di MOWA
«Oggi, più che mai, le persone colte hanno il dovere di seminare dubbi, non di raccogliere certezze.» (Norberto Bobbio)
Declinare una discussione pacata sull’uso di alcuni strumenti che dovrebbero essere atti a garantire la sicurezza pubblica e che sono, spesso, a disponizione dei tutori dell’ordine è molto complicato anche perché implica sia retaggi culturali che coinvolgimenti personali che esulano dalla contingenza delle situazioni.
Ciò che ci si dovrebbe domandare, sia come semplici cittadini che, nel caso, come operatori del settore, è se questi strumenti siano compatibili con il mandato di garanzia e di sicurezza garantito dalle leggi a tutti la popolazione financo, a quello della salute sia di chi usufruisce del servizio che di chi lo eroga.
Un’altra domanda da porsi è se questi strumenti possano mettere in difficoltà chi li usa come , già, evidenziato dalle agenzia di stampa il SILP-CGIL tramite il suo segretario nazionale, Daniele Tissone «Nel nostro ordinamento giuridico, che ci piaccia o meno … la responsabilita’ penale e’ sempre personale e nessuno puo’ garantire che non ci siano conseguenze per l’operatore di polizia se dovessero verificarsi lesioni gravi o mortali a causa dell’utilizzo della pistola elettrica. Stare realmente e concretamente dalla parte dei poliziotti significa anche questo, non cedere alla facile demagogia che rischia solo di danneggiare l’operatore in divisa.» Inoltre, lo stesso Tissone pone la questione chiave che rimane, tuttora, in sospeso «doveva essere affiancata da un tavolo tecnico-scientifico che avrebbe dovuto vedere assieme Viminale, ministero della Salute e della Giustizia, anche col contributo delle organizzazioni internazionali che da anni conducono studi sia in relazione alla sindrome da delirio eccitato che sui reali effetti del Taser. E non ci risulta che cio’ sia avvenuto». E che «In particolare occorre un parere vincolante del ministero della Salute e soprattutto un protocollo operativo che dica con chiarezza come e quando usare la pistola elettrica, in quali circostanze. Un parere che non ci e’ mai stato fornito nonostante l’avessimo richiesto. Perche’ se e’ pur vero che vi sono attestazioni di non lesivita’ di questo strumento, prodotte pero’ dalle case costruttrici, e’ altrettanto certo che esistono vari studi indipendenti che affermano il contrario.»[1]
Circostanze di non poco conto, anche, a fronte di quanto dichiarato, sull’argomento specifico, dall’ONU nel 2007, per il Portogallo, e cioè che tale strumento (taser) doveva essere annoverato come “arma di tortura”.[2]
Le cronache, poi, non sono tranquillizzanti in quanto ci dicono che l’uso di tale strumento ha già causato decessi ingiustificati che hanno causato perdita e dolore ai famigliari, oltre a problemi di natura giuridica e disagio psicologico agli operatori coinvolti.
A questo punto viene da porsi una domanda.
È giustificabile rincorrere in “emergenza” (qualora vi sia) utilizzando strumenti fisici? Non sarebbe più opportuno non trascurare le situazioni e richiedere percorsi di prevenzione?
La prevenzione, si sa bene, coinvolge responsabilità politiche vere e non roboanti/eclatanti dichiarazioni pubbliche solo di denuncia apparente, necessita di stanziamenti economici, di professionisti ad ampio spettro come formatori per gli operatori, di assunzione di personale nel settore sicurezza… Di analisi del territorio e dei suoi bisogni, di specialisti della prevenzione sul campo. Una rete sinergica, dunque, di competenze ed interventi. I cittadini necessitano di risposte sociologiche che diano stabilità economiche agli abitanti del paese per rispondere al diffondersi del forte disagio sociale che crea tensioni nella società, necessita l’aumento di servizi che siano all’altezza dei bisogni reali delle persone, di un’istruzione pubblica messa in condizione di stemperare frizioni di natura ingiustificata come, ad esempio, la xenofobia o il razzismo tanto caro a certi politici che ne fanno la propria bandiera ed un punto d’onore…, necessita che la sanità ritorni ad assolvere la sua funzione principale pubblica al servizio di tutti e che il livello del paese civile non escluda dalle cure chi non ha i mezzi economici per guarire privatamente.
Risposte, dunque, in sintonia con gli argomenti del disagio sociale e che avrebbero la funzione di “ammorbidire” quelle che sono, oggi, le disperazioni dei vari ceti sociali del paese.
Infatti, se la prevenzione viene trascurata e non applicata in quanto la situazione che si vive serve a certe politiche reazionarie per alimentare l’odio, lo stesso, poi, andrà a riversarsi nelle vie delle città come disperazione individuale, e il tutto porterà, ancora, a far legiferare ulteriori restrizioni democratiche. Esempi in tal senso, negli ultimi anni, se ne sono visti a iosa, ci si ritrova sempre più con leggi contro chi si mobilita per la giustizia e i diritti, contro chi fa sit-in pacifici, contro chi sciopera, ecc. E se non si capisce tutto ciò pensando di avere bisogno, invece, di più strumenti come soluzione alla disperazione degli oppressi si creerà, probabilmente, una separazione, una ulteriore spaccatura tra il corpo sociale del paese e quello degli operatori della sicurezza che andrà a far da ulteriore “materiale militare” su come si separano i nemici da combattere…
Non dimentichiamo che il potere, qualunque esso sia, ha bisogno, prima che delle persone, della cieca ubbidienza!
NOTE:
[1] Taser ok, ma serve il parere VINCOLANTE del Ministero della Salute https://www.silpcgil.it/articolo/7997-taser_ok,_ma_serve_il_parere_vincolante_del_ministero_della_salute
[2] COMMITTEE AGAINST TORTURE CONCLUDES THIRTY-NINTH SESSION https://web.archive.org/web/20080528221236/http://www.unog.ch/80256EDD006B9C2E/(httpNewsByYear_en)/D3DD9DE87B278A87C125739C0054A81C?OpenDocument
“The Committee was worried that the use of TaserX26 weapons, provoking extreme pain, constituted a form of torture, and that in certain cases it could also cause death, as shown by several reliable studies and by certain cases that had happened after practical use.” (Traduzione: Il Comitato temeva che l’uso delle armi TaserX26, provocando un dolore estremo, costituisse una forma di tortura e che in alcuni casi potesse causare anche la morte, come dimostrato da numerosi studi attendibili e da
alcuni casi avvenuti dopo l’uso pratico.)
Foto di Cash Macanaya modificata


24 Giu 2026
Posted by Iskra
