di MOWA
«I giovani non hanno bisogno di prediche, hanno bisogno di esempi.» (Pietro Citati)
Molte testate giornalistiche riportano alcuni dati afferenti la “crescente violenza giovanile”, soffermandosi su quanto accade e facendo valutazioni poco chiare rispetto all’origine, alle cause e allo sviluppo del fenomeno.
Quasi nessuno di questi giornalisti prende in considerazione quelli che sono gli aspetti sociologici del disagio, l’aspetto formativo di questi adolescenti, la criticità relazionale tra individui che i ragazzi vivono, e/o come è diventata la società nel suo complesso. Nessuno, ad esempio, si sofferma e riflette sul fatto che il disagio (regola che vale in generale), e lo “stimolo” alla violenza, compresi quelli dei giovani, potrebbero essere determinati dalla crescente emarginazione vissuta e causata dalla povertà familiare che, secondo i dati Istat[1], è cresciuta, considerevolmente, negli ultimi anni.
Secondo questi dati, i casi di povertà strutturale che accentuano le deprivazioni tra i vari ceti sociali che si vedono costretti, obtorto collo, a reagire aadottando quella forma individualistica che la società liberale ha profilato nelle sue note come panacea al problema, sono aumentati. E, da quando le formazioni politiche, che vedevano nella collettivizzazione dei problemi per trovare risposte e soluzioni comuni e condivise, come quelle comuniste, hanno cessato di esistere o si sono parcellizzate e sono state oggetto di messa al bando, è avvenuto il tracollo inevitabile e dei bisogni umani non si occupa più nessuno, lasciando i poveri alla mercè del potere di chi, della e sulla loro povertà si arricchisce.
Violenza, illegalità…, sono da sempre stati, purtroppo, i cavalli di battaglia della criminalità che ha saputo (ahime!) leggere con precisione le contraddizioni approfitandone per adescare nuovi “soldati” tra le sue fila. Le risposte degli Stati, al problema, non ci sono state, avrebbero dovuto, invece, ampliare le riforme strutturali in ambito generale, dai servizi pubblici come l’istruzione, la sanità, i centri di aggregazione, quelli di ricerca…, tutto per il miglioramento del paese e aprendo a politiche di sviluppo occupazionale. L’aver, invece, portato i paesi solo verso paradigmi privatistici e non pubblici ha privato (appunto!) di quelle risorse collettive utili al cambiamento sostanziale che le popolazioni si aspettano come emancipazione anche sui diritti sociali.
L’ingegneria elettorale ha, anch’essa, contribuito ad allontanare le varie generazioni ( in particolar modo i giovanissimi) dai meccanismi partecipativi del paese e, infatti, sono aumentate le assenze al voto in quanto le persone non vedono (a ragione!) nei partiti post-prima Repubblica grandi differenze sostanziali degli uni con gli altri, arrivando, invece, ad identificarsi maggiormente, nei movimenti monotematici e meno in quelli con prerogative più generali che vengono vissuti come fatti di vuote parole.
La risposta individuale, tanto osannata dalla cultura liberista, non è collegata ad una politica fondata sull’idea del bene di tutti, la massa considerevole delle persone che vivono le stesse esperienze di vita, si riconoscono in quei pochi “intimi” (gang, bande…) che vivono come analoghi, e non trovano risposte effettive alla richiesta di miglioramento generalizzato della società. Costoro avranno, sempre, lo sguardo rivolto verso quel ristretto nucleo di “conoscenti” in cui si riconoscono. Non è casuale l’armonia tra chi vota a destra con coloro che delinquono perché il ceppo individualistico li inscrive nello stesso gruppo di elettori. E, se qualcuno dovesse sollevare stupite obiezioni, basta prendere le statistiche di quanti sono stati i casi (a livello mondiale) di coloro che rubano o hanno rubato e in quali coalizioni si trovino (o erano), per stroncare sul nascere ogni accenno di contestazione.
Per superare gli “indicatori soggettivi di Benessere, rilevati dal Censimento della popolazione in riferimento alla percezione di sicurezza e del rischio di criminalità nella zona in cui si vive, alle reti d’aiuto e alla soddisfazione per la vita”, come dicono gli studi statistici di Istat, diventa necessario agire in prevenzione, andare alla fonte, dare risposte a quei motivi scaturenti il disagio, risolvere la criticità oggettiva del disagio e non agire sempre e solo in emergenza come fanno buona parte dei sistemi a conduzione pro-individualistica che rispondono sempre a cose fatte arrivando, purtroppo, esclusivamente solo a reprimere senza nulla risolvere, ma peggiorando ed inasprendo le situazioni.
NOTE:
[1] Condizioni di vita e reddito delle famiglie | Anni 2024-2025 https://www.istat.it/comunicato-stampa/condizioni-di-vita-e-reddito-delle-famiglie-anni-2024-2025/
Foto di MOWA


18 Ago 2026
Posted by Iskra
