Karim El Sadi
A Caltanissetta sentiti gli ex comandanti dell’Arma Cavallo e Borghini: “Contrada mi chiamò per lamentarsi delle indagini di Giustini”
“Nel ’92 ricordo che una confidente di un mio maresciallo, Maria Romeo, fece delle dichiarazioni su Stefano Delle Chiaie e un suo coinvolgimento nella strage di Capaci. Il maresciallo Parrucchella me lo comunicò e io feci un’informativa. All’epoca, stante la gravità della notizia e l’importanza delle dichiarazioni, portai la nota al procuratore della Repubblica della Pretura di Palermo Salvatore Celesti e mi recai direttamente dal procuratore aggiunto Vittorio Aliquò, il quale mi disse che bisognava approfondire”. Lo ha dichiarato il generale dell’Arma Gianfranco Cavallo, in servizio nel 1992 alla sezione di polizia giudiziaria presso la Pretura di Palermo, sentito come teste in videocollegamento nell’udienza del processo che si celebra a Caltanissetta a carico dell’ex brigadiere dei carabinieri Walter Giustini e di Maria Romeo, compagna di Alberto Lo Cicero, collaboratore di giustizia deceduto che aveva raccontato del coinvolgimento dei terroristi neri nelle stragi di mafia.
I due imputati (difesi dagli avvocati Emilio Francesco Buttigè e Sonia Battagliese) sono accusati di depistaggio, calunnia e falsa testimonianza in merito alla cosiddetta “pista nera” per la strage di Capaci.
“Dopo quelle dichiarazioni – ha continuato il generale Cavallo – avevamo fatto dei controlli ai terminali dai quali risultava che in effetti Delle Chiaie in quel periodo era stato a Palermo perché era stato sottoposto a controlli dei carabinieri a Villa San Giovanni, dove si era imbarcato. Saltò fuori che Delle Chiaie aveva dei precedenti per associazione a delinquere e altri reati. Questo era l’unico accertamento che potevamo fare, perché non potevamo svolgere indagini e quindi mi limitai a fare l’informativa”.
“Ricordo di non aver parlato di questa nota con il brigadiere Walter Giustini e quindi neanche con il suo superiore”, ha spiegato.
Alla domanda dell’avvocato Buttigè se l’unica fonte di Parrucchella fosse soltanto la Romeo o anche il suo compagno Alberto Lo Cicero, il teste ha risposto di non avere un ricordo chiaro, confermando le dichiarazioni rese in precedenza.
Cavallo, infatti, era stato sentito nel gennaio 2022 dall’allora procuratore generale di Palermo Roberto Scarpinato proprio sulla relazione che scrisse il 5 ottobre 1992, ribattezzata “nota Cavallo”. Un documento nel quale si riportavano nero su bianco le confidenze di Alberto Lo Cicero su Delle Chiaie, i suoi rapporti con il boss Mariano Tullio Troia (all’epoca latitante) e la possibilità di un suo coinvolgimento nella strage di Capaci.
Una nota per tali ragioni di grande rilievo investigativo, di cui però si persero le tracce per almeno un decennio, fino a quando non fu ritrovata diversi anni dopo dal magistrato Gianfranco Donadio.
“Nel periodo in cui ero di comando a Bari, 2006-2008, mi chiamò il magistrato Donadio – ha ricordato Cavallo -perché non si trovavano queste carte. Anche perché in quel periodo le due sezioni di pg, tribunale e pretura, si erano unificate e spostate fisicamente, quindi gli suggerii cosa cercare intanto nei fascicoli della sezione di pg e poi, dato che questi sono atti che vanno sempre in un casellario, di andare a cercare magari sotto ‘Maria Romeo’ se fosse stato inserito questo foglio… perché si trovava”, ha ribadito. Una sparizione che Cavallo ha ricondotto alla “risistemazione dei reparti”.
La telefonata di Contrada: “Giustini intralcia le indagini dei servizi”
Davanti alla Corte d’Assise di Caltanissetta (presidente Francesco D’Arrigo) è stato inoltre audito il generale Emilio Borghini (comandante dei carabinieri a Palermo del gruppo 1 da settembre 1990 a dicembre 1992), anch’egli sentito nel gennaio 2022 da Roberto Scarpinato.
L’ex procuratore generale gli mostrò la “nota Cavallo” su Delle Chiaie, di cui però fino a quel momento non aveva ricordi. “Questa lettera me l’ero dimenticata, me l’ha fatta vedere il dottor Scarpinato in occasione di un’audizione il 22 gennaio 2022 alla procura generale di Palermo. E c’era la mia sigla”, ha ricordato. Su Delle Chiaie, però, ha chiarito il teste, “non ho svolto indagini perché il mio era un compito di comando. Non partecipavo personalmente ad attività di indagine”. A seguire, la pm Nadia Caruso ha chiesto al teste se avesse mai avuto modo di conoscere l’ex numero tre del Sisde, Bruno Contrada, nel periodo del suo servizio a Palermo (Borghini si fece trasferire a Milano a fine ’92 per assistere la moglie malata). “A me pare che il dottor Contrada fosse in quel momento a Palermo in attività di servizi. Quello che accade normalmente, dei servizi non si sa nulla: quando arriva un nuovo comandante è il funzionario dei servizi che va a fare visita. Con il dottor Contrada questo non avvenne”.
Di Contrada, però, il generale ha parlato di una dura telefonata – di cui aveva perso memoria fino all’audizione con Scarpinato, che gliene aveva chiesto conto – in cui l’ex 007 fece riferimento a Giustini.
Contrada si sarebbe lamentato delle indagini che Giustini stava svolgendo, al punto, pare, da aver chiesto di farlo trasferire. “Compresi che si parlava di un’attività di polizia giudiziaria”.
“Il dottor Contrada disse che le indagini del brigadiere Giustini disturbavano un’altra indagine che stavano facendo. Il che può essere, e io risposi che bastava andare in procura a sottoporre il problema all’autorità giudiziaria”.
Di quale indagine si trattasse Borghini non ha memoria; di certo, però, ha sottolineato, “il mio compito da comandante era di difendere il sottufficiale e, se mi chiede il trasferimento, assolutamente no, oltre al fatto che i trasferimenti non rientravano nella mia competenza. Peggio ancora quando si scopre che si trattava di polizia giudiziaria”.
L’udienza è stata rinviata al prossimo 15 dicembre.
18 Novembre 2025


19 Nov 2025
Posted by Iskra
