DANILO TOSARELLI – MILANO
UNA PREMESSA
Se c’è una cosa bella in questo mondo, sono i bambini e le bambine. Rappresentano quanto di più importante.
Rappresentano le speranze ed il futuro di un Paese. Farli crescere bene è il più grande investimento possibile.
Con la loro gioia di vivere e la loro allegria, trasmettono al mondo adulto il desiderio di pace e di fratellanza.
Peccato che di figli ne nascano sempre meno. La politica, ha presente questa problematica che è essenziale?
Apparentemente sì, ma poi il giorno dopo si parla d’altro. La politica dell’oggi naviga a vista. E’ disdicevole.
Non ambisce a proiettarsi nel futuro, perchè specula sul presente. I risultati sono drammatici e saranno nefasti.
IL NOSTRO “INVERNO DEMOGRAFICO”
Ma se la politica è distratta, per fortuna qualcuno lavora per creare consapevolezza sul nostro “inverno demografico”.
ISTAT e “Fondazione per la natalità” hanno prodotto un dossier che merita tutta la nostra attenzione. La politica dov’è?
Nel 2025 vi è stato un ennesimo record negativo. Sono nati 355 mila bambini. Rispetto al 2024 il 3,9% in meno. Triste.
Un tempo, in Italia nascevano circa un milione di bambini ogni anno. In 60 anni abbiamo perso più della metà delle nascite.
Con i ritmi attuali, occorrono 3 anni per mettere al mondo lo stesso numero di bambini che sono nati nel 1964. Incredibile.
Ogni anno, l’Italia perde tante persone quante ne abitano una grande città. Il saldo è terrificante. Molti più morti di chi nasce.
Equivalgono agli abitanti di Catania oppure a quelli di Reggio Emilia più Salerno. Una emorragia che la politica trascura.
Ciò significa scuole che chiudono per mancanza di iscritti. Reparti ospedalieri più ridotti. Attività che cessano per meno clienti.
Non è una crisi temporanea. E’ una trasformazione silenziosa e strutturale. Inevitabilmente riguarda ognuno di noi, eccome.
L’Italia registra un tasso di natalità tra i più bassi d’Europa. Il numero medio di figli per donna è oggi 1,14. Davvero poco.
Per garantire la soglia di sostituzione, che garantirebbe la stabilità dell’attuale popolazione, si dovrebbe arrivare a 2,1.
In compenso, il nostro Paese è tra i più longevi al mondo. L’aspettativa di vita alla nascita è di 83,4 anni. Media UE 81,5 anni.
Naturalmente tutto ciò contribuisce ad avere un maggior saldo negativo. Nel 2025 652 mila decessi e 355 mila le nascite.
Non voglio qui introdurre la questione immigrazione, perchè sarebbe troppo lunga. Ma vorrei farvi riflettere su questi dati.
L’aumento delle persone anziane bisognose di assistenza continuerà a crescere. Avremo dall’altra parte meno forza lavoro.
E’ la sostenibilità del Welfare nel suo complesso, la grande questione. Senza nascite ne risentirà la condizione strutturale.
La tenuta dell’intero Paese richiede già ora il contributo fattivo dei “nuovi italiani”. Mi auguro che ce ne si renda conto presto.
UN DOSSIER CHE DEVE CREARE CONSAPEVOLEZZA
Il dossier ci permette di accendere i riflettori sulla nostra realtà nazionale. Finalmente sbugiarda le tante ipocrisie comode.
Non è vero che le donne italiane sono diventate troppo egoiste e poco propense a fare le mamme. Non corrisponde al vero.
Non è vero che troppe donne hanno scelto di privilegiare la carriera lavorativa, rinunciando al fare nascere il bebè. inesatto.
In Italia, il desiderio di genitorialità è ancora considerevolmente alto, ma rimane per molti un desiderio. Inibito e non realizzato.
Il 62,2% dei possibili genitori dichiara di aver rinunciato ad avere figli, perchè le difficoltà incontrate li hanno convinti per il no.
Oltre 2,8 milioni di italiani indicano le difficoltà economiche e lavorative, come l’ostacolo alla scelta di avere dei figli.
Naturalmente, non va trascurato l’altro grande ostacolo. E’ il welfare riguardante i piccoli, ma anche gli anziani. Trascurato.
Le donne si trovano nella condizione di doversi barcamenare. Da una parte i piccoli da crescere, dall’altra gli anziani da curare.
E’ stata definita la “generazione sandwich”. Schiacciata da un forte senso del dovere, dove figli ed anziani pesano su di te.
In Italia ci sono 3 milioni di donne che non lavorano, perchè gli impegni familiari glielo impediscono. E’ il “lavoro di cura”.
Trascurato, sottovalutato, spesso ingiuriato, perchè considerato dai tanti sapientoni, un alibi per chi non ha voglia di lavorare.
Una famiglia per crescere e prosperare ha bisogno di cura. Agli anziani, per poter vivere sereni la loro vecchiaia, urgono cure.
Il lavoro di cura è scaricato per gran parte sulle spalle delle donne. Madri, figlie, sorelle, mogli. Una società sana lo riconosce.
NON SEMPRE SI PUO’ SCEGLIERE
Lascio la parola a Gigi De Palo presidente della “Fondazione per la natalità”. “Noi in Italia, non mettiamo i giovani nella condizione di realizzare i loro sogni familiari per mancanza di lavoro adeguato e a tempo indeterminato e per le difficoltà legate all’accesso alla prima casa” .
La denatalità in Italia non è figlia dell’indifferenza, è figlia della circostanza. Non è egoismo. E’ un calcolo. E’ sopravvivenza.
Molti devono mettere sul piatto della bilancia da una parte il desiderio di un figlio, dall’altra la sostenibilità economica. E’ così.
Se il desiderio di avere un figlio, dichiarata da donne in fertilità, si fosse concretizzata, nel 2025 ne sarebbero nati 760 mila.
La scarsa natalità è la somma di milioni di rinunce individuali. Nessuna libera scelta se poi un figlio non lo puoi mantenere.
Oggi senza 2 stipendi una famiglia fa fatica a tirare fine mese. Se la donna, per fare figli deve smettere di lavorare, non si fa.
Lo abbiamo già detto. Il welfare carente, sempre più carente, impone spesso la rinuncia ad avere figli. Ribadisco. E la politica?
Non può essere un caso, che il numero di persone che arrivano a 50 anni senza aver avuto figli è triplicato in 20 anni.
Nel 2003 erano 2,8 milioni. Nel 2024 sono state 6,4 milioni. Nelle grandi città quasi 3 persone su 10 over 50 non hanno figli.
Quel dato, riguardante chi abita nelle grandi città, deve far riflettere ulteriormente. Il costo della vità è ormai insopportabile.
In Italia, avere figli aumenta concretamente il rischio di cadere in povertà. Non si dice e si preferisce nascondere la verità.
Famiglie che hanno 3 o più figli minori. Le statistiche del dossier ci dicono che il 22,3% di esse vive in povertà assoluta.
Famiglie monogenitoriali con figli. Il rischio povertà è al 36,3%. Il 13,8% dei minori sotto i 18 anni vivono in povertà assoluta.
Se da una parte, la povertà non consente di fare figli, dall’altra i figli possono rendere più poveri. Anche i più motivati frenano.
IL CONGEDO PARENTALE
Credo sia evidente l’importanza che ricopre. Insieme al ruolo fondamentale che svolgono gli asili nido, è indispensabile.
Per il genitore aiuta a bilanciare gli impegni lavorativi e la famiglia. Permette a padre e madre di dividersi i compiti di cura.
Aiuta i bisogni affettivi del bambino e crea un legame forte con i genitori. Sgrava dalle preoccupazioni imposte dal lavoro.
Il congedo parentale esiste in Italia dal 2000 ed è esteso in modo paritario oltre che alla madre, anche al padre. Importante.
Ecco la situazione di tale istituto in Europa. Si vuole favorire la conciliazione lavoro e famiglia? Come? Il confronto dice molto.
Il congedo parentale (CP) in Spagna è fissato in 19 settimane per ciascun genitore con retribuzione al 100%.
In Portogallo i genitori possono richiedere 150 giorni condivisi, con retribuzione che nei primi 120 giorni è il 100%, poi l’80%.
In Norvegia ciascun genitore può usufruire di 15 settimane al 100%. Arrivare sino alle 19 settimane retribuite all’80%.
In Svezia ogni genitore ha diritto a 16 mesi di congedo parentale con la retribuzione all’80%.
In Finlandia, sono previsti 164 giorni di CP per genitore, che vengono coperti in media con il 70% dello stipendio.
In Polonia, sono previste 41 settimane complessive per madre e padre per un figlio. Diventano 43 per più figli. Stipendio 70%.
In Germania ogni genitore può assentarsi per un massimo di 3 anni per figlio. La copertura economica varia dal 65% al 100%.
In Italia il CP ha la durata complessiva di 10 mesi, ripartibili tra i 2 genitori. Indennità all’80% i primi 3 mesi. 30% i successivi.
Vuoi usufruire del CP? Ci rimetterai per ogni mese previsto, prima il 20% poi il 70% della retribuzione. Una mazzata, eccome.
E’ questo il modo, con il quale il nostro Paese vuole favorire la natalità? Vuoi avere un figlio e stargli vicino? Peggio per te.
Ogni nuovo nato è un investimento per il futuro del nostro Paese. Invece di aiutare il genitore, tu lo penalizzi economicamente?
GLI ASILI NIDO
C’è una recente ricerca della “Fondazione Agnelli” che evidenzia come l’Italia non sia un Paese per bambini da 0 a 3 anni.
Nella comparazione tra i servizi educativi per l’infanzia di Francia, Germania, Inghilterra, Spagna e Italia, emerge un dato doc.
Il nostro Paese è quello che offre meno posti negli asili nido. 32 ogni 100 bambini sotto i 3 anni. Con lunghe liste d’attesa.
Da noi, poco più di un bambino su 3 ha accesso al nido. In Francia la percentuale è pressoché doppia. Parliamo del 60%.
Le ricerche internazionali sono concordi nel sostenere che “la partecipazione ai servizi educativi di qualità nella primissima infanzia può dare benefici insostituibili lungo il periodo su tutto il percorso di vita“. Ecco il costo sociale che stiamo pagando.
In Italia persiste un’idea sbagliata, che per fortuna loro è stata smentita dall’approccio che hanno altri Paesi europei.
“L’accesso ai nidi non è un servizio alle famiglie, bensì un diritto sacrosanto del bambino“. La differenza non è proprio banale.
Il nostro sistema di servizi educativi dell’infanzia soffre di una carenza di qualità. La qualità può certamente essere migliorata.
Aumentando il numero del personale qualificato, certamente ne risentirà positivamente il servizio che viene oggi offerto.
Nei prossimi anni saranno necessari 25 mila nuovi educatori, ma il reclutamento non è facile. Ancora una volta casca l’asino.
Il lavoro è comprensibilmente pesante e le retribuzioni non sono solo scarse, sono poco dignitose per un lavoro così rilevante.
Oggi un educatore, per poter essere assunto, deve avere in tasca almeno una laurea triennale specifica. 1400 euro mensili.
DIMENTICAVO…
Gira e rigira, possiamo starci a ricamare quanto vogliamo, ma il reddito è l’elemento centrale su cui si basa ogni tipo di scelta.
Più su, ho già avuto modo di fornirvi i dati e gli elementi che giustificano l’attuale “inverno demografico”. Ecco un raffronto.
Dal 1990 al 2024 la media dei Paesi OCSE ha registrato un incremento dei salari del 35%. Dati ripresi dal Corriere della Sera.
In Inghilterra +48,4%. In Germania +32,9%. In Francia +33,4%. Negli USA +50,5%. In Italia meno 1,6%. In Italia si diminuisce.
Con la legge di Bilancio del 2024 è aumentata l’IVA dei pannolini per bambini. Era il 5%? Il Governo ha deciso per il 10%.
Idem il latte in polvere e gli alimenti per lattanti. Seggiolini auto? Sono passati dal 5% al 22%. Forse la sicurezza è un lusso?
Igiene intima per la mamma? Era al 5%, perchè non portarla al 10%? Le mamme si sa, possono scegliere. Pulite o zozze?
Giova precisare che il governo Meloni ha fatto queste scelte, perchè non ha ritenuto che un’IVA inferiore potesse aiutare.
Ha valutato. Le scelte di riduzione fatte nel 2023, non potevano tutelare le famiglie, causa aumento dei prezzi di mercato.
Non voglio trascurare nulla. Previsto un “bonus bebè” di mille euro per ogni figlio nato con ISEE inferiore a 40 mila euro.
Assegno unico e Universale. Previsto assegno mensile che va dal settimo mese di gravidanza fino ai 21 anni del figlio.
ISEE fino a 17.468 euro? Ti spettano 203,80 euro mensili. ISEE superiore a 46.582 euro? Ti spettano 58,30 euro mensili.
Dai 18 ai 21 anni, l’importo può variare dai 97 ai 29 euro mensili. Lascio a voi valutare l’entità del sostegno fornito dal governo.
Naturalmente, sono i limiti economici di ogni Bilancio quelli che non consentono di elargire di più. La scelta è solo politica.
Basta scorrere l’articolo, per scoprire che le attuali criticità renderanno impossibile una inversione di tendenza sulla natalità.
E’ vero che per le spese militari i soldi si trovano sempre? Come mai allora, non ce ne sono per vigorosi sostegni pro natalità?
La scelta è sempre politica. E’ la politica a decidere le priorità. Ma che Paese difenderemo, se si andrà sempre più a morire?
Questi non sono ragionamenti da visionario. Se davvero credi nell’importanza vitale di fare figli, devi investire tanto e crederci.
Quale italiano non sarebbe disposto a fare sacrifici, per vedere un Paese che finalmente favorisce una nuova idea di natalità?
Temo che questo nostro “inverno demografico” proseguirà. Favorito dal nostro silenzio e dal nostro senso di impotenza.
Foto di Giulia Squillace


09 Ago 2026
Posted by Iskra
