di MOWA
«Il diritto non deve mai adeguarsi alla politica, ma è la politica che in ogni tempo deve adeguarsi al diritto.» (Immanuel Kant)
Le società moderne occidentali, negli ultimi due secoli, hanno seguito modelli sociali derivanti da precise usanze culturali da cui hanno tratto quei princìpi che sono diventati gli indirizzi base per una proiezione democratica della società, dove per democratico si intende ciò che viene considerato la massima estensione dei diritti (sociali inclusi) sia individuali che collettivi, proprio quei diritti che dovrebbero essere intesi come il valore universale di libertà. Non bisogna dimenticare, però che quei diritti non sono applicabili in automatico ma che sono il frutto delle sofferenze di chi ha lottato per conquistarli. In tutto ciò si evince una contraddizione nei termini e cioè, se ogni individuo ha diritto alla vita, alla libertà ed alla sicurezza della propria persona perchè questi diritti vengono negati o proibiti ad alcuni di loro? Anzi, ad alcuni di questi individui vengono applicate norme restrittive dei loro diritti da parte di chi, invece, è beneficiario di “privilegi” e gode di un “censo” politico, proprio come se il legislatore avesse concesso a questi ultimi qualcosa in più rispetto a quanto stabilito nell’articolo 13 della Costituzione italiana:
«La libertà personale è inviolabile. Non è ammessa forma alcuna di detenzione, di ispezione o perquisizione personale, né qualsiasi altra restrizione della libertà personale, se non per atto motivato dell’Autorità giudiziaria e nei soli casi e modi previsti dalla legge.»
Se è vero che quest’articolo ha valore come diritto perché esistono in Italia i CPR (Centri di permanenza per i rimpatri) dove vengono rinchiusi alcuni stranieri?
Dicono i legislatori che i CPR sono “luoghi di trattenimento del cittadino straniero in attesa di esecuzione di provvedimenti di espulsione” (art. 14, D. Lgs. 286/1998) e che sarà il Giudice di Pace (un giudice amministrativo!) a stabilire le conseguenze dell’atto. Ma la privazione della libertà personale di chiunque è un atto stabilito per reati solo di valenza penale e non amministrativa e, quindi, come si giustificano quegli esecutori materiali della carcerazone nei CPR di quegli “ospiti”?
Sappiamo, anche, che nessun individuo può essere tenuto in stato di schiavitù perché questa è la condizione propria di chi viene giuridicamente considerato come fosse una proprietà privata, esseri, dunque, privati di ogni diritto umano e completamente assoggettati alla volontà e all’arbitrio dei legittimi proprietari che in questo caso possiamo raffigurare nello Stato che ha fatto emanare ed eseguire tale provvedimento.
In Europa la schiavitù nel senso esteso del termine (così come per la tratta degli schiavi) è proibita sotto qualsiasi forma.
E se è vero che il modello sociale europeo è una struttura politica e socio-economica comune alla maggior parte degli stati europei, caratterizzata da uno Stato sociale che garantisce a tutti un’elevata protezione sociale e diritti di cittadinanza ci si domanda come sia possibile avere una contraddizione così grande sul fronte dei diritti universali.
Si ricorda che l’articolo 6 dei 30 della Diichiarazione dei diritti umani, afferma che ognuno ha i suoi diritti ovunque vada, come sostenuto, anche, dal filosofo Giacomo Marramao: «Ogni individuo ha diritto a un ordine sociale e internazionale nel quale i diritti e le libertà enunciati in questa Dichiarazione possano essere pienamente realizzati.»
Se non vogliamo che i concetti base dei diritti restino solo parole roboanti prive di senso bisogna dimostrare di saperli onorare come valore indissolubile per la vita di ognuno di noi e di tutti… altrimenti cambiano nome e diventano non più diritti, ma arbitrio e abuso…


12 Ago 2025
Posted by Iskra
