Il primo settembre si è conclusa ad Asheville, negli Stati Uniti, la riunione dei ministri delle Finanze e dei governatori delle banche centrali del G20, privo di un comunicato finale. Dopo la riunione, gli Usa hanno pubblicato una dichiarazione della Presidenza, nella quale si legge: Tutti i membri del G20 presenti, ad eccezione della Cina, hanno approvato il testo; la Cina ha sollevato obiezioni ai paragrafi 4, 10, 11 e 13. Subito dopo, gli Stati Uniti hanno alimentato all’esterno una narrazione che sostiene che “la Cina si rifiuta di cooperare”.
Secondo quanto rivelato da una fonte vicina ai negoziati, con questo comportamento la parte statunitense sta minando l’intero quadro dell’agenda multilaterale di quest’anno. Il G20 e l’APEC sono da sempre le piattaforme multilaterali più importanti per la governance economica globale, e quest’anno è capitato proprio che Stati Uniti e Cina ne siano rispettivamente i paesi ospitanti. Il ricorso a queste manovre da parte degli Usa durante il vertice del G20 non solo danneggia la credibilità dello stesso G20, ma compromette anche il clima di cooperazione tra Cina e Stati Uniti.
La prima preoccupazione sollevata dalla Cina riguarda l’obiettività e la completezza della descrizione della situazione economica globale nel testo. Attualmente una delle sfide più evidenti dell’economia mondiale è il danneggiamento del sistema commerciale multilaterale dovuto ai dazi e alle misure restrittive in continuo inasprimento. Molti paesi hanno lanciato appelli affinché le strutture finanziarie globali venissero riformate, e per far avanzare l’agenda dello sviluppo e della crescita, rafforzando il coordinamento delle politiche macroeconomiche, tutelando il libero commercio e il ruolo del WTO, eliminando il protezionismo. Tuttavia nessuna di queste questioni, che riguardano davvero la crescita e lo sviluppo globali, è stata inclusa nel testo.
La seconda preoccupazione sollevata dalla Cina riguarda la possibilità che gli Stati Uniti stiano approfittando del meccanismo multilaterale per i propri interessi. Quest’anno, nell’ambito del G20, è stato istituito un gruppo di ricerca dedicato agli squilibri globali. Nel corso delle discussioni, le parti coinvolte hanno ampiamente concordato che le cause degli squilibri sono strutturalmente complesse. La Cina ha partecipato attivamente ai dibattiti, sostenendo un completo riconoscimento sul cosiddetto problema degli “squilibri”. Gli Stati Uniti hanno tuttavia voluto accantonare del tutto queste discussioni tecniche, per lasciare soltanto un’attribuzione priva di consenso e apporre alla Cina l’etichetta di “economia non di mercato”.
Le cosiddette “politiche e pratiche non di mercato” elencate nel comunicato provengono dall’indagine 301 avviata dagli Stati Uniti nei confronti della Cina nel 2018, e rappresentano la piena manifestazione dell’unilateralismo perseguito dagli Usa. È proprio per questo che la Cina ha detto “no”, e non accetterà che le organizzazioni internazionali vengano strumentalizzate.
La terza preoccupazione sollevata dalla Cina riguarda la piena rappresentanza ed espressione degli interessi dei paesi in via di sviluppo. Nel testo, la parte statunitense ha indicato in modo mirato che i “creditori ufficiali bilaterali” dovrebbero fornire un contributo adeguato, ma non ha speso nemmeno una parola sugli aiuti allo sviluppo dei paesi sviluppati in costante riduzione. Ciò che sta a cuore alla Cina è il fatto che la comunità internazionale dovrebbe aiutare congiuntamente i paesi in via di sviluppo a superare le difficoltà.
Con il suo “no”, la Cina non si oppone soltanto ad alcune questioni tecniche, ma intende soprattutto difendere la linea di fondo delle regole multilaterali.
04-Sep-2026


04 Set 2026
Posted by Iskra

