di MOWA
«…è chiaro che tutti i fenomeni economici vanno spiegati da cause politiche, cioè dalla violenza.» (Friedrich Engels nell’Antidüring)
L’atteggiamento dell’establishment degli USA non è mai stato corretto sia nei confronti degli altri Paesi che dello stesso popolo statunitense. Infatti, nei loro 240 anni di storia, gli Stati Uniti sono stati tra i promotori, a vario titolo, di ben 207 diverse guerre, quasi tutte fatte deflagrare partendo da quel centro nevralgico di malvagio potere che è Washington.
Sulle origini di questo vergognoso bellicismo Usa, con il suo modello di imperialismo e con le sue modalità d’ingaggio (spesso mettendo in piedi operazioni nei vari paesi sotto falsa bandiera), vi sarebbe da fare una seria valutazione per quanto sono osannati da buona parte del cosiddetto Occidente, nonostante siano una macchina guerrafondaia che si mette in moto contro tutti quelli che propongono realtà diverse dalla propria e che non sono asserviti al proprio tornaconto.
Il campionario dei paesi che rientrano in quest’ultima considerazione sono moltissimi, e spesso sono “seduti” su ricche risorse naturali che fanno gola a quella macchina bellicista, sempre pronta a razziare, al tal punto da essere capace di inventarsi fandonie pur di accampare scuse per impossessarsi di quei beni. L’ultimo della serie, se così vogliamo dire, in ordine di sopruso da parte dell’ establishment USA, è il paese venezuelano che ha, nel suo territorio, il giacimento di petrolio più consistente al mondo. Gli USA hanno, in barba a leggi e diritti internazionali, rapito il loro Capo di Stato [1] che stava mantenendo fede alla richiesta del proprio popolo di nazionalizzare quel giacimento e per distribuire (tra mille impedimenti delle multinazionali straniere) la ricchezza ricavata ai suoi reali autoctoni proprietari. (E’ bene ricordare le miniere di rame del Cile e quanto avvenne in quel paese nel 1973)
Con un atto violento, indi un atto politico contro un altro Stato, la leadership degli USA si è dimostrata per nulla diversa dalle amministrazioni precedenti, tutte ugualmente in stretto rapporto di dipendenza con gli interessi di quel potere che regola i processi di instabilità geopolitiche nel Mondo.
Lenin, nei suoi scritti sulla Pravda, nel novembre del 1922, scriveva quali fossero i compiti principali del proletariato per contrastare la cultura capitalista perennemente di conquista e dell’importanza di non smettere di studiare in «ogni momento libero dalla lotta, dalla guerra» e dell’utilizzare quello «studio» perché nello studio dei fenomeni geopolitici si dipani l’equivoco «se ciò appartiene alla cultura borghese o alla cultura proletaria.»
Lenin nella “lettera agli operai americani” (intendendo quelli statunitensi), del 1918, scriveva parole che sembrano di estrema attualità e su cui molti dovrebbe riflettere:
«Ci accusano delle distruzioni causate dalla nostra rivoluzione… Ma chi dunque ci accusa? I tirapiedi della borghesia, di quella stessa borghesia che, dopo quattro anni di guerra imperialistica, ha quasi distrutto tutta la civiltà europea e ricondotto l’Europa alla barbarie, allo stato selvaggio, alla fame. Questa borghesia vorrebbe oggi che non facessimo la rivoluzione sul terreno di queste distruzioni, ttra le macerie della cultura, tra le rovine causate dalla guerra, con uomini che la guerra ha ridotto alla stato selvaggio! Oh, quant’è umanitaria e giusta questa borghesia!
I suoi servitori ci accusano di terrorismo… i borghesi d’Inghilterra hanno dimenticato il 1649 e i borghesi di Francia hanno dimenticato il 1793. Il terrore era giusto e legittimo quando veniva esercitato a vantaggio della borghesia contro i signori feudali. Ma è diventato mostruoso e criminale nel momento in cui gli operai e i contadini poveri osano esercitarlo nei confronti della borghesia! Il terrore era giusto e legittimo quando veniva esercitato per sostituire una minoranza sfruttatrice con un’altra. Ma è diventato mostruoso e criminale quando si è cominciato a esercitarlo per rovesciare ogni minoranza sfruttarice, nell’interesse della stragrande maggioranza della popolazione, nell’interesse del proletariato e del semiproletariato, nell’interesse della classe operaia e dei contadini poveri!»
Lenin insiste su quale sia la tipologia di comportamento dell’imperialismo, e quanto scrive è talmente attuale che se ne desume che la struttura culturale di quell’élite è irreversibile se non la si contrasta nel profondo:
«La borghesia imperialistica internazionale ha fatto sterminare dieci milioni di uomini e ne ha resi invalidi altri venti milioni nella “sua” guerra, in una guerra scatenata per decidere a chi spetti il dominio mondiale, ai predoni inglesi o invece ai predoni tedeschi.
Se la nostra guerra, se la guerra deglli oppressi e degli sfruttati contro gli oppressori e gli sfruttatori, causerà mezzo milione o un milione di vittime in tutto il mondo, la borghesia comincerà a dire che i primi sacrifici erano legittimi e i secondi sono invece delittuosi.»
Il metodo dell’imperialismo, nonostante gli anni trascorsi, non è per nulla mutato, anzi, ha solo riconquistato e conquistato maggiore spazio perché hanno distrutto quell’intellettuale collettivo che si era dato forme organizzative su questioni generali tali da conquistare diritti e migliorie di vita per tutti e che ora si stanno, via via perdendo. Le conquiste per gli oppressi erano state ottenute con duri sacrifici, e, nel corso del tempo, ne aveva tratto beneficio tutta la società nel suo insieme. In particolare, la durata del periodo di pace, nonostante i difficili equilibri tra i vari Paesi, aveva giovato ad una visione del mondo e ad una vita maggiormente positiva per gran parte dei popoli, portando a tutti la speranza di riscatto dalla povertà, dalla subalternità e dal colonialismo.
Perdendo il valore di quell’intellettuale collettivo, come regolatore della società, quest’ultima si è abbruttita al punto di sviluppare micro e macro-criminalità che sfociano in fenomeni di individualismo sfrenato, tanto utili a quelli che ti vogliono vestire con la mimetica e imbracciare un fucile e andare in guerre per altri interessi che sono, come diceva Lenin, «contrari alla cultura proletaria.»
Quest’ennesimo episodio venezuelano che vede il diretto rapimento da parte degli Usa del Capo di Stato di un paese libero (ma non vanno dimenticati i Salvador Allende, [2] i Patrice Lumumba [3] e molti altri ancora che hanno subito atroci epiloghi) per mano di quell’imperialismo che vuol raccontare agli stolti di essere una democrazia e quindi esente da controlli per i crimini sparsi, ad opera sua, per il Mondo deve ricordare agli onesti che nei 240 anni di storia gli Stati Uniti sono stati tra i promotori di ben 207 guerre…
Urge rimboccarsi le maniche. Ricostruire quell’intellettuale collettivo organizzato è diventato una necessità, un bisogno primario per tutto il genere umano se si vuole ancora avere un barlume di speranza in un futuro all’insegna della pace attraverso, anche, il ripristino di quei diritti internazionali violati sistematicamente da quegli stati che si credono i padroni del mondo ed esportatori, invece, di una supremazia spacciata per democrazia, utile solo a calpestare i più umili fra gli uomini per mantenere il controllo delle ricchezze, sempre ed esclusivamente, nelle proprie mani.
NOTE:
[2] https://archivio.unita.news/assets/main/1973/09/13/page_014.pdf
[3] https://archivio.unita.news/assets/main/1961/02/14/page_009.pdf


05 Gen 2026
Posted by Iskra
