di Santina Sconza *
L’interrogatorio di Giovanni Brusca diventa interessante quando incomincia a raccontare del neofascista Paolo Bellini.
È interessante perché Paolo Bellini è già stato condannato per la strage neofascista alla stazione di Bologna del 2 agosto 1980.
L’uomo, che si definisce il Sacco-Vanzetti italiano, ha sempre negato di essere stato in Sicilia, giorni prima della strage via D’Amelio, in una videochiamata fatta uscire dal carcere minaccia l’ex moglie e chiunque l’accusa di aver fatto parte delle stragi.
Ma l’omertà sembra che si sia spezzata, a Firenze Giovanni Brusca alla domanda se conoscesse Paolo Bellini risponde: “La strategia degli attacchi cosiddetti fuori dalla Sicilia, gli attentati al nord, fu presa e iniziò con dei suggerimenti da parte di un certo Paolo Bellini. Da lì la cosa fu trasmessa a Salvatore Riina”.
“Lui ci dava dei consigli, non ordini, che sia chiaro. Ci disse: se ammazzate un magistrato ce ne metteranno un altro. Se voi colpite i beni culturali dello Stato, lo Stato ricorre a cercare di ragionare e scendere a compromessi con quelle che erano le esigenze di Cosa nostra. Questo è l’obiettivo”.
Alla domanda dell’avvocato Ventrella difensore di Baiardo chi fosse Paolo Bellini. Brusca ha risposto di non averlo “mai conosciuto personalmente”; sapeva “che era amico di Gioè Antonino per averlo conosciuto in carcere” e che “ci dava una mano a recuperare i crediti”.
Non era uno di Cosa nostra, ha ribadito Brusca, specificando che “avevamo sospetti che poteva appartenere ai servizi, però non avevamo la certezza. Che se avevamo la certezza, Paolo Bellini non tornava più a casa”.
Finalmente si inizia a far luce sulle stragi, di via D’Amelio a Palermo 1992 e degli attentati a Firenze e Roma 1993.
Sono stragi che fanno parte di una strategia terroristica-mafiosa di Cosa Nostra per ricattare lo Stato italiano.
Nel 1993 la violenza mafiosa si spostò fuori dalla Sicilia a Firenze e a Roma.
A Firenze 27 maggio 1993 l’esplosione in via dei Georgofili distrusse la Torre dei Pulci.
L’esplosione uccise cinque persone:
Fabrizio Nencioni ispettore dei vigili urbani, 39 anni
Angela Fiume custode dell’Accademia dei Georgofili, 36 anni
Nadia Nencioni 9 anni
Caterina Nencioni 50 giorni di vita
Dario Capolicchio studente universitario di 22 anni.
I feriti furono oltre quaranta.
A Roma 28 luglio 1993 ci furono le autobombe davanti alle chiese di San Giovanni in Laterano e San Giorgio in Velabro.
Si capisce subito che sono stragi uguali a quelle dei neofascisti compiute negli anni settanta-ottanta.
Le stragi neofasciste colpiscono la popolazione, quelle di Cosa Nostra hanno sempre colpito le persone che le danno fastidio, non la popolazione, perché se l’avessero colpita se la sarebbero fatta nemica.
Si capisce che in quelle stragi c’è lo zampino dei neofascisti, dei servizi segreti, della massoneria.
Si capisce che è una strategia per colpire lo stato democratico mai accettato dai vecchi e dai nuovi fascisti.
Le parole di Giovanni Brusca su Paolo Bellini è la tesi di Salvatore Borsellino, dell’avvocato Fabio Repici, della Agende Rosse e di ciascuno di noi che ha sempre creduto che la Trattativa Stato-Mafia c’è stata e che l’ascesa di Silvio Berlusconi fu voluta dalla mafia e dai fascisti.
Non fu Silvio Berlusconi a sdoganare i fascisti, furono loro che entrarono prima con Forza Italia con un ruolo secondario, per diventare poi con questo governo gli attori principali.
Chi ha paura delle parole di Giovanni Brusca? Sicuramente la Commissione antimafia nazionale, il governo e chi ha tramato dietro le quinte.
* Coordinatrice Commissione Mafia e Antimafia dell’Osservatorio
10 settembre 2026


11 Set 2026
Posted by Iskra

