di MOWA
«Regola numero tre: attento al bagno. Da quando gli zombie sono più degli umani, la cosa migliore è sospettare di chiunque.» (Jesse Eisenberg – Columbus)
Rieccoli, risorgono dalle tenebre sono gli zombi di un regime che pareva scomparso e che ha mostrificato per vent’anni, durante il secolo scorso, la vita degli italiani.
Da cosa si vede che gli zombi sono tornati?
Dai tecnicismi istituzionali rispetto a come si dovrà andare a votare in un prossimo futuro qualora passasse la proposta del centro-destra sul sistema elettorale…
Insomma, questi neo-fascisti, camuffati sotto mentite spoglie di democratici, vorrebbero far passare una versione adulcorata di quanto propose, negli anni Venti del secolo scorso, quello che fu il regime del “governo del capo”, violando, tra l’altro, articoli della Costituzione.
A questi zombi-fascisti non interessano minimamente le sentenze pregresse delle Corti Costituzionali che hanno escluso qualsivoglia criterio premiante di maggiorazione a chi ottiene più voti alle elezioni, perchè reputato discriminante verso articoli Costituzionali in quanto «determinerebbero irragionevolmente una oggettiva e grave alterazione della rappresentanza democratica».[1][2]
Tutto ciò, tra l’altro, era già stato tentato dalla classe politica negli anni passati con lo scopo di disarcionare le regole elettive democratiche tanto che, le Corti, al fine di modificare evidenti storture, avevano dato delle indicazioni rimaste incompiute da parte dei politici.
In una delle sentenze della Corte Costituzionale, il ricorrente sosteneva, giustamente, che: «Con specifico riferimento alla lamentata previsione di un «quorum strutturale» tra gli aventi diritto al voto, quale ulteriore condizione per l’assegnazione del premio di maggioranza, l’Avvocatura generale dello Stato rileva come il legislatore avrebbe anche potuto subordinare l’assegnazione del premio ad un (ulteriore) quorum di votanti o voti validi, ma che questa non potrebbe certo dirsi una scelta costituzionalmente necessaria. La stessa Corte costituzionale, nella sentenza n. 1 del 2014, avrebbe fatto riferimento alla necessità che il premio di maggioranza sia subordinato al raggiungimento di una soglia minima di voti espressi. In ogni caso – secondo l’Avvocatura generale dello Stato – la verifica del consenso per ottenere il premio non potrebbe che essere legittimamente parametrata al numero totale dei voti validi e non all’entità di coloro che teoricamente avrebbero potuto votare, ma si sono rifiutati di farlo, non adempiendo al dovere civico di votare previsto dall’art. 48, secondo comma, Cost. Rapportare la soglia minima agli aventi diritto, anziché ai votanti, potrebbe, tra l’altro, in caso di estesa non partecipazione al voto, avere conseguenze negative sulla governabilità e sulla stabilità del Paese, fino all’impossibilità di realizzare la provvista dell’organo.»[1]
Tutto ciò, avviene, come si diceva all’inizio, in continuità con la creazione del regime di un “governo del capo” il cui unico scopo sarebbe quello di accentrare nelle mani dell’esecutivo un potere deliberativo in contrasto con la Costituzione, e questo è un atto vero e proprio anticostituzionale, un premio-regalo maggioritario di seggi e deputati agli odierni insorti zombi-fascisti dell’ultima ora.
Un tecnicismo istituzionale che qualche costituzionalista come Salvatore d’Albergo, Presidente del Movimento Nazionale Difesa e rilancio Costituzione e del Centro studi e ricerche socio-politiche “Il Lavoratore”, già aveva anticipato anni orsono con queste parole: «Qualcuno e non senza ragioni, richiama la connessione storica tra 1924 del golpe di stato fascista, preludio del suo regime, noi – senza negare tale connessione – e persino al di la della incostituzionalità di modifiche costituzionale apportate da una assemblea che – col premio di maggioranza assegnato ad una minoranza – viola l’art. 138 della C. , insistiamo per anzitutto attenerci nel denunciare la connessione storica con la legge del 1925 – con cui ebbe inizio il regime fascista che fu definito il regime del “governo del capo” – evocata dall’Art. 12 rigo 27 della “revisione costituzionale” renzusconiana.»[3]
Queste ultime parole mettono in luce lo straordinario sincronismo di diversi politici odierni con le mire eversive della Loggia massonica P2 di Licio Gelli, che, con il suo “Piano di Rinascita democratica”, perseguiva, guarda caso, proprio l’attacco alla magistratura, tutto come ciò che accade in questi ultimi periodi.
Basti pensare a cosa disse l’attuale Ministro della Giustizia, Carlo Nordio, nel merito: «La separazione delle carriere nel piano Gelli? Anche lui aveva idee giuste… Io non conosco il piano della P2. Posso dire che se l’interpretazione o meglio l’opinione del signor Licio Gelli era un’opinione giusta, non si vede perché non si dovrebbe seguire perché l’ha detto lui. Le verità non dipendono da chi le proclama, ma dall’oggettività che rappresentano.»[4]
Ed è proprio come dire che, non importa se le parole arrivano da un eversore, quale era Gelli, che aveva, tra l’altro, finanziato la strage della Stazione di Bologna il 2 Agosto del 1980, visto che, comunque, era da considerare come uomo attendibile nei progetti istituzionali… proprio ça va sans dire!
NOTE:
[1] Sentenza Corte Costituzionale – Sentenza 1/2014 https://www.cortecostituzionale.it/scheda-pronuncia/2014/1
[2] Sentenza Corte Costituzionale su italicum SENTENZA N. 35 ANNO 2017 https://www.iskrae.eu/sentenza-corte-costituzionale-su-italicum/
[3] LETTERA APERTA COLLETTIVA AI DEPUTATI https://www.iskrae.eu/lettera-aperta-collettiva-ai-deputati/
[4] La separazione delle carriere nel piano Gelli? Anche lui aveva idee giuste https://www.ilfattoquotidiano.it/2025/11/18/nordio-separazione-carriere-piano-gelli-notizie/8200170/
Foto di Kelli McClintock


01 Mar 2026
Posted by Iskra
