Putin resiste sempre meglio, Zelensky sempre meno. Intanto, dagli Stati Uniti c’è sempre meno interesse per Kiev
Sembra essere sempre più critica la posizione dell’Ucraina, stretta tra difficoltà militari, politiche ed economiche. Lo ha spiegato chiaramente il professor Alessandro Orsini sul Fatto Quotidiano, analizzando come le difese aeree stiano praticamente cedendo sotto il peso dei continui attacchi russi, mentre le truppe di Kiev al fronte sono sempre più indebolite dalla carenza di uomini e risorse. Intanto, la Russia continua ad aumentare la produzione di missili e ad arruolare soldati, mantenendo così un vantaggio.
E l’Europa?
“L’Europa – ha spiegato Orsini – non ha altre armi da dare a Zelensky. Merz ha supplicato Trump di fornire qualche Patriot. Poi si è offerto di acquistarli dalla Casa Bianca per girarli all’Ucraina”. Ma la verità è che molti Paesi europei dispongono ormai solo di riserve militari minime, conservate per la propria difesa strategica.
Dal punto di vista economico, l’Ucraina è tecnicamente fallita. “L’Unione Europea – ha proseguito il sociologo – non ha i soldi per caricarsi l’Ucraina sulle spalle. Trump deve sorreggere un altro Stato, Israele, e non vuole impoverirsi troppo rispetto alla Cina, che non ha guerre a dissanguarla”.
Sul fronte politico, la situazione è altrettanto grave. La NATO si è divisa: da un lato, Bruxelles insiste affinché l’Ucraina continui a combattere, almeno finché l’Europa non sarà riarmata; dall’altro, la Casa Bianca mostra segnali di disinteresse. Gli aiuti americani, infatti, stanno diminuendo e dovrebbero esaurirsi entro la fine dell’estate. Trump, nel frattempo, rallenta volutamente i rifornimenti per mettere Zelensky nella posizione di dover calcolare esattamente quanto tempo potrà ancora resistere senza l’appoggio degli Stati Uniti.
L’alleanza che fino a poco tempo fa sosteneva l’Ucraina si sta sgretolando, mentre quella intorno alla Russia – Corea del Nord, Iran e soprattutto Cina – appare solida e compatta.
Insomma, ciò che emerge chiaramente è un senso di smarrimento diffuso all’interno di un Occidente che si trova ora a fare i conti con ciò che ha sempre rifiutato di vedere e comprendere: la NATO e la sua industria militare sono più deboli di quanto si pensasse, soprattutto se paragonate alla compagine russa. Gli eserciti europei, spesso considerati efficienti sulla carta, si sono rivelati poco preparati. L’Italia, ad esempio, “ha 50 carri armati operativi, pochissimi soldati, una difesa aerea pressoché inesistente e una classe dirigente – ha sottolineato Orsini – incapace di andare oltre lo slogan. Mario Draghi: ‘C’è un invaso e un invasore’. Giorgia Meloni: ‘Scommetto sulla vittoria dell’Ucraina’. Corriere della Sera: ‘Il problema della guerra sono i putiniani’”.
Un altro elemento che continua ad alimentare il disorientamento è il fatto che la Russia, contrariamente a quanto previsto da molti, non si è ritirata, ma ha addirittura rafforzato la propria presenza in aree strategiche come la Libia. A ciò si aggiunge la crescente dipendenza dell’Europa dalle decisioni della Casa Bianca. In effetti, gli Stati Uniti hanno avuto il controllo delle fasi decisive del conflitto: sono stati loro a stabilire le condizioni iniziali della guerra e, ora che sembrano aver perso interesse, l’Unione Europea si ritrova disunita, debole e priva di mezzi. Tornando all’Italia, il Paese si trova ancora una volta a dover fare i conti con una classe intellettuale poco credibile, anche nel campo delle relazioni internazionali. Molti studiosi e commentatori presenti nei media principali si sono rivelati più “tifosi” della NATO che veri analisti indipendenti. “Nessuno si fida più di loro, né di chi diceva che Putin ha un esercito di cartone, senza missili né voglia di combattere”.
08 Luglio 2025


09 Lug 2025
Posted by Iskra
