di MOWA
«…in regime di proprietà privata, essa è uno spaventoso strumento di oppressione, di sfruttamento, di avvilimento della stragrande maggioranza della popolazione: pochi individui stabiliscono i piani di produzione e di distribuzione per il loro profitto, per il loro arricchimento individuale, pochi individui accentrano nelle loro mani i destini delle masse sterminate della popolazione lavoratrice e usano ogni mezzo di violenza e di frode per mantenere questo potere, per dominare questa fonte della loro ricchezza. » (Antonio Gramsci, Sul fascismo)
Esecrabili sono stati tutti gli episodi di violenza avvenuti sabato 31 gennaio, a Torino. Gli scontri tra le parti, hanno distratto dai motivi originali per cui era stata indetta la contestazione. Una manifestazione che aveva intenti non condivisi da tutti ma legittima sotto il profilo costituzionale.
A Torino, come in in diverse altre occasioni, sia recenti che passate, sono avvenuti scontri tra le forze della Polizia e alcuni “dimostranti” la cui genuinità lascia seri dubbi e i cui intenti violenti sono invece evidenti, quindi persone non in sintonia con le migliaia di manifestanti scesi in piazza. Dal web emergono frammenti di filmati che testimoniano l’estraneità dei violenti [1] dagli altri numerosi pacifici dimostranti, violenti che si sono immessi nel corteo, violenti che hanno sempre le stesse caratteristiche in ogni manifestazione.
Non sono episodi nuovi a chi conosce le dinamiche delle manifestazioni. [2][3] Nel passato, per prevenire che estranei inficiassero le manifestazioni e il loro significato, le organizzazioni mandavano un servizio d’ordine in autotutela di chi pacificamente manifestatva, proprio contro eventuali infiltrazioni. Quanto accade è perché si è persa la dimensione di una politica collettiva e se ne avvantaggia solo, purtroppo, l’individualismo.
A questo punto si dovrebbe parlare, anche, dell’uso arbitrario della violenza, come accaduto a Torino, quella violenza utilizzata come propaganda a tutto vantaggio delle future legislazioni del governo, certamente verranno emanate leggi speciali anti-dissenso (politico), come sembra sia anticipato sui media.
Forse è bene ricordare le parole dell’ex Presidente della Repubblica, Francesco Cossiga, quando affermava cose gravissime come riportato su FB da Andrea Scanzi:
«– Presidente Cossiga, pensa che minacciando l’uso della forza pubblica contro gli studenti Berlusconi abbia esagerato?
«Dipende, se ritiene d’essere il presidente del Consiglio di uno Stato forte, no, ha fatto benissimo. Ma poiché l’Italia è uno Stato debole, e all’opposizione non c’è il granitico Pci ma l’evanescente Pd, temo che alle parole non seguiranno i fatti e che quindi Berlusconi farà una figuraccia».
Quali fatti dovrebbero seguire?
«Maroni dovrebbe fare quel che feci io quand’ero ministro dell’Interno».
Ossia?
“In primo luogo, lasciare perdere gli studenti dei licei, perché pensi a cosa succederebbe se un ragazzino di dodici anni rimanesse ucciso o gravemente ferito…».
Gli universitari, invece?
«Lasciarli fare. Ritirare le forze di polizia dalle strade e dalle università, infiltrare il movimento con agenti provocatori pronti a tutto, e lasciare che per una decina di giorni i manifestanti devastino i negozi, diano fuoco alle macchine e mettano a ferro e fuoco le città».
Dopo di che?
«Dopo di che, forti del consenso popolare, il suono delle sirene delle ambulanze dovrà sovrastare quello delle auto di polizia e carabinieri».
Nel senso che…
«Nel senso che le forze dell’ordine dovrebbero massacrare i manifestanti senza pieta e mandarli tutti in ospedale. Non arrestarli, che tanto poi i magistrati li rimetterebbero subito in libertà, ma picchiarli a sangue e picchiare a sangue anche quei docenti che li fomentano».
Anche i docenti?
«Soprattutto i docenti. Non quelli anziani, certo, ma le maestre ragazzine si. Si rende conto della gravità di quello che sta succedendo? Ci sono insegnanti che indottrinano i bambini e li portano in piazza: un atteggiamento criminale!».
E lei si rende conto di quel che direbbero in Europa dopo una cura del genere? «In Italia torna il fascismo», direbbero.
«Balle, questa è la ricetta democratica: spegnere la fiamma prima che divampi l’incendio».
Quale incendio?
«Non esagero, credo davvero che il terrorismo tornerà ad insanguinare le strade di questo Paese. E non vorrei che ci si dimenticasse che le Brigate Rosse non sono nate nelle fabbriche ma nelle università. E che gli slogan che usavano li avevano usati prima di loro il Movimento studentesco e la sinistra sindacale”.» [4]
Forse è bene ricordare, per l’ennesima volta che, nel secolo scorso, qualcuno aveva pianificato la violenza come mezzo per reprimere ogni tipo di dissenso al regime [5]mussoliniano consolidando il suo potere. Rinnovo l’invito a riflettere sulla straordinaria somiglianza di quanto accade con gli episodi degli anni ’60-’90, quelli che hanno dato modo di modificare (grazie, anche, al lavoro occulto della P2 [6]) la struttura costituzionale conducendoci verso un paese sempre più oligarchico e autarchico.
Rivoltanti, sui quei fatti torinesi, le reazioni di diversi politici che sposano le tesi di taluni media, fingendo una falsa onestà intellettuale quando, invece, sono i reali protagonisti del declino democratico. Costoro, infatti, omettono la propria responsabilità rispetto ai temi del calo democratico nel paese, così, come sfacciatamente glissano sull’aumento vertiginoso della povertà e/o della precarietà nazionale che va dalla salute all’istruzione e la causa è non aver investito adeguatamente, anzi… hanno favorito le privatizzazioni a tutto danno del servizio pubblico, quello che è a tutela di tutti noi.
Allora bisogna porsi una domanda.
Ma le restrizioni del governo fatte a danno della popolazione non sono, anch’esse, delle violenze? Non sono violenze quelle di usare i figli del popolo in divisa contro chi rivendica dei legittimi diritti nelle piazze per una vita più dignitosa?
È vergognoso che si usino queste forze statali in divisa per creare caos [7] nelle piazze invece di indirizzarle dove necessitano realmente, contro quella mafia che pervade sempre più anche le istituzioni, quelle che dovrebbero essere democratiche e al servizio dei cittadini e che invece…
NOTE:
[1] Il Robespierre
[2] Dens dŏlens 157 – Polizia, manifestanti e cospiratori https://www.iskrae.eu/dens-do%cc%86lens-157-polizia-manifestanti-e-cospiratori/
[3] Dens dŏlens 262 – G8 di Genova agente inglese infiltrato tra i Black Bloc https://www.iskrae.eu/dens-dolens-262-g8-di-genova-agente-inglese-infiltrato-tra-i-black-bloc/
[4] Andrea Scanzi
[5] da: Collana a cura di Regione Toscana “I servizi segreti – Come funzionano. A cosa servono. Come controllarli”
– Centro di Documentazione Cultura e Legalità Democratica.
Il “nostro” servizio segreto aveva addirittura stabilito un preziario, come premio, per i vari atti terroristici:
“a) per la distruzione di un piroscafo lire 25.000;
b) per la distruzione di una locomotiva o deragliamento di un intero convoglio L. 15.000;
c) per la distruzione di un carro ferroviario, carico, fermo in stazione, L. 5.000;
d) per la distruzione di un autocarro carico di uomini L. 10.000 – di materiali L. 5.000;
e) per la diffusione di malattie infettive o ingenti danni ad opere d’arte, ferroviarie, etc., il premio sarà commisurato agli effetti ottenuti.” (1)
In caso di inconvenienti all’operatore si provvedeva, anche, a…
“Se arrestato: i mezzi di sostentamento fino alla liberazione;
Se deceduto: un indennizzo di L. 50.000….”
“… Arresto non superiore a 5 mesi: L. 5.000.
Arresto e condanna (pena inferiore a 10 anni) L. 10.000.
Arresto e condanna (pena superiore a 10 anni) L. 25.000.
Morte L. 50.000.”
[6] Strage alla stazione di Bologna
https://memoria.cultura.gov.it/la-storia/-/event/fact/be3c59cc-71ff-4f64-a3e2-912d9595e559%23c6884ea7-81f4-4c55-9bb1-b9cb476661b8/Strage+alla+stazione+di+Bologna
[7] Rita Rapisardi


03 Feb 2026
Posted by Iskra
