di MOWA
«Ε così il colpo di mano si fece semplicemente con l’opera della violenza.» (Friedrich Engels, Violenza ed economia nella formazione del nuovo impero tedesco)
Ennesima vittima negli USA per mano dell’Immigration and Customs Enforcement (ICE) che hanno ucciso, meglio dire assassinato, chi tentava di filmare con il cellulare i soprusi in corso e, nel frattempo, provava, senza girarsi dall’altra parte, a prestare soccorso ad una donna maltrattata da quella “polizia” antimmigrazione. Inoltre, per l’ennesima volta si ascoltano e leggono, da parte di diversi commentatori, abominevoli motivazioni che giustificano quelle azioni arrivando ad incolpare le vittime. In particolare, il quarantaquattresimo Presidente degli USA copre l’operato dell’ICE dimenticando che questa “polizia” governativa è stata voluta nel 2003 da George W. Bush e mantenuta dal cosiddetto “democratico” Barak Obama, una cosa, questa, per nulla irrilevante in quanto, testimonianza della continuità politica di un modo di pensare e di agire sulla popolazione in un paradigma di oppressione della classe sociale meno abbiente a tutto vantaggio del censo medio-alto. Non sono, assolutamente, giustificabili le “attenuanti” sostenute dai vari commentatori (media, politici…) che indicano quanto accade come caso “patologico, psichiatrico, megalomania” e così via dimenticando, invece, le ragioni strutturali per le quali si lascia agire e/o incitare impunemente quelle forze di polizia ad usare, e perseverare nell’uso di un potere istituzionale assoluto.
Friedrich Engels ne «Il ruolo della violenza nella storia», ed in risposta a Dühring, sosteneva che: «La «proprietà fondata sulla violenza» risulta così solo una frase che cela il non capir lo svolgimento reale delle cose» e che si manifestava in un «monopolio dei mezzi di produzione e di sussistenza nelle mani d’una sola classe minoritaria, oppressione dell’altra classe maggioritaria di proletari diseredati» e che la violenza poteva essere, anche, il «veicolo per dominare l’ordine economico».
Un ordine economico capitalistico, quello statunitense, che non ha modificato la propria natura strutturale ma che l’ha solo adeguata ai tempi moderni, adattando la propria ideologia in modo da far digerire meglio alla popolazione il suo gattopardesco agire alla Tancredi, quello che pronunciò la famosa frase: «Se vogliamo che tutto rimanga com’è, bisogna che tutto cambi».
Diverte ascoltare i diversi commentatori filo-occidentali che cercano argomenti o aggettivazioni per giustificare e coprire le efferate azioni dell’ICE difendendo quel sistema ingiustificabile ad oltranza. Costoro, pur di far dimenticare a chi li ascolta la propria vergognosa sudditanza ideologica al capitalismo, si perdono in olimpionici slalom di infiniti “ma” o “però” tanto da meritare (qui sì!) un Nobel per la capacità di districarsi nella melma.
Commentatori filo-occidentali che si aggrappano ad una nuova dimensione narrativa rispetto a quello che la società capitalistica è realmente. Questo non li esimerà dall’essere condannati dalla Storia per essere stati sin qui “portaborse” culturali di un feroce e brutalizzante sistema in grado di privare dei diritti sociali e di uguaglianza la stragrande maggioranza della popolazione.
Bisogna ricordare che in quel paese, gli USA, sino a pochi anni fa vi era la schiavitù della gente di colore e per dirla alla Engels, «i privilegi di classe vengono banditi, i privilegi di razza santificati». Oggi, quindi, il sistema statunitense, avrebbe, bisogno di vedere riconosciuto, non solo il carattere specificamente borghese dei diritti dell’uomo come previsto dalla sua Costituzione (la prima che riconosca i diritti dell’uomo) ma, con un sostanziale mutamento, un paradigma di autentica uguaglianza tra gli individui che va ben oltre la dottrina egualitaria rousseauiana dell’eguaglianza. Invece, ancora oggi, «questi capi diventano necessariamente gli oppressori dei popoli e spingono questa oppressione sino al punto in cui la disuguaglianza, portata al suo culmine, si converte a sua volta nel suo contrario, diventa causa dell’eguaglianza: davanti al despota tutti sono uguali, ossia uguali a zero.»
NOTE:
[1] Anti-Dühring – XIII. Dialettica. Negazione della negazione


27 Gen 2026
Posted by Iskra
