di Rita Newton
L’attivista belga pro remigrazione Dries Van Langenhove denuncia: “Nell’Ue non c’è più libertà di parola. Dire la verità può costare la galera”.
Ha rilasciato il commento a seguito della seconda condanna ricevuta nel suo paese per discorsi dell’odio dopo aver citato dati reali su immigrazione e criminalità, un po’ come fa la destra italiana.
“Siamo entrati in una fase in cui persino informazioni vere diventano illegali se mettono in discussione la narrativa dominante sull’immigrazione” dichiara l’attivista belga a Il Tempo.
E ovviamente si scatenano i titolisti di altre testate e i social destrorsi fanno da megafono: “Siamo tutti in pericolo!”
Ma la sentenza del tribunale presentata come assurda e di parte è facilmente spiegabile, perché la questione è quali dati vengono citati, come li si mette insieme e se si spiega il contesto in cui sono stati raccolti.
E ovviamente poi dipende dalla conclusione implicita o esplicita che se ne trae a beneficio del pubblico.
Per esempio, è vero che la percentuale di immigrati criminali sull’intera popolazione immigrata è più alta che la percentuale di criminali italiani sull’intera popolazione italiana.
Ma se non dici che è provato che delinquono prevalentemente i maschi giovani disadattati e che i migranti in totale sono per lo più maschi giovani mentre gli italiani sono in buona parte anche donne (oltre il 50% del totale) e ultrasessantenni (il 25%), non si capisce che la percentuale italiana dei criminali è più bassa perché falsata dalla composizione della popolazione su cui la si calcola.
Se usassi gli stessi parametri per migranti e italiani ti accorgeresti che la percentuale di criminali è praticamente la stessa.
E’ un po’ come negli Stati Uniti, dove la popolazione carceraria è costituita da neri in modo esagerato rispetto alla popolazione afroamericana. Dirlo così induce a vedere ogni nero come un criminale ma la percezione cambia se si aggiunge che i neri hanno meno istruzione (quindi non conoscono la legge per non infrangerla) e meno soldi, quindi hanno avvocati in genere d’ufficio e che le giurie sono più propense a condannare un nero che un bianco.
Inoltre i procuratori hanno meno interesse a rendere giustizia ai neri. L’80% delle esecuzioni riguarda omicidi di bianchi, anche se negli USA il 50% delle vittime degli omicidi è nero.
Inoltre un’indagine dell’università di Brandeis di alcuni anni fa concluse che la polizia delle grandi città designa i quartieri poveri come bersaglio nelle indagini di droga, dato che la vendita al dettaglio è visibile, ciò impedisce che siano messe a fuoco le zone ricche dove la gente confortevolmente commercia droghe e ne fa consumo. E ovviamente, nei quartieri poveri, cercando la droga trovano più facilmente anche altri reati.
Sia per i migranti qui che per i neri negli USA fornire il primo dato senza spiegare il resto e trarre (o lasciar trarre) la conclusione che gli immigrati in Italia o gli afroamericani lì sono in prevalenza delinquenti, è una furbata razzista.
Qui non si tratta di essere di sinistra o destra, ma di capire la statistica e di comunicare tutta la verità e non solo la parte utile alla propaganda razzista, condendola poi con slogan demonizzanti che fanno leva sulla paura.
31 maggio 2026


01 Giu 2026
Posted by Iskra

