di MOWA
«La guerra è una professione con la quale un uomo non può vivere onorevolmente; un impiego col quale il soldato, se vuole ricavare qualche profitto, è obbligato ad essere falso, avido, e crudele.» (Niccolò Machiavelli)
In molti paesi, sul versante della diplomazia, la situazione politica complessiva non sta andando molto bene, anzi, qualcuno molto interessato soffia sul fuoco per spingere verso una prossima guerra.
Non è certo una novità il fatto che qualcuno si dia da fare affinchè si arrivi ad un conflitto che faccia accrescere gli utili, in senso economico, per arrivare ad incassare enormi quantità di denaro.
Sui libri di Storia che parlano del Secolo scorso vi sono vari passaggi a chiarimento e/o rivelatori di quella strana “epopea degli alleati contro il nazismo”, situazioni che hanno portato solo danno alle popolazioni con milioni di morti, caduti in guerra, un’epopea che, però, ha arricchito una squallida élite di spregiudicati imprenditori. Basti ricordare i favolosi guadagni che hanno fatto diverse aziende USA come, ad esempio, la Ford, l’IBM, la ITT, la Opel, la Coca-cola, la GM, ecc., che hanno raggirato, con la complicità di banche tipo la Chase Manhattan dell’impero Rockefeller – o J.P.Morgan, il paese a cui sono state imposte restrizioni e sacrifici mentre venivano vendute tecnologia, macchinari, e … alla Germania nazista e arrivando, inoltre ad aprire alcune proprie filiali in Germania. Non va, poi, dimenticato che vi erano anche rifornimenti provenienti dalla Standard Oil che faceva parte dell’immenso impero Rockefeller, il patner statunitense IG Farben, oppure dalla Texaco, o dalla Esso che, al massimo della spregiudicatezza, servivano sia gli alleati che i nazisti, quindi per il guadagno non si facevano alcuno scrupolo.
Famoso l’episodio dello sbarco in Normandia, quando i soldati USA, mentre venivano massacrati dalle truppe hitleriane, scoprirono che gli autocarri nazisti montavano motori della General Motor e Ford.
Tanto furono aiutati i nazisti dagli imprenditori USA nel folle progetto razzista che la finanza statunitense ebbe un’impennata favorevole dopo averli armati.
La corsa agli armamenti di Hitler agevolò talmente, negli anni Trenta, la Ford-Werke che questa passò da 63.000 Reich Mark (RM) del 1935 a 1.287.800 (RM) nel 1939, 1.7 milioni di RM nel 1940, 1.8 milioni di RM nel 1941, 2.0 milioni di RM nel 1942 e 2.1 milioni di RM nel 1943. La stessa cosa valse per la Opel che con il riarmo nazista guadagnò, l’enorme cifra di 35 milioni di Reich Mark nel 1938. [1]
L’amore per la Germania nazista degli imprenditori USA non si limitò solo a fornire macchinari, tecnologia o combustibile al nemico del Secolo ma aiutò Hitler anche con il debellare i sindacati trasformando la classe operaia in una massa docile di seguaci senza potere. Inoltre, i salari tedeschi a differenza di quelli Usa, si erano declinati al profitto degli imprenditori oltre Oceano o, addirittura, erano soggetti a decurtazione e contemporaneamente, ai lavoratori, le ore di lavoro imposte erano arrivate addirittura a sessanta alla settimana alla Opel. Tutto questo, ovviamente, andava a vantaggio delle Corporation statunitensi.
Ciò che fu rilevante e che non passò inosservato agli storici fu la mancanza di bombardamenti sulle filiali delle industrie USA sul suolo della Germania da parte degli alleati e questo lo si evince dalle disposizioni date dal consigliere del Presidente Roosevelt, Bernard Baruch, che aveva dato l’ordine di non bombardare o danneggiarle, neanche leggermente, le fabbriche tedesche comprese in un certo elenco. Un elenco pieno di industrie o siti made in USA.
Ricordiamo, anche, le affermazioni doppiogiochiste e anticomuniste fatte dal Presidente Harry Truman nel 1941 in quella terribile guerra mondiale, mentre le truppe naziste pensavano di vincere con un Blitzkrieg (attacco a sorpresa) seguito da un Blitzsiege (guerra lampo sincronizzata), in terra sovietica e utilizzando forniture delle ditte USA (GM e Ford), che avevano l’intento di sgominare l’emergente società proletaria, lui diceva: «Se la Germania vince, dobbiamo aiutare la Russia, se la Russia vince, dobbiamo aiutare la Germania, affinchè possiamo ottenere il massimo vantaggio da entrambe.» Una frase sin troppo chiara di quanto pensasse della guerra e della sua utilità economica per le finanze USA. Oltre a ciò, gli USA, costrinsero, a guerra conclusa, scienziati ed esperti, dirigenti di diverse discipline (o criminali delle SS) ad impiegarsi nei vari dipartimenti o al Pentagono, operazioni che vennero chiamate “Overcast” e “Paperclip”.
A questo punto chi crede che i profitti delle imprese USA dislocate in Germania, e ottenuti con lavori forzati fatti da persone schiavizzate, si fossero fermati in terra tedesca si sbaglia di grosso, questi guadagni presero tutti il volo verso il Continente americano tramite alcune banche svizzere.
Quindi, le imprese USA sono corresponsabili in egual misura della atrocità compiute dai nazisti.
Un sistema capitalistico che, in fatto di barbarie, non è secondo a nessuno e non ha perso né le abitudini né la metodica nel costruire ipotesi di interventi cosiddetti “motivati” per depredare beni e risorse dei vari Stati del Globo. Dimostrazioni di quanto sia predatore il capitalismo le abbiamo avute in paesi come Argentina, Cile, Grecia, Filippine, Iran, Indonesia, Portogallo, Spagna, Sud Africa dell’apartheid, Sud Corea, Turchia, Taiwan, paesi in cui l’unico fine è stato ed è quello di acquisire profitti esattamente come aveva fatto con la Germania nel Secolo scorso. Le varianti/scusanti per intervenire sono diversificate in modo “creativo” e vanno dal terrorismo (secondo le loro ricostruzioni) fino al fanatismo religioso.
Unica cosa che rimane sempre uguale in queste situazioni è la parola d’ordine del capitalismo warfare system.
NOTE:
[1] Profit über alles! Le corporazioni americane e Hitler di Jacques R. Pauwels
https://www.globalresearch.ca/profits-ber-alles-american-corporations-and-hitler/4607
Foto tratta dal periodico aziendale Opel di Rüsselshein insignita del titolo onorario di “impresa di guerra modello”


17 Gen 2026
Posted by Iskra
