di MOWA
«In questo momento l’Italia la vedo molto incanaglita, molto aggressiva. La rabbia e la paura per quelle che sono le incertezze del momento che stiamo vivendo, si riflette poi in un sentimento di astio, di livore, di ferocia che si esprime anche nelle piccole cose.» (Paolo Virzì)
Com’è fastidiosa la propaganda sulla sicurezza portata avanti da talune figure giornalistiche e istituzionali, sembra un mero «esercizio retorico di machismo militarista e slogan securitari» come ben spiegato dal Segretario Generale Sindacato italiano lavoratori polizia (Silp), Pietro Colapietro[1]. Tale propaganda non risponde alle esigenze di chi dovrebbe far rispettare la legge, infatti costoro hanno altri problemi che vanno dagli imminenti pensionamenti previsti, sino all’ineguatezza funzionale all’«imporre tagli e restrizioni, soprattutto in tema di assunzioni» a fronte di scarsi (per non dire inesistenti) adeguamenti economici alle forze di polizia, adeguamenti fermi da anni.
Un tema, quello degli adeguamenti economici alle forze di polizia, che si aggiunge ai ritardi del pagamento degli straordinari da parte del datore di lavoro, proprio lo Stato attraverso il suo ministero. Infatti, Colapietro, all’agenzia Ansa, sostiene che le vere tutele sono «…non scudi penali: sostegno economico reale, perché nessuno può affrontare da solo le spese iniziali, salari dignitosi, turni umani invece di doppi o tripli con retribuzioni basse e straordinari pagati dopo due anni. Chi ha a cuore le divise deve metterle nelle condizioni di lavorare bene, di essere aiuto e soccorso, di vivere condizioni di vita e lavoro dignitose. La politica deve smettere con proclami e propaganda: servono interventi concreti, non chiacchiere. La stragrande maggioranza di noi svolge questo mestiere bellissimo con dedizione e onestà. Va sostenuta con fatti, non usata per tornaconti elettorali.»[2]
Il lavoro, quello degli’ “sbirri”, come, spesso, vengono chiamati coloro che svolgono il servizio di polizia, svolto con dedizione dalla stragrande maggioranza degli appartenenti alle forze dell’ordine che nulla ha a che fare, invece, con fatti come l’episodio di Rogoredo che è, sicuramente, da condannare senza se e senza ma. Episodi marginali che fanno perdere la fiducia nell’istituzione polizia da parte dei cittadini, episodi che non devono accadere, come evitate devono essere le degenarazioni all’interno dei corpi al servizio della giustizia isolando quel «machismo militarista» che ha fatto vittime innocenti nel Paese.
Vergognosa, inltre, è la cavalcata opportunistica delle campagne securitarie portate avanti dagli schieramenti dei reazionari politici (presenti in tutti i partiti) che non analizzano sociologicamente i fenomeni di disagio sociale che portano a certi gesti perché svelerebbero il motivo, in taluni casi, delle degenerazioni che avvengono durante le manifestazioni.
Contestazioni che non vengono analizzate (o non vogliono analizzarle?) da quei politici perchè sgonfierebbero tutto ciò che viene declamato, in quanto verrebbero scoperte le vere ragioni di molte individualistiche violenze nelle manifestazioni che, invece, vengono denunciate erroneamente come la rappresentazione della povertà della popolazione.
Se le istituzioni avessero fatto investimenti per un maggiore benessere pubblico, le persone quale motivo avrebbero di scendere in piazza per rivendicare salari dignitosi, come previsto dalla Costituzione, o servizi sociali come asili, scuole…, assistenza sanitaria e così via?
La politica è assente nel dare risposte in merito proponendo soluzioni adeguate ed i sindacati non hanno la forza sufficiente a pianificare i bisogni sociali. Le soluzioni ai problemi dovrebbero essere date, in prevalenza da chi legifera.
Meno male, però, che esistono ambiti della magistratura che sono in grado d’intervenire come avvenuto nel caso dei rider.[3]
Ma quanti altri lavoratori si trovano ad avere un compenso economico regolare che resti dentro i dettati costituzionali?
Dobbiamo, a questo punto, citare alcuni dati che indicano che, a fronte della crescita della ricchezza nazionale di oltre 2.000 miliardi, andata per il 91% al solo 5% dei più ricchi, la parte più povera della popolazione ne ha ottenuto, appena, il 2,7% . Oggi il 5% della popolazione detiene il 49,4% della totale ricchezza nazionale ed il circa 17% avrebbe più di quanto possiede il 90% più povero.
La risposta si trova nell’iperliberalismo della società che ha portato alla creazione di disuguaglianze incalcolabili e, se non vi si pone al più presto un rimedio che riequilibri le ricchezze, diventerà sempre più difficile evitare la rabbia e i dissapori dei discriminati, o di coloro che spingono verso soluzioni individualistiche che arrivano ad esasperare le relazioni del tessuto sociale portando ad una “soluzione” di caos.
Ora, a meno che qualcuno operi per cavalcare questo “disordine” sociale per mettere il proprio cappello autoritario e non di autorevolezza su quanto accade, occorre dare vere risposte a quanto la popolazione ha bisogno.
NOTE:
[1] Pacchetto (in)sicurezza – Pietro Colapietro Segretario Generale Silp Cgil https://www.silpcgil.it/articolo/12942-pacchetto_(in)sicurezza
[2] Ansa, Silp Cgil: Rogoredo, brutta storia. Un criminale non può indossare l’uniforme https://www.silpcgil.it/articolo/13040-ansa,_silp_cgil:_rogoredo,_brutta_storia.__un_criminale_non_puo_indossare_l’uniforme


27 Feb 2026
Posted by Iskra
