di MOWA
«L’imperialismo è un’epoca di crescente oppressione delle nazioni di tutto il mondo da parte di un pugno di “grandi” potenze, e perciò la lotta per la rivoluzione socialista internazionale contro l’imperialismo è impossibile senza il riconoscimento del diritto delle nazioni all’autodecisione.» (Lenin – Il diritto delle nazioni all’autodecisione)
Cosa sta succedendo in Medioriente ad opera delle truppe israeliane dell’Idf nei territori palestinesi?
Costoro eseguono solo gli ordini del proprio Governo o fanno parte di una più ampia strategia messa in piedi da vari trust d’interesse internazionali?
Nessuno, tra tutti coloro che parlano di politica internazionale, ricorda più cosa sia l’imperialismo e quali siano le varie fasi del suo intrinseco comportamento come ben spiegava, invece, Vladimir Il’ič Ul’janov – Lenin nel suo saggio, “L’imperialismo, fase suprema del capitalismo”, dove, rispondendo alle erronee valutazioni riduttive dell’economista, Fritz Kestner, sosteneva che:
«L’economista tedesco Kestner ha consacrato un suo lavoro alla “lotta tra i cartelli e gli autonomi”, cioè gli imprenditori non aderenti ai cartelli. Egli intitola la sua opera La costrizione all’organizzazione, mentre invece si dovrebbe parlare, per presentare il capitalismo nella sua vera luce, di una costrizione alla sottomissione ai consorzi monopolistici. Essi sono:
– 1. Privazione delle materie prime (…« uno dei più importanti metodi coercitivi per far entrare nei cartelli »).
– 2. Privazione della mano d’opera mediante « alleanze » (cioè accordi tra organizzazioni di capitalisti e di operai per cui questi ultimi si obbligano a lavorare soltanto per imprese cartellate).
– 3. Privazione dei trasporti.
– 4. Chiusura di sbocchi.
– 5. Accaparramento dei clienti mediante clausule di esclusività.
– 6. Metodico abbassamento dei prezzi allo scopo di rovinare gli « autonomi », le aziende cioè che non si sottomettono ai monopolisti; si gettano via milioni vendendo per qualche tempo al disotto del prezzo di costo (nell’industria della benzina si sono dati casi di riduzione da 40 a 22 marchi, cioè quasi della metà).
– 7. Privazione del credito.
– 8. Boicottaggio.
Questa non è più la lotta di concorrenza tra aziende piccole e grandi, tra aziende tecnicamente arretrate e aziende progredite, ma lo iugulamento, per opera dei monopoli, di chiunque tenti di sottrarsi al monopolio, alla sua oppressione, al suo arbitrio. Ecco come si rispecchia questo processo nella coscienza dell’economia borghese: «Anche in seno all’attività puramente economica – scrive Kestner – si verifica un certo spostamento dall’attività mercantile, nel vechhio senso della parola, all’attività organizzatrice e speculatrice. Quello che riesce meglio, non è più il commerciante il quale, sulla base della sua esperienza tecnica e commerciale, conosce esattamente i bisogni della clientela e giunge a trovare e, per così dire, a “scovare” l’esistenza di una data domanda latente, ma bensì il genio [?!] speculativo , che è capace di calcolare in precedenza o anche soltanto di presentire lo sviluppo organizzativo, la possibilità di rapporti delle singole imprese, tra loro e con le banche…».
Tutto ciò, tradotto in lingua povera, significa presso a poco questo: l’evoluzione del capitalismo è giunta a tal punto che, sebbene la produzione di merci continui come prima a “dominare” e ad essere considerata come base di tutta l’economia, essa in realtà è già minata e i maggiori profitti spettano ai “geni” delle manovre finanziarie. Base di tali operazioni e trucchi è la socializzazione della produzione, ma l’immenso progresso compiuto dall’umanità, affaticatasi per giungere a tale socializzazione, torna a vantaggio… degli speculatori.» [1]
Una lucidissima esposizione, quella di Lenin, scritta agli inizi degli anni del secolo scorso (1916). Egli descriveva, nel dettaglio, cosa stessero (e stanno) facendo, da decenni, le diverse multinazionali a scapito di popolazioni, lavoratori, imprese, istituzioni statali, diritti, territori, risorse, ecc. mettendo tutti, frequentemente, gli uni contro gli altri pur di fare affari.
Un complesso economico che, cinicamente, ha pianificato e continua a pianificare guerre fratricide con le varianti e scuse più ridicole, utilizzando le differenze di religione, il colore della pelle, il luogo di provenienza geografica o l’etnia pur di, strumentalmente, separare le popolazioni dai bisogni primari e dalle necessità di tutti, in primis la solidarietà nel nome della comune umanità.
Quanti nel Mondo, purtroppo, si sono fatti manipolare e non si sono accorti delle manovre di questi sciacalli imperialisti che hanno fatto operazioni per “socializzare la produzione, ma l’appropriazione dei prodotti resta privata”? E dove “i mezzi sociali di produzione restano proprietà di un ristretto numero di persone” proprio come ben delineato da Lenin?
Qualcuno potrebbe obiettare e chiedere cosa c’entri Gaza o la Palestina con l’imperialismo evidenziato da Lenin, non volendo, proprio, aprire gli occhi sul fatto che i grandi trust si appropriano sistematicamente di tutte le necessità primarie e vitali, compreso lo spazio/terra delle popolazioni per utilizzarli a proprio vantaggio e guadagno e non importa se per far ciò sacrificano anche la vita delle persone.
Infatti non dicono nulla dell’occupazione di un territorio (come quello palestinese), anzi, inviano i coloni a fare man bassa di quanto possono saccheggiare a scapito della popolazione autoctona con lo scopo di agevolare gli speculatori.
Non dicono nulla delle quantità d’armi e delle tecnologie belliche o civili a tutto vantaggio dei nuovi “schiavisti” occupanti.
Non dicono nulla del furto dei territori ricchi di materie prime come petrolio e gas per arrivare al progetto di una paradossale conclusione con la costruzione di una Gazaland grottesca ed assurda.
Se, tutto ciò, è indifferente alle coscienze, allora vuol dire che ormai non si è solo vittime della propaganda imperialista ma si fa parte del novero dei soggetti sacrificabili per gli interessi dei magnati delle multinazionali e si è persa l’opportunità di diventare attivi e partecipi di un autentico e sincero futuro confermando, purtroppo, le teorie di Lenin quando nel medesimo testo affermava le posizioni di K. Marx:
«Non può essere libero un popolo che opprime altri popoli.»
NOTE:
[1] Lenin – L’imperialismo, fase suprema del capitalismo https://www.marxists.org/italiano/lenin/lenin-opere/lenin_opere_22.pdf
Foto di MOWA


03 Set 2025
Posted by Iskra
