di MOWA
«Il problema è che molto di ciò che viene chiamato economia non è economia. È più ideologia o religione.» (Joseph Stiglitz)
Che l’Italia, come moltissimi altri, sia un paese a sovranità, ormai, molto limitata politicamente è noto,[1] non solo agli studiosi storici ma, anche, a tutti coloro che hanno capito che l’economia è stata impostata in modo tale da poter condizionare il futuro dei propri abitanti e a tutto loro svantaggio. Per essere più chiari, questo è un paese (dell’area europea) che ha sempre avuto politici tali che si sono mossi come burattini a cui muovano i fili e quindi in funzione dell’arrichimento di pochi con lo sviluppo di economie, anche, oltre il confine…
Politici italiani (e non solo) che hanno favorito l’ingresso massiccio di fondi finanziari privati nell’ambito sociale dei servizi pubblici dello Stato come avvenuto nelle poste, nelle ferrovie, nell’energia elettrica, nell’acqua, nei rifiuti urbani, trasferendo, quindi, i guadagni dal pubblico al privato. Risalendo alle proprietà di questi nuovi “patner” commerciali, si scopre che, più o meno, sono, sempre, i soliti Vanguard, Black Rock, BNP Paribas, JP Morgan… Un esempio è quanto avvenuto nel caso di A2A che, dopo la fusione della municipalizzata milanese e bresciana, le città detengono ciascuna il 25% della società mentre il rimanente 50% è andato in mano al mercato legato ai fondi di cui sopra.
Un convinto sostenitore del mercato si chiederà dove stia l’arcano negativo di tale manovra.
La risposta è l’inequivocabile evidenza che il privato, in questo caso gli azionisti, è motivato ad ottenere un guadagno (a prescindere dal come) personale mentre, invece, la funzione pubblica è il bene di tutti e quindi l’erogazione dei servizi e la distribuzione di un bene utile a tutta la collettività senza distinzioni di classe.
Ora la conclusione (sempre riferita a A2a) è una domanda.
Se nel bilancio del 2021 (e cioè dopo la sua nascita che risale al 2008) la suddetta azienda ha distribuito ai propri azionisti all’incirca 3 miliardi di euro, contribuendo con l’1,1 miliardi di euro, di cui ± 530 milioni serviti per pagare le rate dei mutui in corso e altri ± 250 milioni per pagare i dividendi e, solo, 46 milioni per fare investimenti, che bisogno c’era di fare ricorso al capitale privato se poi i nuovi investimenti li pagano con le tariffe gli utenti della stessa azienda?
Ci sono state migliorie nei servizi?
Assolutamente no. Ci sono state, invece, con l’ingresso degli azionisti (fondi finanziari), aumenti delle tariffe per gli utenti che vengono non più visti come risorsa di continuità occupazionale e di sviluppo ma, solo (in quell’ottica di “mercato”) come pesci da ingurgitare da parte di un’imprenditorialità fatta da famelici squali.
Gli stessi bilanci delle aziende seguono regole (borsistiche) che sono le trimestralizzazioni e non più l’annualità utilizzata in precedenza e che garantiva una visione più legata allo sviluppo d’impresa e questo perché i fondi finanziari ragionano con “giocatori” occasionali e temporanei legati, solo, ad un guadagno sul genere “prendi i soldi e scappa”. Motivo questo, per cui, vi è una sempre maggiore chiusura di aziende importanti sui territori con una ricaduta, non indifferente, nel costo sociale scaricato, unicamente, nei vari paesi dove sono allocate tali aziende.
Forse sarebbe il caso che qualcun altro inizi a parlare seriamente dell’uso strumentale del debito causato da questi fondi e utilizzato come una cornucopia personale nell’ottica di un sempre maggior guadagno con una speculazione sfrenata di quegli stessi fondi finanziari diventati tanto potenti da mettere in crisi l’esistenza stessa degli Stati democratici.
NOTE:
[1] D’Alema svela il retroscena inedito sul governo Berlusconi (e le manovre Usa): “Quando vinse nel 2001 mi chiamò Gianni Agnelli. E in salotto c’era Kissinger. Volevano che convincessi Ruggiero” https://www.ilfattoquotidiano.it/2026/05/05/dalem-retroscena-berlusconi-kissinger-agnelli-notizie/8375473/


31 Ago 2026
Posted by Iskra
