La relazione della Direzione Investigativa Antimafia del 1° semestre del 2024: “A Palermo ciclici tentativi di stabilizzazione tra vecchi e nuovi boss”
“A Palermo e nelle province occidentali, la prolungata assenza di una leadership solida e riconosciuta ha determinato ciclici avvicendamenti e tentativi di stabilizzazione tra le nuove e le vecchie generazioni, configurando un modello di coordinamento fondato sulla condivisione delle linee d’indirizzo e su una gestione operativa ‘intermandamentale’”. E’ il quadro delineato dalla relazione della Direzione Investigativa Antimafia nel primo e secondo semestre del 2024 relativamente al fenomeno criminale di Cosa nostra, della Stidda e delle altre organizzazioni mafiose siciliane. Nel contesto palermitano “le costanti ed incessanti azioni di contrasto nei confronti di Cosa nostra palermitana, che rappresenta la principale radice storica del fenomeno mafioso siciliano, se da un lato confermano come la sua struttura sia rimasta perlopiù immutata nel tempo, sotto l’aspetto dei ruoli e delle articolazioni territoriali, dall’altro evidenziano la difficoltà intrinseca della stessa nel ricostituire il proprio organismo di vertice della c.d. commissione provinciale”, si legge nella relazione. “L’assenza di una ‘legittima’ struttura di ‘comando’ comporta il ricorso ad accordi intermandamentali, basati sulla condivisione delle linee d’indirizzo e sulla ripartizione delle sfere d’influenza tra gli esponenti dei vari mandamenti”, segnala la Dia. “La direzione e la scelta delle linee d’azione operative risultano essere generalmente esercitate da anziani uomini d’onore, che, tornati in libertà riacquistano il proprio ruolo all’interno dell’organizzazione stessa. Ad essi si affiancano giovani esponenti di famiglie mafiose di rango, che risultano meno propensi ad un mutuo riconoscimento dell’autorevolezza di soggetti di vertice del passato. È stato confermato come posizioni di rilievo, all’interno della struttura mafiosa, siano destinate ai figli dei capimafia proprio in ragione della discendenza familiare”. Buttando uno sguardo sulle mappe del documento, “l’architettura della realtà mafiosa non evidenzia, in generale, variazioni rispetto al passato, continuando ad essere suddivisa in maniera diffusa e capillare nel Comune di Palermo in 8 mandamenti (San Lorenzo-Tommaso Natale, Porta Nuova, Noce-Cruillas, Passo di Rigano-Boccadifalco, Villagrazia-Santamaria di Gesù, Resuttana, Pagliarelli e Ciaculli), composti da 33 famiglie e nella provincia in 7 mandamenti, composti da 49 famiglie. Negli ultimi anni, la competenza territoriale delle articolazioni ha evidenziato, rispetto al passato, caratteri di maggiore flessibilità nonché una minore rigidità nel ‘passaggio’ di soggetti tra i diversi mandamenti”.
Sguardo sulle province siciliane
In Sicilia, ricorda la Dia, “coesistono organizzazioni criminali eterogenee e non solo di tipo mafioso”. Nelle province di Palermo, Trapani e Agrigento opera in modo preponderante Cosa nostra, che, a seguito delle incessanti operazioni di polizia, non riuscendo a ricostruire un organismo di vertice, tenderebbe a rimodulare i propri schemi decisionali, aderendo a un processo orientato verso la ricerca di una maggiore interazione tra le varie articolazioni provinciali”. Nello specifico Cosa nostra, ribadisce la Dia, “impegnata in ciclici avvicendamenti e nei tentativi di stabilizzazione tra le nuove e le vecchie generazioni, ha adottato un modello di coordinamento basato sulla condivisione delle linee d’indirizzo e su una gestione operativa collegiale ed ‘intermandamentale’”. Nella provincia di Agrigento si continua a registrare una “zona” “permeabile anche all’influenza della Stidda, che è riuscita con gli anni a rinforzare la propria statura criminale, fino a stabilire con le famiglie di Cosa nostra patti di reciproca convenienza per la spartizione degli affari criminali. Trapani, fortemente influenzata nel corso degli anni dalla mafia palermitana, è caratterizzata da un familismo particolarmente accentuato ed un forte senso di appartenenza ed omertà. Nelle province della Sicilia orientale, oltre alle articolazioni di Cosa nostra, vi sono anche organizzazioni criminali autonome di tipo mafioso dai contorni più fluidi e flessibili”. Nella città di Catania, si legge, “operano importanti famiglie mafiose riconducibili a Cosa nostra, che al suo modello fanno riferimento sotto l’aspetto strutturale e funzionale, nonché altre componenti criminali per le quali è stata da sempre riconosciuta la mafiosità che, sebbene organizzate secondo un modello simile a Cosa nostra, risultano da questa ben distinte. La configurazione di Cosa nostra catanese, distante dagli schemi di quella palermitana, è riuscita a sviluppare una connotazione fortemente imprenditoriale”. Sempre a Catania “la pluralità delle consorterie – che comprende articolazioni di Cosa nostra nonché altre formazioni mafiose distinte ma affini a quest’ultima per natura – ha generato una coabitazione criminale in cui la resilienza e la fluidità strutturale rappresentano i tratti distintivi di Cosa nostra catanese”, si legge nella relazione. Una di queste è la Stidda che “si caratterizza per una struttura orizzontale, composta da gruppi autonomi storicamente nati in contrapposizione a Cosa nostra, ma che attualmente hanno attuato con quest’ultima intese di condivisione e spartizione degli affari illeciti”, scrive la Dia. Cosa nostra catanese, “diversamente dalla rigida organizzazione palermitana, si caratterizza per un marcato dinamismo affaristico alternando con le altre organizzazioni di tipo mafioso periodi di pacifica convivenza, ovvero di non belligeranza, a momenti di frizione che talvolta degenerano in momenti di fibrillazione tra clan. Anche a Catania, le innumerevoli azioni investigative e le condanne comminate hanno costretto, nel tempo, le diverse organizzazioni mafiose ad un ricorrente ricambio nelle posizioni apicali sebbene tutte siano comunque sempre riuscite a mantenere perlopiù inalterata la loro operatività. Considerate le complesse relazioni tra le famiglie di Cosa nostra e gli altri clan presenti nella Sicilia orientale, gli attuali equilibri si configurano, infatti, come assetti a ‘geometria variabile’, in ragione della fluidità delle leadership criminali e dei business illeciti oggetto di contesa, elementi che generano alleanze e tregue tra i diversi clan. Mentre a Siracusa e Ragusa, “tangibili sono le influenze di Cosa nostra catanese e, in misura minore, della Stidda gelese nel solo territorio ibleo. Per quanto riguarda la criminalità organizzata a Messina, la peculiarità delle consorterie presenti è quella di avere da un lato un modus operandi assimilabile a Cosa nostra palermitana, dall’altro di risentire dell’influenza dei gruppi criminali etnei”. Buttando, invece, uno sguardo alla Sicilia centrale, la principale organizzazione mafiosa presente nella provincia di Enna permane Cosa nostra a differenza del territorio nisseno dove Cosa nostra e Stidda coesistono e nel corso degli anni sono riuscite a stabilire patti di reciproca convivenza per la spartizione degli affari criminali.
Le principali attività criminali
Per quanto concerne le fonti di guadagno, droga ed estorsioni “si confermano spina dorsale dell’azione criminale mafiosa”. Non solo. “Si rileva nelle consorterie criminali la partecipazione ed il reclutamento di una manovalanza giovanile da impiegare prevalentemente per lo spaccio di droga, nonché una diffusa disponibilità di armi che coinvolge tutte le province siciliane. Le evidenze investigative eseguite nella regione hanno mostrato come la tradizionale compartimentazione territoriale di Cosa nostra è risultata essere sempre meno rigida nel corso degli anni, riscontrandosi nel contempo episodi di sconfinamenti territoriali dei vari mandamenti anche in province diverse. La propensione delle organizzazioni criminali di tipo mafioso, presenti sul territorio siciliano, è quella di ricorrere in via residuale a manifestazioni di violenza, prediligendo piuttosto una strategia di silente infiltrazione del tessuto socioeconomico con l’obiettivo di individuare ‘la scia dei soldi’ per aggredire quei settori produttivi dell’economia legale più remunerativi”.
Questa strategia mafiosa, spiega la Direzione Investigativa Antimafia, “tende a rafforzare l’interlocuzione con professionisti ed ambienti amministrativi locali, privilegiando un approccio corruttivo, come riscontrato dalle recenti evidenze giudiziarie. In tale ottica, un contributo può verosimilmente essere dato da imprenditori e funzionari pubblici compiacenti, se non addirittura contigui agli ambiti della criminalità mafiosa. Caratteristica della criminalità siciliana nel tempo è stata la sua capacità di modellare il proprio modus operandi in funzione del tessuto sociale ed economico caratteristico delle varie realtà territoriali dell’Isola.
Il comparto dell’agricoltura e della zootecnia, particolarmente fiorente nelle aree dell’entroterra siciliano, rappresenta un settore di traino per l’economia siciliana, pur tuttavia è oggetto delle attenzioni di organizzazioni criminali, anche non mafiose, che mirano all’acquisizione dei flussi finanziari derivanti dai contributi comunitari devoluti per il sostegno allo sviluppo rurale”. Infine, le recenti attività di contrasto “hanno evidenziato, nello specifico settore, condotte fraudolente volte a intercettare ed acquisire indebite percezioni di denaro in danno della Comunità europea”.
30 Maggio 2025


31 Mag 2025
Posted by Iskra
