DANILO TOSARELLI – MILANO
Io, alla manifestazione di Torino contraria allo sgombero del centro sociale Askatasuna, non c’ero. Immagino.
Dopodiché, anche le versioni di chi era presente come giornalista, sono state messe in discussione. Certo.
Rita Rapisardi giornalista, era vicinissima al poliziotto aggredito ed ha fornito una versione diversa. Poi vi dico.
E allora mi rifaccio alla sana abitudine di ragionare con la mia testa, riordinando le idee. E’ il mio modo di essere.
ASKATASUNA
Il centro sociale Askatasuna esiste dal 1996. Venne occupato un edificio comunale abbandonato dal 1981.
Per 30 anni è stato un punto di riferimento per la comunità torinese, offrendo varie iniziative culturali e politiche.
Per i residenti del quartiere è stato un luogo di socialità e mutualismo. Forte è stato il sostegno, al diritto all’abitare.
Giusto rilevare, che Askatasuna ha da sempre 2 anime. Una sociale e l’altra arrabbiata. Sono trascorsi 30 anni.
Quella sociale lavora con il quartiere e quella arrabbiata racchiude sentimenti di ribellione motivata, anche profondi.
Questi sentimenti hanno trovato espressione nei momenti caldi delle proteste No Tav e di recente per la Palestina.
Espressioni anche violente, in una lotta sociale la No Tav, molto sentita in Piemonte, ma da sempre non ascoltata.
I FATTI
Nel gennaio 2024 viene firmato un patto tra Askatasuna ed il comune di Torino. Il sindaco Stefano Lo Russo è del PD.
Contribuisce anche il Gruppo Abele di Don Ciotti. “Va privilegiato il dialogo, come chiave per gestire le tensioni sociali.”
Giusto sottolineare, che per vari esponenti del governo Meloni, la scelta rappresenta un “calarsi le braghe” inaccettabile.
Il patto prevede però che le varie attività si svolgano al primo piano. Per problemi strutturali, gli altri locali sono inagibili.
Il 18 dicembre 2025 avvengono alcune perquisizioni all’interno del centro sociale, collegate ad una inchiesta torinese.
Assalti e vandalizzazioni alle ex OGR (2/10/25), alla sede di Leonardo (3/10/25) e alla redazione della Stampa (28/11/25).
Le azioni sono avvenute durante manifestazioni pro Palestina. Esistono sospetti, su alcuni frequentatori di Askatasuna.
Va precisato, altrimenti non si comprendono i fatti, che la polizia troverà 6 attivisti presenti nei locali considerati inagibili.
Il sindaco di Torino dichiara che il patto con Askatasuna si interrompe da quel momento. In giornata avviene lo sgombero.
Lo Russo dichiarerà che il patto si è interrotto per “mancato rispetto delle condizioni di legalità a cui il patto era vincolato“.
Dichiarerà anche “lo sgombero non è stata una mia decisione politica. Io ho preso atto di una decisione amministrativa.”
Tuttora non sono chiari i motivi che hanno portato allo sgombero. Però, mi sembra giusto evidenziare alcune circostanze.
L’arrivo di 300 agenti di polizia da altre regioni (Il Post del 18/12/2025) lasciava già presagire quali fossero le intenzioni.
Per il governo, che come detto non aveva digerito quel patto, finalmente l’opportunità di chiudere quel tipo di esperienza.
Il 31 gennaio 2026 viene organizzata una manifestazione contro la chiusura di Askatasuna. Si sa, con scontri con la polizia.
Don Ciotti, co-estensore del patto, rilascia il 22/12/25 al quotidiano “La Stampa” dichiarazioni che ritengo molto importanti.
Don Ciotti condanna i comportamenti violenti. Un gruppo ristretto non può distruggere quel lavoro sociale svolto negli anni.
“Quel centro è stato anche ossigeno, non tutto va criminalizzato. La rabbia scoppia quando mancano le opportunità.
Ci preoccupiamo dei giovani, ma poi non ce ne occupiamo. La città si arricchisce grazie al contributo di tutti nel costruire un orizzonte. E questo tiene conto anche dei centri sociali, che sono laboratori di libertà e creatività, luoghi di protezione delle fragilità e della vulnerabilità che ci attraversano“.
Mi chiedo. Sono questi i motivi che hanno portato in piazza 50.000 persone per manifestare contro la chiusura Askatasuna?
LE DICHIARAZIONI DEL CENTRO DESTRA
Matteo Piantedosi, Ministro dell’Interno, aveva già definito le azioni legate al centro sociale come “terrorismo urbano“.
Nella la sua informativa alla Camera dei giorni scorsi, ha dichiarato “i disordini di Torino richiamano dinamiche squadristiche”
E alla sinistra in piazza ha rinfacciato “Chi sfila con i delinquenti offre prospettiva di impunità“.
Matteo Salvini, Ministro dei Trasporti “Delinquenti quelli di Askatasuna. Peggio di loro solo chi li difende, coccola, giustifica, protegge. Avanti tutta con arresti, sgomberi e nuovo pacchetto sicurezza“.
Guido Crosetto, Ministro della Difesa “Non sono manifestanti, sono guerriglieri, sono bande armate che hanno come obiettivo quello di colpire lo Stato e chi lo serve. Devono essere combattuti come sono state combattute le Brigate Rosse“.
Giorgia Meloni, Presidente del Consiglio ha espresso una dura condanna, definendo i fatti accaduti (il riferimento è all’agente aggredito), non come una protesta, bensì come un “tentato omicidio“.
ALTRE PRESE DI POSIZIONE
Franco Gabrielli, ex prefetto ed ex capo della polizia “Chi devasta, aggredisce e colpisce le forze di polizia non è un portatore di istanze. E’ un delinquente che attacca lo Stato ed i diritti di tutti. La solidarietà verso gli operatori aggrediti è un prerequisito, ma è il momento di difendere chi indossa una divisa non solo dai violenti, ma anche “dagli incantatori di serpenti”. Sono quelli che usano gli operatori di polizia come una bandiera propagandistica, promettendo scorciatoie e soluzioni miracolose, che alla prova dei fatti, non proteggono proprio nessuno. A cominciare da chi indossa una divisa“.
Enrico Zucca è il Procuratore generale di Genova. Fu il PM della scuola Diaz nel 2001, durante i tragici fatti del G8.
Apertura anno giudiziario 2026. Ha pronunciato un appello alla polizia a non cercare nemici in piazza, ma a tutelare la libertà.
“Le tensioni sociali, anche per il contesto degenerato che espone ingiustizie manifeste e disprezzo diffuso dei diritti, sono presenti e devono essere affrontate con ragionevolezza, senza che questo significhi minor fermezza verso il crimine...”
“Limitare libertà costituzionali, esasperando il conflitto, ha effetti più che sui violenti, sugli agenti impegnati e sui cittadini“.
Nicola Rossiello, segretario generale del Sindacato lavoratori di Polizia (SILP). “La narrazione del Ministro Piantedosi sui fatti di Torino appare totalmente rovesciata rispetto alla realtà…” “Sostenere che i manifestanti abbiano fornito copertura ai violenti, significa non rendere giustizia alla verità e mancare di rispetto a chi esercita un diritto costituzionale…”
“Ribaltare i fatti non aiuta l’ordine pubblico. Serve solo a scaricare sulle Forze dell’Ordine il peso di una gestione politica della piazza che ha fallito nel proteggere sia chi manifesta che chi lavora in divisa…”
AGGIUNGIAMO ALTRE DICHIARAZIONI DI RILIEVO
Scontri durante la manifestazione di Torino. Sono state arrestate 3 persone. 2 sono state scarcerate con obbligo di firma.
La terza persona, che è uno dei presunti aggressori del poliziotto, per lui sono stati disposti gli arresti domiciliari. Come mai?
Il GIP ha contestato il reato di lesioni, pur riconoscendo il ruolo marginale del giovane nella vicenda. (TGR Piemonte 4/2/26)
Salvini ha definito la scarcerazione “una vergogna“. Con queste decisioni, esiste il “rischio di una sorta di impunità in Italia”
Carlo Nordio “I casi sono 2. O i magistrati non hanno applicato le leggi ed allora c’è da indignarsi, oppure hanno applicato le leggi, ma significa che le leggi sono inadeguate e quindi vanno cambiate. E’ quello che noi stiamo cercando di fare…”
Maurizio Gasparri, capogruppo al Senato di Forza Italia. “La decisione del GIP offende il sacrificio delle Forze dell’Ordine.
L’episodio dimostrerebbe un uso politico della giustizia e sarebbe una vergogna, perchè molti arrestati dovrebbero finire in carcere, mentre i pochi che vengono arrestati vengono poi liberati rapidamente…”
L’INTERVISTA DI “PIAZZAPULITA”
La puntata della trasmissione televisiva su “La7” del 5 febbraio 2026, ci ha proposto un’intervista esclusiva con un poliziotto.
Naturalmente lui ha chiesto di mantenere l’anonimato e lo comprendo, perchè le sue dichiarazioni non sono caramelle.
“Piantedosi ha confermato che prima della manifestazione di Torino sono state identificate 722 persone, ma solo a 30 persone in tutto è stato intimato di andarsene. Se pensi che durante gli scontri è stata stimata la presenza di un migliaio di black bloc, c’è qualcosa che non ha funzionato nella prevenzione. Non è che le bombe carta le hanno portate in treno, questa gente era in città già da qualche giorno.”
Il giornalista chiede, come sia possibile che si possano fermare le tifoserie violente in trasferta e di fronte a 1000/1500
persone che hanno fatto manifestazioni violente, l’apparato statale non riesca ad individuarle.
“Perchè con i tifosi c’è un dialogo e con questi no. Da qualche anno si è interrotto il dialogo con i centri sociali e in generale l’antagonismo, non solo a Torino. La prova? Nelle manifestazioni nazionali si arriva allo scontro sempre più velocemente.
E’ saltata la mediazione. L’indirizzo politico è quello di non parlarci.”
Il giornalista chiede, se tra le Forze dell’Ordine vi sia la sensazione che tutto ciò faccia parte di un disegno politico.
“Sì. Stanno vietando lo svolgimento di manifestazioni. Ti faccio l’esempio della classica occupazione della tangenziale. Voi volete occupare? Noi ve lo facciamo fare in un quarto d’ora, mezz’ora e poi si torna al percorso del corteo. Ognuno cedeva qualcosa e si conteneva la piazza…”
Il giornalista pone l’ultima domanda. Chiede se sia necessario, il fermo preventivo di 12 ore previsto dal decreto sicurezza.
“Scusa, abbiamo detto che su 722 persone identificate prima della manifestazione di Torino, solo a 30 è stato emesso un foglio di via obbligatorio… a chi avrebbero imposto il fermo preventivo se ne hanno individuato 30 su 1500?. Uno Stato che funziona non consente che queste persone raggiungano la manifestazione… E’ da 25 anni che abbiamo a che fare con questa gente e se in tutto questo tempo non abbiamo capito come gestirli, mi viene da pensare che non lo vogliano fare“.
LE MIE CONCLUSIONI
Andrò necessariamente in ordine sparso, perchè le cose da dire sono tantissime.
Quei 23 secondi, dove si vede il poliziotto assalito dai manifestanti, sono ormai diventati l’unico elemento su cui discutere.
Naturalmente, chi non è d’accordo nel condannare quanto accaduto, così come appare? Ma 23 secondi possono non bastare.
Il racconto della giornalista Rita Rapisardi, che si trovava a 5 metri dal poliziotto, dà una versione dei fatti un po’ diversa.
A suo dire, il poliziotto si sarebbe staccato da solo dal suo schieramento, per inseguire un paio di manifestanti. Lei era lì.
Le pare, che un manifestante avesse un’asta in mano. Il poliziotto arriva ed inizia a manganellare ed uno di loro finisce a terra.
E’ in quel momento, che arrivano altri manifestanti in soccorso che sbattono via il poliziotto. Lui cade per terra e viene filmato.
Perde il casco non allacciato e poi 2 colpi di martelletto, non martello, precisa la giornalista. Arriva il collega e loro se ne vanno.
Dopo il mio riassunto dell’accaduto, adesso voglio riportare integralmente quanto dichiarato e scritto ancora dalla Rapisardi.
“Cosa capiamo quando vediamo un video? Dov’è la nostra capacità di analisi? Cosa è successo prima? Come interpreto quei pochi secondi, saranno tagliati ad arte?…” “Ci sono numerosi video di persone a terra circondate e manganellate, quando sono a terra (anche fotografi che non finiranno in homepage). Ho visto teste aperte, labbra spaccate… Almeno in 30 sono andati negli ospedali torinesi, allertati la sera prima… Molti altri curati sul posto, non si avvicinano ai PS per paura di denunce“.
Quanto racconta la Rapisardi è assolutamente credibile, anche se è stato contestato come bugia, da sostenitori del governo.
Ma vogliamo raccontarla come si deve? Gli scontri di piazza non dovrebbero mai avvenire, ma quando accadono… si sa.
Le botte si danno e si prendono e quei 23 secondi sono una circostanza che accade spesso. Sia da una parte che dall’altra.
La differenza sta nel fatto che se le dà la polizia è certamente per motivi leciti, se le dà il manifestante.. Non è sempre così.
Sono molti gli episodi di cariche ingiustificate da parte della polizia. E qui, ecco che le valutazioni diventano spesso ipocrite.
Non perchè la polizia è “cattiva”, ma semplicemente perchè è la politica che decide il comportamento dell’Ordine Pubblico.
Il compito che svolge la polizia nelle piazze, è determinato dal clima politico presente in quel momento nel Paese. E’ chiaro?
A Torino ci sono stati oltre 100 agenti feriti e questo colpisce l’immaginario collettivo, ma quanti manifestanti risultano feriti?
Il manifestante ferito, lo spiega la Rapisardi, potrebbe essere individuato e denunciato. E magari è solo vittima degli scontri.
Il gran numero di poliziotti che risultano feriti, non è sempre un dato che rispecchia la gravità degli avvenimenti. Bene sapere.
Il poliziotto può essere semplicemente inciampato, ma è fatto obbligo di farsi refertare, perchè quel referto medico è basilare.
Minimo sono sempre 3 giorni, ma possono bastare per poter procedere nei confronti dei manifestanti fermati. E’ una prassi.
Scatta il reato di resistenza e violenza a Pubblico Ufficiale. Chiariamo. Anche i poliziotti si feriscono seriamente negli scontri.
Ma la visita della Meloni al poliziotto ferito, ciò che appare sui social e le miracolose dimissioni subito dopo, creano discredito.
Cosa penso del fermo preventivo di 12 ore inserito nel pacchetto Sicurezza? Fantozzi direbbe ” E’ una boiata pazzesca”.
Leggendo la formulazione della norma prevista, vi accorgerete che il “fondato motivo” si trasformerà poi di fatto, nel “sospetto”
Lo sanno, quanto personale servirà per trattenere per 12 ore persone “sospette”? Quante ne dovranno fermare per risolvere?
Questi fermi preventivi, quanto personale distoglieranno dai suoi compiti di piazza? E l’informativa al PM? Un gran casino.
Perchè il PM dovrà essere informato subito, per decidere se trattenere. Chi conosce i compiti di PG, sa che non deciderà…
Perchè servono documenti credibili per motivare la scelta del PM e questi non verrà messo nella condizione di poterlo fare.
Occorre tempo per fare tutto ciò. I fermati possono essere tanti. Provvedimento inefficace e inapplicabile. Intanto si fa fumo.
E allora la dice bene Franco Gabrielli, dall’alto della sua lunga esperienza sul campo. Evidenziando i pericoli e i contraccolpi.
“Non funzionerà, perchè difficilmente produrrà effetti significativi nella gestione dell’ordine pubblico. In compenso rischierà di radicalizzare ulteriormente lo scontro, di irrigidire ancora di più i rapporti già tesi nelle piazze, di comprimere in modo significativo altri spazi di libertà. E’ fumo negli occhi, è propaganda securitaria a finanza zero”
Sono fermamente convinto, che è obiettivo di questo governo ridimensionare e proibire qualunque forma di dissenso. Eh sì.
I centri sociali ne sono espressione e vanno chiusi. La ricostruzione dei motivi dello sgombero di Askatasuna, la dice lunga.
L’enfatizzazione data all’aggressione del poliziotto è chiaramente un pretesto, per giustificare il nuovo decreto sicurezza.
Quanta brava gente, certamente ingenua ed in buona fede, si è fermata lì a quei fatidici 23 secondi? Non va molto più in là..
Ecco ottenuto lo scopo di questo governo. Parla bene, ma razzola male. E’ autoritario, ma ci fa credere che ci vuole tutelare.
Ho voluto riportare tante testimonianze autorevoli, perchè credo che una riflessione seria debba essere ampia e motivata.
Non ho dubbi sulla pretestuosità addotta da Meloni per criminalizzare i fatti di Torino. C’erano 50.000 persone, ma non conta.
Gli scontri si potevano evitare. E’ quello che cercava il governo, per monopolizzare il dibattito sulla violenza contro lo Stato.
L’osservatore attento e chi sa non ci casca, ma il cittadino in buona fede che citavo prima, inevitabilmente beve alla grande.
In quella piazza erano presenti gruppi di aree diverse. Sono gruppi definiti “antagonisti”, che hanno in comune un obiettivo.
Hanno il mito dello scontro con le Forze dell’Ordine. Per loro è un momento di forte espressione di un conflitto che è radicale.
Peccato che hanno oscurato la straordinaria partecipazione dei 50.000, ai quali sarebbe stato opportuno chiedere il perchè.
Ho anche letto sui social, forme di sostegno a questi scontri. Addirittura motivate politicamente. Io li considero un vero autogol.
Prima di ogni gesto, se vuoi dare un senso a ciò che fai, dovresti porti delle domande. Se non te le poni, tu non stai con me.
Chi capirà questa azione? Chi ne pagherà le conseguenze? Chi invece ve trarrà vantaggio? Tu che lanci un sasso, chieditelo.
Il gesto va misurato sugli effetti che produce, non sul voler giustificare chi lo compie. I fatti di Torino interrogano le coscienze.


11 Feb 2026
Posted by Iskra
