogni lavoratore dipendente.
Esiste già una proposta di legge di AVS, dimenticata in qualche cassetto di Camera o Senato. Va creata un’unità d’intenti.
Secondo voi, la Generazione Z ed i Millennials non apprezzerebbero scelte così nette e così pregnanti? Io dico, non solo loro.
Ma bisogna seminare da subito la consapevolezza necessaria, affinché la gente ci possa credere veramente. Da subito.
Ha poco senso promettere. E’ credibile inserire tali proposte nel programma, se da subito inizi a praticarle e diffonderle.
Le mie non sono parole al vento. Sono proposte che hanno gambe e possono invertire la rotta che da anni ci impoverisce.
Finalmente, qualcosa che ha un sapore di sinistra.. I giovani vanno conquistati sul campo.
Foto di Adam Birkett


17 Apr 2026
Posted by Iskra
