Il premier minimizza le violenze dei coloni e accusa tutti di antisemitismo. Bugie per nascondere le difficoltà rivendica i suoi crimini e scappa: Trump questa volta non lo accoglie alla Casa Bianca. E le centinaia che, alla sua apparizione, hanno abbandonato la sala, lasciandolo a parlare di fronte a sedie quasi tutte vuote, per lui diventano «codardi morali».
Poi il solito Netanyahu
«Scudisciate contro i nemici (vecchi e nuovi), accuse di antisemitismo ripetute innumerevoli volte (una tendenza ormai nota: Israele che si erge a unico rappresentante degli ebrei di tutto il mondo), difesa a oltranza dell’esercito più morale del mondo», scrive Chiara Cruciati sul Manifesto. E siamo da subito alla vergogna assoluta.
Litania senza vergogna
Un Netanyahu sottotono, che nasconde le difficoltà interne ed esterne sotto la solita aggressività, che mostra all’Assemblea generale un cercapersone, ricordando di averli fatti esplodere per uccidere numerosi miliziani di Hezbollah in Libano nel 2024. Minaccia personale ai presenti? Contro gli alleati di sempre, Gran Bretagna e Francia, «colonizzatori dell’intero mondo». Quello israeliano, dice, «non è colonialismo, è sicurezza: l’espansione a Gaza, in Cisgiordania, nel Golan siriano». Riecco «Mr. Sicurezza», l’unico in grado di proteggere il suo paese a suon di massacri. «Negli ultimi tre anni i nostri eroici soldati hanno combattuto su sette fronti, Hamas, Hezbollah, Houthi, Iran, le milizie in Iraq e in Siria, i terroristi palestinesi in Giudea e Samaria (la Cisgiordania, ndr)».
Ottavo fonte, «la guerra per la verità…»
Ci sono paesi che hanno speso miliardi per diffondere falsità sul mio paese». Impossibile non vedere – nel ripetuto elogio al suo esercito di cui finisce però solo per elencare i crimini – una risposta allo sdegno generato dal film Naza. Si fa vanto di azioni terroristiche, minimizza la violenza dei coloni: «La Giudea è la nostra terra e lì provano a ucciderci… La stampa però copre 150 ragazzini delinquenti che lanciano pietre e ogni tanto appiccano incendi. La chiamano ‘settler violence’ e ha provocato forse due o tre morti, contro i migliaia di tentati attacchi terroristici».
Il sindaco musulmano di New York
Arriva al suo ultimo nemico in ordine di tempo, il sindaco di New York, Zohran Mamdani, «antisemita… vergognati, vergognati. Da quando sei sindaco, molti ebrei non si sentono più sicuri di vivere a New York, me lo hanno detto personalmente». Le migliaia che fuggono da Israele non sono citati. Ma lui promette «la verità sul sindaco newyorchese, amico – a suo dire – di chi si attende l’11 settembre e di giornalisti che hanno ripreso gli attacchi di Hamas».
Il mandato d’arresto a suo carico?
Nel suo staff c’è chi dice che dietro il viaggio-lampo di Netanyahu negli States, ci sia proprio il sindaco nemico, che più volte ne ha chiesto l’arresto nel rispetto del mandato d’arresto della Corte penale internazionale. Poi la ragione ufficiosa: l’amministrazione Trump non lo ha voluto incontrare. Primo tra tutti il presidente che ha trascorso l’intero martedì ad accogliere i leader di paesi arabi e a maggioranza musulmana, con una menzione speciale per il turco Erdogan, il «fantastico amico» nelle parole di Trump che da anni guida il fronte delle dichiarazioni roboanti contro le politiche israeliane.
Piccola diplomazia rimasta a Israele
La faccia triste dell’America. L’Argentina di Milei, la Colombia di De la Espriella, e la Grecia ormai legata mani e piedi al sistema militare israeliano. Sono i riferimenti globali in un pianeta che, per buona parte, ha voltato le spalle a Tel Aviv e lo ha dimostrato: mentre la comunità internazionale lasciava la grande sala del Palazzo di Vetro, fuori la società civile protestava. C’era la sinistra israeliana di UnXeptable, ma soprattutto i gruppi ebraici antisionisti e quelli palestinesi, con un vocabolario decisamente più coraggioso: «Sostenere la liberazione della Palestina, esigere che Netanyahu venga assicurato alla giustizia e opporsi al genocidio di Israele a Gaza».
25 Settembre 2026


26 Set 2026
Posted by Iskra

