di MOWA
«La borghesia industriale era riconoscente al National per la sua servile difesa del sistema protezionista francese, che esso nel frattempo aveva intrapreso più per motivi nazionali che per motivi economici; e la borghesia nel suo assieme gli era riconoscente per le sue denunce piene d’odio contro il socialismo e il comunismo.» (Il 18 Brumaio di Luigi Bonaparte K. Marx ,1852)
È innegabile che la storia, nel suo succedersi di eventi, non si riproponga negli stessi termini anche se, spesso, il solco comportamentale rimane molto simile o, quantomeno, le dinamiche sociali restano analoghe specie dove una frazione di popolazione, che si reputa “migliore”, cerca di governare sulla rimanente stragrande maggioranza.
Un esempio può far comprendere meglio il presente.
Nella Francia del 1852 Luigi Bonaparte, che si presentò come il salvatore della repubblica contro i complotti del Parlamento, pronunciò la seguente frase: «La Francia reclama anzitutto tranquillità… Unicamente legato dal mio giuramento, mi terrò entro i limiti ristretti che esso mi ha tracciato […] eletto dal popolo e dovendo a lui solo il mio potere, mi sottometterò alla sua volontà legalmente espressa. Se voi decidete corso di questa sessione, la revisione della Costituzione, un’Assemblea costituente regolerà la situazione del potere esecutivo.»[1]
Questo avveniva durante «le ferie dell’Assemblea nazionale, la [cui –ndr] revisione della Costituzione era stata richiesta dalla maggioranza dei consigli dipartimentali, per lo più favorevoli a una restaurazione monarchica.»[1] Dove, in realtà, Luigi Bonaparte ne prospettava la revisione esigendo le successive «elezione di un’Assemblea costituente, e le future elezioni del 1852».
Bonaparte, per convincere la borghesia, aveva evocato «lo spettro dell’anarchia» che spaventava molto, inoltre prospettava che le elezioni avrebbero dato la «possibilità ai nemici dell’ordine di prevalere o di scatenare lotte violente in tutta la Francia». In questo modo, con questa narrazione, dette vita a «una specie di ricatto morale, tendente a convincere la borghesia» che l’«unico mezzo per difendere l’ordine» e, quindi, «per evitare le elezioni e il pericolo di una nuova avanzata della sinistra»[1] fosse applicare le sue proposte.
La storia ci racconta che gli escamotage messi in atto da Bonaparte, assetato di potere ma costretto ad agire, come un giocatore di prestigio, per apparire come il patriarcale benefattore di tutte le classi sociali, finirono in malo modo, infatti «l’economia borghese rendendo gli uni rassegnati alla rivoluzione e gli altri desiderosi di una rivoluzione; in nome dell’ordine creò l’anarchia.»[1]
Questo esempio insegna che se non si rispettano le regole morali non scritte, ma pur sempre formalizzate nella forma costituzionale, si rischia di capitolare.
Uno di quei valori morali non scritti è il rispetto verso chi, realmente, produce e mantiene la società nel suo complesso e, per dirla con le parole di Antonio Gramsci, chi sia la vera maggioranza della popolazione: «Il lavoratore è continuamente esposto ai rischi più micidiali: la sua vita stessa elementare, la sua cultura, la vita e l’avvenire della sua famiglia sono esposti ai contraccolpi bruschi delle variazioni del mercato del lavoro. Il lavoratore tenta allora di uscire dalla sfera della concorrenza e dell’individualismo»[2] e sente il bisogno antropologico, di avere un rapporto di coazione e in sintonia con gli altri, dunque non conflittuale, quasi questo fosse un valore primario… e di sopravvivenza.
Sono, pertanto, inutili le stravaganze di questo governo italiano che si propone come quello “dell’ordine” e che continua a produrre bugie su bugie rispetto all’economia, dicendo che va bene, anzi, benissimo da quando ci sono loro e il numero di chi lavora è aumentato mentre sono diminuiti i poveri e così via però i dati li sbugiardano, putroppo, inesorabilmente.[3]
E se Gramsci ci ha insegnato veramente qualcosa sui rapporti di classe dobbiamo far tesoro delle sue parole che parlano dei rapporti con lo Stato, il quale «deve venire generato dalla esperienza associativa della classe proletaria, e sostituzione di esso allo Stato democratico-parlamentare» in quanto la «concentrazione capitalistica è arrivata al massimo sviluppo consentitole, realizzando il monopolio mondiale della produzione e degli scambi. La corrispondente concentrazione delle masse lavoratrici ha dato una potenza inaudita alla classe proletaria rivoluzionaria». E poi agire conseguentemente con una presa di coscienza in modo da dare « maggiori poteri alle istituzioni proletarie di fabbrica già esistenti, farne sorgere di simili nei villaggi, ottenere che gli uomini che le compongono siano dei comunisti consapevoli della missione rivoluzionaria che l’istituzione deve assolvere».[2]
La Costituzione italiana dà molte opportunità in tal senso ma ciò chè è scritto, purtroppo, non viene applicato per confusione ideologica di qualcuno o mero ostruzionismo di quella minoranza élitaria che per mantenere il potere e il proprio status quo, ha preso il sopravvento non rispettando i veri bisogni delle persone e stravolgendo, di fatto, i valori costituzionali. Va ricordato cosa scrisse, nel merito, qualche anno fa, Angelo Ruggeri, in uno dei suoi articoli: «L’idea dell’attuale governo che ritiene di poter essere superiore alla legge delle leggi, cioè alla Costituzione scritta donde che esautorato il Parlamento con la confisca del suo potere di iniziativa da parte del governo ed eliminato quindi il controllo di legittimità si procede verso la eliminazione anche del controllo di legalità da parte della magistratura, originano dal “principio del capo” proposto dal governo col presidenzialismo modello del premierato e del federalismo della Lega varesina di Bossi, equivalente al führerprinzip che in quanto “principio del capo”, è il fondamento gerarchico e ideologico del comando dall’alto, rafforzare l’esecutivo per realizzare il quale già che già una volta il capitalismo scelse il fascismo col quale il rafforzamento dell’esecutivo raggiunse il suo acme nella misura in cui raggiunge il suo apice col presidenzialismo».[4]
La Lega fondata da Bossi non c’è più da qualche anno, sostituita, nei principi di “rafforzamento dell’esecutivo”, dal partito dei meloniani che non hanno mai perso la speranza di stravolgere e ribaltare i valori antifascisti della Costituzione. Questo stravolgimento viene fatto con uno storytelling sui valori di una finta libertà che ha l’unico scopo di revisionare la Storia e riscriverla mettendo sullo stesso piano in modo paritario i criminali torturtori fascisti e i liberatori dalla dittatura.
Stravolgimento davvero disgustoso sia sul piano intellettuale che storico e che non deve avere ulteriore spazio democratico, ne va della libertà di tutti noi…
NOTE:
[1] Il 18 Brumaio di Luigi Bonaparte (K. Marx 1852)
[2] La conquista dello stato in “L’Ordine Nuovo”, 12 luglio 1919 – Antonio Gramsci
[3] Lavoro: Cgil, crisi industriale strutturale e aumento cig, è questo il Paese reale
https://www.cgil.it/ufficio-stampa/lavoro-cgil-crisi-industriale-strutturale-e-aumento-cig-e-questo-il-paese-reale-e2vn77um
[4] Angelo Ruggeri –Pirola. “Confenf. a VA. Comunisti, cattolici, contro il führerprinzip o “principio del capo”


13 Feb 2026
Posted by Iskra
