di MOWA
«Negli ultimi dieci anni hanno saputo evolversi verso una dimensione sempre più ibrida, non solo gestendo il territorio fisico, ma anche esplorando e sfruttando quello digitale, per ampliare e consolidare il loro potere.» (Una cosa sola – Come le mafie si sono integrate al potere – Nicola Gratteri – Antonio Nicaso)
Il paese sta capitolando ideologicamente, proprio come avvenne nei primi anni del secolo scorso. La modalità? Prima cercando motivi guerrafondai per giustificare le scelte economiche, poi, verso le stesse motivazioni che portarono all’affermarsi del fascismo. Le verosimiglianze, nonostante la distanza di tempo, sono sbalorditive: incremento della pressione fiscale sulla popolazione, flessibilità negativa dei prezzi e salari… argomenti che, allora, portarono, pian piano, all’accettazione dello spirito patriottico ad un livello superiore, perfino a quello bellico. Non è casuale che taluni tentino (ormai riuscendoci), ancor oggi, di mortificare una delle strutture di controllo istituzionale, come la magistratura repubblicana, rendendola, con delle “riforme”, di fatto, impotente nell’intervenire contro leggi e decreti dell’esecutivo, così, da impedire la possibilità di contrastare progetti antidemocratici e revanscisti.
Giusto per comprendere meglio il livello di pianificazione che portò alla calcolata instabilità istituzionale nei primi anni del Novecento e che, ora, fa da sillogismo con l’attualità degli ultimi decenni è bene rileggere quanto scriveva Gramsci, su L’Ordine Nuovo nel 1919-1920:
«Il terrorismo vuol passare dal campo privato al campo pubblico; non si accontenta più dell’impunità concessagli dallo Stato, vuole diventare lo Stato. Ecco cosa significa oggi la parola «avvento» della reazione: significa che la reazione è divenuta così forte che non ritiene più utile ai suoi fini la maschera di una Stato legale; significa che vuole, per i suoi fini, servirsi di tutti i mezzi dello Stato». [1]
Era pur vero che, come scriveva ancora Gramsci, allora, c’era stato il sodalizio tra il grande capitale del nord ed i latifondisti del sud, che fu alla base del nascente stato nazionale che si preoccupò di polverizzare i gruppi sociali/politici di opposizione emergenti, andando a costituire il nuovo stato nel quale non mancò, stante ad alcuni storici, la cementazione con alcune formazioni criminali… Alcune di queste sono le attuali mafie.
Una criminalità, dunque, che non è mai stata esente dal volersi affermare in ambiti istituzionali, come affermano consapevolmente nel loro libro, Una cosa sola – Come le mafie si sono integrate al potere, Nicola Gratteri e Antonio Nicaso:
«Le mafie non sono mai state sconfitte perché hanno sempre fatto parte di un sistema di potere egemone, quello dei ceti dominanti. E allora come se ne esce? L’unico modo è quello di acquisire consapevolezza e coscienza culturale, ideologica e morale, impedendo che i metodi mafiosi prevalgano su quelli indicati dalla Costituzione.»
E, ancora:
«Bisognerebbe prendere spunto da quei paesi che rendono ancora obbligatorio l’esame dell’educazione alla legalità e alla Costituzione. Ma bisognerebbe anche evitare riforme inutili che non fanno altro che complicare la vita a chi ancora cerca di combattere questo fenomeno silente, che, come evidenzia la Dia, predilige il mimetismo e l’ibridizzazione con le imprese in cui si radica e che stabilisce relazioni e legami privilegiando la via della convenienza a quella della violenza. I colletti bianchi che rappresentano una fisiologia del potere mafioso non possono farla franca, se si intende combattere seriamente le mafie.» [2]
Gramsci nella sua lucida analisi dei primi anni del secolo scorso, aveva già chiarito che “il regime dei decreti”, [3] con conferimento dei pieni poteri al governo, fu l’elemento scatenante per sopprimere tutte le garanzie di libertà, di dialogo e di sicurezza tanto che il governo di allora andò ad abolire ogni residuo di normalità della vita giuridica. Tali trasformazioni furono, e sono, rilevanti per tutti i cittadini che si trovarono, e si trovano, a vivere in un sistema antidemocratico e dittatoriale che porta i cittadini oppressi a subire maggiori pressioni da parte dei grandi interessi privati a scapito di quelli pubblici.
E… a questo punto, come si suol dire: «a buon intenditor poche parole…»
NOTE:
[1] Antonio Gramsci, L’Ordine Nuovo. 1919-1920, Torino, Giulio Einaudi, 1987, p.351
[2] Una cosa sola – Come le mafie si sono integrate al potere – Nicola Gratteri – Antonio Nicaso pag. 170
[3] Antonio Gramsci, L’Ordine Nuovo. 1919-1920, Torino, Giulio Einaudi, 1987, p.3
Foto MOWA


13 Dic 2025
Posted by Iskra
