di MOWA
«L’Italia sta marcendo in un benessere che è egoismo, stupidità, incultura, pettegolezzo, moralismo, coazione, conformismo: prestarsi in qualche modo a contribuire a questa marcescenza è ora, il fascismo.» (Pier Paolo Pasolini)
L’incredibile estromissione dalla scena politica, per qualche anno, di Gianni Alemanno, prima condannato con obbligo di dimora e, successivamente, imprigionato (per non avere rispettato le prescrizioni grazie alle quali aveva ottenuto di scontare in casa la pena) con l’accusa di traffico di influenze nella vicenda dello sblocco dei pagamenti di EUR Spa, inflittagli dai giudici della IV sezione penale della Corte d’Appello di Roma, non scalfigge minimamente la sua convinzione ideologica di uomo di destra, infatti, all’uscita dal carcere, ha affermato, parlando con i giornalisti: “Ho trovato una grande empatia, poi, non ci crederete, ma la maggior parte dei detenuti sono tutti di destra.”
Il signor Alemanno [1], bisogna ricordare, ha un passato molto attivo nelle formazioni politiche della destra italiana, ed è stato sposato con la figlia dell’ex volontario della RSI, già segretario del MSI, Pino Rauti,[2] Il signor Alemanno si accorge solo ora, guarda caso, della convergenza con le sue scelte di destra di buona parte dei detenuti che ha incontrato.
Ad essere buoni sarebbe da chiedersi, bonariamente, se ci è o ci fa.
Infatti, si ricorda ai più distratti quanto dichiarò, l’1 dicembre 1999, non un bolscevico ma il prefetto Andreassi, in Commissione Stragi riguardo al retroterra ideologico a cui si rivolgevano e si rivolgono i fascisti:
«…Circa le tifoserie violente e l’estremismo nero, ho fatto riferimento ad un certo spontaneismo di aggregazione dovuto alla mancanza di riferimenti validi, all’emarginazione culturale, alla facile assimilabilità di ideologie che possono essere estremamente semplificate e vissute in maniera molto rozza. Non credo che andando ad interrogare chi sventola una bandiera con la svastica allo stadio si venga a sapere molto sul Terzo Reich o su Salò. Sono militanze in cui il rapporto con l’ideologia è molto tenue e questo fenomeno si associa ad un fatto di costume, di moda, per cui tagliarsi i capelli in un certo modo o portare certi giubbotti diventa un momento aggregante (ma qui il discorso è sociologico), ritrovarsi in gruppo tutti vestiti allo stesso modo dà forza. Se questa forza poi viene facilmente propinata in pillole che semplificano molto il retroterra ideologico, tanto meglio. Certamente è molto più facile instaurare un rapporto di questo tipo con ideologie nazifasciste che con ideologie di segno opposto, molto più complicate, per le quali bisogna studiare di più…» [3]
Tant’è che su un paio di casi specifici lo stesso prefetto, molto amareggiato per le “coperture” ed “utilità” di taluni esponenti di quella frangia politica continuava:
«Circa Fiore e Morsello e la loro eventuale – e già più volte comparsa sui giornali – sospetta contiguità, quanto meno ai servizi segreti britannici, più che alle forze di polizia (è stato detto che possono essere informatori di quei servizi segreti), non abbiamo appurato molto e non ce lo diranno mai, soprattutto se si tratta di servizi segreti. Certo abbiamo fatto di tutto con la polizia britannica per riaverli indietro, ma non ci siamo mai riusciti.»[3]
E questo è tutto. [4]
NOTE:
[1] Gianni Alemanno https://it.wikipedia.org/wiki/Gianni_Alemanno
[2] Pino Rauti https://it.wikipedia.org/wiki/Pino_Rauti
[3] Commissione Stragi XIII, 59 a seduta, mercoledì 1 dicembre 1999, Audizione del prefetto Ansoino Andreassi, direttore centrale della Polizia di prevenzione del dipartimento della pubblica sicurezza, sui recenti episodi di terrorismo e sulle relative misure di prevenzione e contrasto, p. 2681) https://www.parlamento.it/service/PDF/PDFServer/DF/16858.pdf
[4]


29 Giu 2026
Posted by Iskra
