Dopo la richiesta di estradizione di Casimirri, Luca Moro: “La ricostruzione del caso è superata. La verità resta ignorata”
Giuseppe Cirillo
Seppur sul piano diplomatico, il caso Moro sembra essersi riacceso. Il governo italiano ha rinnovato la richiesta di estradizione di Alessio Casimirri, ex componente delle Brigate Rosse che da decenni vive in Nicaragua, nonostante sia stato condannato in via definitiva a sei ergastoli per il sequestro e l’omicidio di Aldo Moro e per l’uccisione dei cinque uomini della scorta in via Fani.
Si tratta di un’iniziativa rilanciata dal ministro degli Esteri Antonio Tajani, che ha provocato la dura reazione del Nicaragua, il quale ha annunciato l’interruzione delle relazioni diplomatiche con l’Italia. In una nota, la Farnesina ha ribadito che l’Italia continuerà a chiedere che Casimirri risponda davanti alla giustizia italiana dei reati per i quali è stato riconosciuto colpevole, ricordando come Managua continui a garantirgli protezione e asilo.
Sulla questione è intervenuto anche Luca Moro, nipote dello statista democristiano, che in un’intervista all’Adnkronos ha rilanciato una lettura diversa di via Fani, soprattutto del ruolo delle Brigate Rosse. Lo ha fatto ricordando come la verità emersa dai lavori della seconda Commissione parlamentare d’inchiesta sul caso Moro sia stata sostanzialmente ignorata.
“Ammesso e non concesso che i brigatisti abbiano avuto un ruolo attivo nel caso Moro è, senza ombra di dubbio, un ruolo minimale e marginale. Le cose vere, purtroppo, sono state fatte da professionisti, cioè da gente addestrata che di mestiere fa la guerra. Via Fani è un’azione militare che non si poteva improvvisare”, ha sottolineato Luca Moro, commentando la nuova richiesta di estradizione avanzata nei confronti di Alessio Casimirri.
Casimirri è l’unico componente identificato del commando di via Fani a non essere mai stato arrestato dalle autorità italiane né ad aver mai scontato le condanne definitive pronunciate nei suoi confronti. Ma al di là di questo, per il nipote dello statista, il dibattito sul ruolo delle Brigate Rosse resta ancora incompleto. “Il mio caro e amatissimo nonno è stato ucciso in un modo ignobile, orribile e disumano. Non solo bisognava saper sparare, ma bisognava avere una conoscenza precisa del corpo umano affinché quei colpi non lo uccidessero subito, ma lo mantenessero vivo, a soffrire, il più a lungo possibile. I brigatisti non avevano di certo quella preparazione”.
A questo va aggiunto che gli elementi emersi nel corso dei lavori della seconda Commissione parlamentare d’inchiesta sul caso Moro abbiano ormai superato la ricostruzione tradizionale dei fatti. “L’errore più grande – ha precisato il nipote di Moro – è credere che abbiano detto la verità. Il paradosso ancora più grande è che la seconda Commissione d’inchiesta sul caso Moro li sbugiarda, ma non se ne tiene conto. Si continua a ragionare come se quella Commissione non fosse mai esistita e ci si basa ancora su principi e concetti ormai superati dagli eventi. La verità è a portata di mano, basta solo volerla vedere”.
Ed è proprio la verità la questione più scomoda e onnipresente in tutte le stragi e i casi rimasti irrisolti del nostro Paese. Per questo motivo, Luca Moro conclude la sua intervista all’Adnkronos con una citazione di suo nonno, oggi più attuale che mai: “Questo Paese non si salverà. La stagione dei diritti e delle libertà si rivelerà effimera se in Italia non nascerà un nuovo senso del dovere”.
18 Luglio 2026


19 Lug 2026
Posted by Iskra
