di Francesco Dall’Aglio
Al ministro degli esteri ucraino che chiede prove dell’attacco alla residenza presidenziale russa va tutta la mia simpatia. Anch’io, per deformazione professionale, vorrei prove e ovviamente non ne ho.
Non ne ho però nemmeno dei droni che, a detta non sua (almeno non mi pare) ma di tanti altri la Russia ha copiosamente diffuso in buona parte dell’Europa negli ultimi mesi, anzi anni.
Perché no, la foto del drone rattoppato col nastro isolante e appoggiato sul tetto di un pollaio moldavo, sul quale tanto abbiamo ironizzato tempo fa, non è una prova e non ci vorrebbe niente, da parte russa, a prendere due pezzi di drone, buttarli nel lago e ripescarli con gran fragore di conferenze stampa, e nessuno potrebbe dire con certezza che è vero o non è vero, così come nessuno può dire con certezza che è vero o non è vero il drone sul pollaio.
Questo purtroppo è un gioco al quale si può giocare in due, e ci stanno giocando anche i russi, che l’attacco ci sia o non ci sia stato.
Tra l’altro ci stanno giocando bene: non hanno detto che i droni hanno colpito la residenza, non hanno detto nemmeno che ci sono andati vicino, hanno detto che erano diretti “verso” la residenza, cioè nella direzione generale di essa, e che sono stati abbattuti prima (anche centinaia di chilometri prima) che ci arrivassero. E nessuno può dire che è vero o non è vero, come nessuno può dire che il drone sul pollaio eccetera.
La foto che dalle parti nostre passa per prova dell’attività russa, e che se i russi volessero potrebbero replicare con una cartina altrettanto curata nella grafica e nei contenuti, è opera dell’IISS e mostra tutti gli attacchi “ibridi”, divisi per tipo e bersaglio, che i russi hanno condotto in Europa addirittura dal 2018.
Ci sono tutti: quelli “realisticamente possibili”, quelli “probabili”, quelli “molto probabili” e quelli “quasi certi”. Manca una categoria, che è l’unica che ci interesserebbe: quelli certi.
È un gioco, ripeto, che si può giocare in due.
30 dicembre 2025


31 Dic 2025
Posted by Iskra

