di MOWA
«Che cos’è il comunismo? Il comunismo è la dottrina delle condizioni della liberazione del proletariato.» (Friedrich Engels, Principi del Comunismo, 1914)
Interessantissimo l’ultimo rapporto di Oxfam [1], parla della disuguaglianza tra chi possiede la ricchezza economica e chi no, tale ricchezza, in mano di pochi, alimenta il divario tra ricchi e poveri e, nel contempo, la disuguaglianza politica atta a conservare ricchezza e divario. Non solo, in tal modo si crea una classe sociale privilegiata «di individui con un accesso smisurato al potere e un diretto controllo sulle nostre economie e società» alimentando, quindi, una abnorme differenza tra gli individui tale da avere, oggi, solo 12 miliardari più ricchi del mondo che possiedono «una ricchezza superiore a quella detenuta dalla metà più povera dell’umanità, ovvero da oltre quattro miliardi di persone.»
Decisamente un abominio, perché come dice il rapporto di Oxfam: «Non è solo questione di denaro, ma anche di potere e influenza». Da ciò si può constatare che, oggi, «la metà delle più grandi media corporation ha proprietari miliardari.» Inoltre, il rapporto evidenzia che i «miliardari hanno 4000 volte più probabilità di ricoprire una carica politica rispetto alle persone comuni. Usano la loro ricchezza per definire le regole del gioco, manipolare il sistema e plasmare il nostro futuro mentre una persona su quattro nel Mondo non ha cibo a sufficienza, la ricchezza dei miliardari continua a crescere.» Nel rapporto si dice, anche, che in «soli 4 secondi, Elon Musk accumula quanto una persone guadagna in media in un anno.»
Il rapporto Oxfam è scritto con dovizia di particolari e chi lo ha redatto era consapevole che avrebbe, giustamente, messo in moto discussioni per il grande disagio che vive la maggioranza della popolazione mondiale, contrariando quei pochissimi sfruttatori che si sarebbero agitati e avrebbero mosso i loro lacchè per bloccarne la diffusione.
A questo punto si pone spontanea una domanda: “Sbagliavano i pensatori comunisti quando sostenevano che nella «stessa proporzione in cui si sviluppa la borghesia, cioè il capitale, si sviluppa il proletariato, la classe degli operai moderni, che vivono solo fintantoché trovano lavoro, e che trovano lavoro solo fintantoché il loro lavoro aumenta il capitale. Questi operai, che sono costretti a vendersi al minuto, sono una merce come ogni altro articolo commerciale, e sono quindi esposti, come le altre merci, a tutte le alterne vicende della concorrenza, a tutte le oscillazioni del mercato» [2] e che per l’effetto dell’«estendersi dell’uso delle macchine e con la divisione del lavoro, il lavoro dei proletari ha perduto ogni carattere indipendente e con ciò ogni attrattiva per l’operaio. Egli diviene un semplice accessorio della macchina…»?”.[2]
Certo è che, oggi, in molte parti del Mondo, per effetto della tecnologia le persone si sentono (ma non lo sono oggettivamente) privilegiate e idealmente più vicine ad uno standard sociale alto rispetto a quello che vivono nella realtà. Questo fenomeno culturale, è stato alimentato giorno dopo giorno, ora dopo ora, minuto dopo minuto da quella casta fatta di avvoltoi che si nutre del lavoro altrui (come descritto nel rapporto di Oxfam) incidendo a livello psicologico e bloccando la consapevolezza di essere effettivamente, ad un certo punto nella scala sociale secondo le regole stabilite, unicamente, a proprio beneficio, dal grande capitale e, cioè nella posizione «dei proletari che» hanno «perduto ogni carattere indipendente.»
La dimostrazione di aver perso quell’indipendenza è visibile, inevitabilmente, sul versante delle regole, infatti l’elezione degli esponenti politici che dovrebbero dettare le linee guida per una società equa, è incanalata a portaborse atti a mantenere lo status quo dell’elite al potere, infatti, sempre secondo il rapporto Oxfam, la «minor voce» che i cittadini possono eleggere e la «debolissima rappresentanza politica che riescono a esprimere» crea un «deterioramento della democrazia».
Questo rapporto Oxfam aiuta a capire come le dinamiche economiche condizionino la politica e viceversa e che, entrambe, sono motivo di sofferenza per la popolazione e per il pianeta che deve cercare di stare il più possibile in equilibrio con le risorse esistenti nonostante il continuo saccheggio delle stesse. Tale obiettivo non potrà essere raggiunto fintantoché non ci si libererà della gabbia invibile che abbiamo scelto di costruirci nella nostra testa. Per dirla con le parole di Karl Marx: «Con lo sviluppo della grande industria, dunque, vien tolto di sotto ai piedi della borghesia il terreno stesso sul quale essa produce e si appropria i prodotti. Essa produce anzitutto i suoi seppellitori. Il suo tramonto e la vittoria del proletariato sono del pari inevitabili» e che: «Le classi dominanti tremino al pensiero d’una rivoluzione comunista. I proletari non hanno da perdervi che le loro catene. Hanno un mondo da guadagnare.»
NOTE:
[2] Karl Marx, Il Manifesto del Partito comunista – Borghesi e proletari
Foto di MOWA


21 Gen 2026
Posted by Iskra
