di MOWA
«E di trista vergogna si dipinse…» (Dante)
La vergogna non ricopre mai abbastanza quelle figure istituzionali che, nonostante il proprio passato da fascisti, insistono, per calcolo e convenienza, nel voler vedere riconosciuto un proprio ruolo positivo nella Storia e fanno pressioni continue per ridipingersi un passato dove essere messi sullo stesso piano di chi è stato attivo nella Resistenza.
Costoro raccontano la loro storia, come “Storia” condivisa con i patrioti partigiani che liberarono l’Italia dalle atroci brutalità perpetrate su chi non era allineato o considerato sbagliato, diverso, oppositore… [1] Infatti, a costoro, non importa cosa sia successo agli italiani che non condividevano quella visione del mondo, durante quel malefico Ventennio fascista, non importa a questi ignavi quanti furono passati per le armi, dopo torture e sevizie, quanti furono confinati, imprigionati, inviati nei campi di sterminio… solo perché non condividevano quel fanatico paradigma. [2]
Una Storia, fatta di soprusi sulla vita, sulle idee, sulla cultura, un agire in cui nulla contavano le persone in quanto tali ma dove il fanatismo, il familismo, le raccomandazioni contro il merito trionfassero, e questo modo di governare e di pensare ha lasciato il segno, anche negli anni a seguire, in molti politici e nei loro accoliti. Non è, forse, casuale che la nota caratteristica degli italiani conosciuta all’estero sia quella del “furbetto” inteso come colui che si comporta in modo fraudolento violando o aggirando le regole che dovrebbero, invece, essere condivise per il bene di tutti. E, forse, non hanno tutti i torti se si pensa a quanti sono coloro che evadono le tasse a totale danno di chi le paga e dei servizi generali diventati sempre peggiori. Tutto questo dovrebbe far fare una riflessione e far capire quanto siano ipocriti i nipoti di quella cultura.
Una perversione culturale che non ha cessato di continuare da subito dopo la Liberazione dal nazifascismo, coperta da burocrazia ed intrallazzi, e che invece, avrebbe dovuto impegnare meglio tutti gli italiani nel rigettare con vigore quelle idee del Ventennio per evitare il loro proliferare sotterraneo fra le persone e in particolare nelle stanze del potere per cui, oggi, ne subiamo tutti le conseguenze. Anzi, la smagliatura culturale si è estesa a tal punto d’essersi costruita una finta opposizione politica talmente annacquata che non riuscirà mai a fermare la deriva reazionaria in corso perché qualcuno ha lavorato incessantemente da quel 25 Aprile 1945 mettendo le basi per una “riscossa”. Infatti, nell’impotenza totale delle istituzioni si moltiplicano i fenomeni di squadrismo camuffato da celebrazione o ricorrenza al punto da far dimenticare alle nuove generazioni (anche per colpa gravissima della scuola che non trasmette la memoria del nostro paese facendo studiare la Storia e non storpiandola o trasformandola) quali furono le conquiste sociali in quegli anni ’70 come la conquista dello Statuto dei lavoratori o la chiusura dei manicomi con la Legge Basaglia, maggiore edilizia popolare e l’equo canone, la riforma sanitaria, le 150 ore per il diritto allo studio dei lavoratori… Tutte conquiste ottenute dai lavoratori e dagli studenti che si esposero maggiormente per le conquiste migliorative ad un prezzo altissimo.
Una significativa testimonianza di cosa continuavano a fare i fascisti in quegli anni l’abbiamo nel video dell’ANPI Niguarda di Milano dove si parla di Claudio Varalli ucciso da Antonio Braggion rimasto latitante per decenni nonostante fosse una vecchia conoscenza delle Forze dell’Ordine per aver compiuto atti criminosi in molte località italiane. [3] Ma l’elenco di giovani democratici antifascisti deceduti in quegli anni e per mani diverse di chi non voleva l’espansione e l’applicazione sostanziale e non formale della Costituzione è lunghissimo. [4] [5] [6] E fa male, oggi, vedere schiere di mani e braccia tese di persone vestite di nero che gridano “presente” [7] [8] commemorando chi, malauguratamente, è deceduto e, non si parla invece, di cosa metodicamente facevano, delle delazioni di nomi di studenti democratici passati ai fascisti. Infatti molti non sanno o non ricordano che in quegli anni, e molto prima, ci furono molte persone, nel movimento dei lavoratori e degli studenti ferite, percosse o uccise da azioni squadristiche fasciste. [9] E’ importante ricordare quanti furono i democratici a dover ricorrere a cure e quanti dovettero guardarsi alle spalle perché seguiti sistematicamente e minacciati da squadracce fasciste.
In quegli anni venne, persino, brutalmente aggredito in pieno giorno, in piazza San Babila a Milano, un garzone di fornaio che stava consegnando, con la sua bicicletta, il pane solo perché aveva un fazzoletto rosso al collo. Quello era il metro di misura del fanatismo negli anni a seguire la Liberazione da parte di una generazione fascista che, oggi, siede anche in Parlamento e che non ha mai fatto i conti con il proprio passato e che oggi arriva a chiedere, addirittura, una revisione storica chiedendo di uniformare i morti fascisti e i patrioti Partigiani. Un abominio da rigettare con tutte le forze…
NOTE:
[2] https://www.straginazifasciste.it/
[3] Claudio Varalli, Storia di un Ragazzo
[4] https://thevision.com/cultura/sanbabilini-milano-anni-settanta/
[5] https://www.tuttostoria.net/tutto-storia-autori.aspx?code=915
[6] Brasili fu ucciso da due sanbabilini a pag 5 https://archivio.unita.news/assets/derived/1977/12/21/issue_full.pdf
[7]
Volevo tranquillizzare
tutti: nessun fascio è stato identificato per la realizzazione di
questo video. Mi sembrava giusto chiarirlo. pic.twitter.com/Ay48Na9S5Z—
Cavallodiritorno (@Cavalodiritorno) May
2, 2025
[9] MILANO, 12 APRILE 1973 https://www.youtube.com/watch?v=ttu3PN3SIG0


06 Mag 2025
Posted by Iskra

