di MOWA
«La differenza tra chi sei e chi vuoi essere è ciò che fai.» (Anonimo)
Bisogna essere onesti con sè stessi e ammettere che, le parole della portavoce del ministero degli Esteri russo, Maria Zakharova, per quanto potrebbero sembrare esecrabili, rispecchiano, in realtà, quanto accade in questo paese da anni e che ultimamente, proprio per i tagli effettuati a tutti i servizi, la quasi abolizione della contrattazione sindacale, il totale mancato rispetto dei diritti, della sicurezza e della salute di chi lavora non sono per nulla stonate perché rispecchiano una verità che si sta vivendo quotidianamente: «Finché il governo italiano continuerà a spendere inutilmente i soldi dei suoi contribuenti per l’Ucraina, l’Italia crollerà tutta, dall’economia alle torri», e questo è riferito all’ultimo crollo della Torre dei Conti a Roma, dove oltre a chi è riuscito ad uscire, vi è stata una vittima sessantaseienne di nazionalità rumena. Quello che non è stato sottolineato da nessuno nelle roboanti dichiarazioni di sdegno che tutti, ma proprio tutti hanno fatto è che il lavoratore aveva ben sessantasei anni e si trovava a faticare per campare, non si trovava a casa a riposare dopo una vita di lavoro ma era costretto ancora, per sopravvivere, a trascorrere le giornate in fatiche usuranti.
E veniamo a quanto affermato dalla portavoce Zakharova. Sul suo canale Telegram ha affermato che “a maggio di quest’anno il ministero degli Esteri italiano ha riferito che il sostegno all’Ucraina, compreso quello militare, ammonta a circa 2,5 miliardi di euro”. Quindi, tutti soldi investiti in attività belliche, tutti soldi sottratti alle necessità anche primarie del paese che è diventato il fanalino di coda in Europa e che vede l’aumento dei non abbienti e di chi ha bisogno di andare a prendere un piatto di minestra presso chi prepara pasti caritatevoli.
Dunque c’è da chiedersi con quale coraggio sia gli esponenti del Governo italiano che anche parte dell’opposizione si permettano di dissentire una verità così fattuale dopo quanto stabilito con la NATO all’Aja il 25 giugno 2025 e votato da molti paesi: «Gli alleati si impegnano a destinare ogni anno il 5 per cento del PIL alle esigenze fondamentali della difesa [core defence, in inglese, ndr] e alle spese connesse alla difesa e alla sicurezza entro il 2035, per garantire i nostri obblighi individuali e collettivi» [1] tra cui il supporto militare all’Ucraina.
Forse non è comprensibile? Allora va detto in parole chiare: “Cosa stanno combinando questi folli governanti dei vari Paesi che hanno sottoscritto quell’impegno all’Aja?” Quei soldi verranno distribuiti in due componenti principali, come sostengono riviste specializzate: il 3,5 per cento del PIL andrà alla spesa militare vera e propria, per soddisfare i «requisiti fondamentali della difesa» e gli «obiettivi di capacità della NATO». Il rimanente 1,5 per cento dovrebbe essere usato per «proteggere le infrastrutture critiche», rafforzando la «resilienza civile» e sostenendo l’innovazione e l’industria della difesa. [2] Ci si chiede se anche le campagne pubblicitarie a favore della guerra, sia quelle sottotraccia che quelle evidenti servano a spostare le coscienze a favore di un possibile conflitto, e questo a partire dalle piazze delle città che vedono esposizioni di mezzi militari e prove accessibili all’uso delle armi che le scuole dove l’esercito presenta i propri programmi di “arruolamento”.
I sindacati nazionali, in primis la CGIL, rispetto all’ultima manovra finanziaria dicono che: «Il governo deve mille euro a ogni lavoratore. Con il “drenaggio fiscale”, lavoratori e pensionati hanno pagato oltre 24 miliardi di tasse in più tra il 2022 e il 2024. Dunque sono state pagate più tasse per 24 miliardi di euro. Risorse sottratte a redditi medio-bassi, che non sono state reinvestite in servizi pubblici ma utilizzate per il risanamento dei conti e l’aumento delle spese militari.» [3] [4]
Inoltre stanno programmando anche l’aumento di tutte le accise per
rimpinguare le entrate.
Correttamente il sindacato chiarisce lo scandalo di una cattiva propaganda fatta dal Governo sulla manovra finanziaria svelando il trucco al capitolo “Manca l’equità fiscale”: «Si sa, e lo abbiamo anche noi ricordato, a produrre oltre l’80% del gettito dell’Irpef sono lavoratori dipendenti e pensionati. Ma quel che più “brucia e fa scandalo” è che a parità di “guadagno” la tassa che pagano dipendenti e pensionati è più alta di quel che pagano altri contribuenti. Qualche esempio? Con un reddito di 35.000 euro lordi un lavoratore dipendente paga 6.898 euro di imposte, un pensionato 8.413 euro, un autonomo in flat tax 4.095 euro, una rendita finanziaria 4.375 euro. Ancora, un professionista con 85.000 euro lordi in Flat tax versa 7.000 euro di imposte, con Irpef ordinaria più del doppio, 19.000 euro.» [4]
Ma cosa avverrebbe in concreto, sempre secondo le analisi del sindacato CGIL, con questa manovra finanziaria ad opera del Governo? «Il dibattito sull’aumento della spesa militare in Italia ha raggiunto un nuovo livello di intensità, con la recente proposta di raggiungere il 5% del PIL destinato alla difesa entro il 2035. Questa prospettiva, emersa dal recente vertice NATO all’Aia, rappresenta un salto imponente rispetto all’attuale 1,5% circa del PIL e persino rispetto all’obiettivo del 2% fissato per il 2028. Le implicazioni di un tale incremento sono profonde e sollevano interrogativi cruciali su chi sarà chiamato a pagare il conto, con particolare riferimento ai pilastri dello Stato sociale italiano: pensioni, sanità e istruzione.
Attualmente, l’Italia destina alla difesa circa 30-33 miliardi di euro all’anno. Portare questa cifra al 5% del PIL significherebbe un incremento astronomico, stimato dagli osservatori come Milex (osservatorio per le spese militari) tra i 75 e i 100 miliardi di euro aggiuntivi all’anno. Questo si tradurrebbe in un impegno finanziario complessivo di oltre 100 miliardi di euro annuali per la difesa entro il 2035.
Una cifra di questa portata pone una sfida senza precedenti per la finanza pubblica italiana, già gravata da un debito elevato. Come evidenziato da molti economisti, un aumento così massiccio richiederebbe un profondo ripensamento della finanza pubblica. Le opzioni per reperire tali risorse sono limitate: o attraverso un aumento significativo delle tasse o attraverso tagli drastici ad altre voci di spesa pubblica. Ed è qui che emerge il cuore del dibattito e la preoccupazione per il destino delle pensioni, della sanità e dell’istruzione.» [5]
L’analisi sindacale si chiude con questa triste sorpresa dei “benpensanti del Governo” che si mostrano, immotivatamente, indignati per le parole della portavoce russa: «In sintesi, la decisione di aumentare la spesa militare al 5% del PIL, viene presentata come una necessità geopolitica di sicurezza, in realtà implicherebbe un profondo riordino delle priorità nazionali. Senza una crescita economica straordinaria e sostenuta, il finanziamento di tali ambizioni militari ricadrebbe in modo significativo sulle spalle dei cittadini, riducendo la qualità e la disponibilità di servizi pubblici fondamentali e mettendo a rischio il modello di stato sociale costruito nel dopoguerra.»
I politici ed i ministri di questo Governo, con il codazzo annesso dei vari embedded ideologici, potranno anche mostrarsi offesi per le parole pronunciate dalla portavoce del ministero degli Esteri russo, Maria Zakharova, ma, purtroppo, è proprio la visione del Mondo che spacciano a non volere una società più equa e sensibile rispetto alle tematiche sociali e di conseguenza a quale uso dovrebbero essere destinate le risorse interne.
Il loro modo di agire offende, prima di tutto, proprio quell’ultimo lavoratore deceduto sotto le macerie della Torre dei Conti a Roma e come lui, tutta la lunga lista dei morti, feriti, invalidati da condizioni di lavoro (sempre peggiori) inumane e senza sicurezza. A tutti costoro bisogna portare un rispetto sincero, non solo contabile e non riempirsi la bocca di parole di sdegno postume e robonati come se il frastuono della voce mettesse a tacere la realtà dell’ingiustizia.
Il rispetto, innanzitutto, parte dalla prassi consequenziale a quanto dovrebbe essere fatto in investimenti veri e non a parole enfatiche e sostanzialmente vuote. In questo paese si stanno bruciando le risorse di chi produce la ricchezza reale a cui andrebbe portato il più reverenziale dei rispetti per mandarle a chi le utilizza per sopprimere altri poveri derelitti proprio uguali a coloro che vengono deprivati. Adesso basta!
NOTE:
[1] The Hague Summit Declaration https://www.nato.int/cps/en/natohq/official_texts_236705.htm
[2] Quanti miliardi costerà all’Italia l’aumento della spesa militare https://pagellapolitica.it/articoli/costo-italai-aumento-spesa-difesa-nato
[4] Analisi della Legge di Bilancio 2026 e delle sue ricadute sui settori
della conoscenza https://www.flcgil.it/attualita/analisi-della-legge-di-bilancio-2026-e-delle-sue-ricadute-sui-settori-della-conoscenza.flc
[5] Aumento della spesa militare al 5% in Italia: chi paga il conto? https://www.cgil.mantova.it/aumento-della-spesa-militare-al-5-in-italia-chi-paga-il-conto/


05 Nov 2025
Posted by Iskra
