di MOWA
«Ogni popolo ha il governo che si merita. Noi anche l’opposizione.» (vignettista Ellekappa)
Quanta acqua è passata sotto i ponti da quando le masse popolari hanno cominciato a rivendicare ai governanti più libertà e più democrazia per poter avanzare verso un costante ed attivo proprio coinvolgimento nei percorsi di costruzione di un futuro migliore?
Un percorso che, apparentemente, sembra semplice ed ovvio, quello richiesto nei secoli dalle masse popolari, e che in pedagogia viene chiamato “metodo euristico” perchè utilizza un ascolto reciproco, e quindi la conversazione risulta al centro della propria pratica educativa nella visione di un Mondo migliore.
Una pratica, questa, che nei secoli è stata altalenante, e ha visto alternarsi momenti positivi di crescita e negativi, quindi confliggenti tra loro ma con l’obiettivo noumenico di pensare, come direbbe Platone, come puro intelletto, indipendentemente dall’esperienza sensibile, evitando di cadere vittima di inganni o sotterfugi altrui.
Invece, per colpe diverse, e/o per scarsa conoscenza, di chi veramente siamo come popolazione, si è arrivati ai giorni nostri in cui si subiscono, nonostante la tecnologia sottomano, quelli che sono i diktat imposti da un’esigua minoranza che in modo strafottente e prepotente impone regole di vita alla stragrande maggioranza delle persone impedendo, di fatto, la realizzazione di un Mondo più libero, senza convenzioni restrittive e, soprattutto, con meno conflitti tra gli abitanti dello stesso pianeta.
Il capitalismo è sotteso a tutto ciò, ne è stato l’artefice principale, e, nei secoli, si è mosso come una piovra. Ora ha dato spazio ad uno dei suoi più raffinati tentacoli: quello dell’ordoliberalismo come alternativa all’«economia sociale di mercato».
Cosa dice dell’ordoliberalismo l’enciclopedia Treccani:
«Dottrina socioeconomica di matrice liberale che sostiene che la piena realizzazione dell’individuo non può compiersi se non vengono garantite la libera iniziativa, la libertà di impresa, di mercato e la proprietà privata… Non per caso la dottrina dell’«economia sociale di mercato» è stata elaborata nell’atmosfera dell’ordo-liberalismo: cioè di quella scuola di Friburgo, che, già negli anni Trenta, raccolse giuristi ed economisti, e costruì su nuove basi il rapporto fra diritto e mercato. Il diritto non fu visto come immagine o specchio fedele dei fatti economici, i quali preesisterebbero in una loro esterna e vincolante oggettività, ma come potenza conformatrice dell’ordine economico. (Natalino Irti, Corriere della sera, 23 settembre 2008, p. 53, Commenti) • Sarebbe sbagliato confondere il mercantilismo che guida la cancelliera [Angela] Merkel con il neoliberismo, così come sarebbe improprio ridurre il liberalismo di [Mario] Monti a variante neoliberista. Piuttosto l’una e l’altro sembrano ispirarsi all’«ordoliberalismo» ‒ variante di destra dell’«economia sociale di mercato» ‒ con una visione à la Hayek secondo cui l’imputata ‒ che spiazzerebbe l’investimento privato ‒ è sempre la spesa pubblica, specie sociale, ridurre la quale sarebbe il pre-requisito primario per liberare l’offerta, sollecitare la concorrenza e la competizione, stimolare l’investimento privato e così alla fine attivare ‒ magari dopo una ventina d’anni ‒ la crescita. (Laura Pennacchi, Unità, 4 gennaio 2013, p.15, Forum) • A livello di politica economica, il governo tedesco ha seguito in questi anni i princìpi del cosiddetto ordoliberalismo. L’idea di fondo è la costituzionalizzazione dell’ordine liberale non solo in economia ma nell’intera società. Un modello all’origine del successo economico della Germania di questi anni, che si scontra ora con le sue contraddizioni: in primo luogo, la crescita economica ‒ e persino la piena occupazione lasciata a se stessa in questo momento storico non elimina e anzi per alcuni aspetti alimenta il malcontento. Il punto è che la crescita economica se non adeguatamente redistribuita è insufficiente.(Mauro Magatti, Avvenire, 26 settembre 2017, p. 3, Idee)» [1]
Mentre si manifesta, concretamente, nella vita quotidiana di ognuno di noi quest’ordoliberalismo, sovvengono alla mente quanto siano stati ingannevoli molti politici come ad esempio Prodi (spacciatosi, ai più, come progressista) che ci privò (qui in Italia negli anni ’80-’90) delle attività produttive pubbliche più significative come l’ENI, l’IRI… indirizzandole verso lo strozzinaggio del privato.[2]
Per capire meglio cosa sia l’ordoliberalismo bisogna leggere quanto dichiarato dal filosofo Pierre Dardot e dal sociologo Christian Laval:
«La politica sociale va quindi limitata a una legislazione minima di protezione dei lavoratori, operando una redistribuzione fiscale molto moderata che permetta a ognuno di poter continuare a partecipare al “gioco del mercato”. Ma siccome la giustizia sociale deve essere garantita non solo nella fase della distribuzione dei profitti, bensì già nel corso del processo di produzione per minimizzare il numero di persone che possono aver bisogno di assistenza sociale pubblica, l’ordoliberalismo dà allo Stato un altro obiettivo, quello di trasformare gli individui.» [3]
Tradotto vuol dire che vorrebbero trasformare i lavoratori, come sostiene da anni nelle sue tesi il sindacato CISL (e scopiazzando dalla Germania), in «imprenditori responsabili del loro lavoro».
E come scrisse uno degli esponenti dell’ordoliberalismo, Leonhard Miksch, si comprende benissimo cosa intendevano per “sottomissione” indotta degli “individui” lavoratori:
«Gli individui devono sviluppare capacità imprenditoriali, che pure sono riconosciute come non naturali e che devono essere costruite nel tempo, con l’obiettivo finale di farli arrivare a percepire sé stessi come un’impresa. I lavoratori vanno trasformati in individui innovativi, competitivi, propensi al rischio, eternamente mobili, autosufficienti e autoresponsabili che percepiscono la povertà come un incentivo a fare meglio e la disoccupazione come un’opportunità per migliorare. Questa trasformazione permetterebbe ai lavoratori di emanciparsi dalla condizione di dipendenza economica, realizzando così la loro piena libertà e responsabilità». [3]
Posizioni contrastate dal professor Werner Bonefeld, che le ha definite l’inganno della vita come fosse una “Vitalpolitik”
Quello che appare all’orizzonte per le nuove generazioni, se non viene contrastato con vigore questo paradigma, sarà ciò che stanno facendo avanzare personaggi appartenenti (ad esempio) al World Economic Forum come Klaus Schwab, e cioè la trasformazione in una massa di persone prive del loro libero arbitrio (e futuro) come si evince da quanto sostenuto nelle interviste a Forbes:
«Il contributo dei privati è fondamentale per far funzionare correttamente lo Stato. Veramente pensa che la sanità pubblica da sola possa bastare? Veramente pensa che le università pubbliche possano soddisfare in pieno l’istruzione delle migliori giovani menti del futuro? Veramente pensa che senza l’aiuto privato si possa garantire l’assistenza alla parte di popolazione più disagiata? I privati sono fondamentali per far funzionare correttamente le cose e fornire un servizio alla cittadinanza di alto livello…». [3]
E prosegue, poi, con l’exploit dell’idea dell’ordoliberalismo illustrandoci quale sia la distanza di questa élite dalla democrazia così come l’abbiamo conosciuta, tutelata e difesa in questi pochi secoli:
«Le aziende globali non si adattano dietro confini nazionali ordinati. Lo Stato sovrano è diventato obsoleto. Il mondo dovrebbe essere guidato e dominato da corporazioni trasnazionali e strutture sovranazionali.» [3]
NOTE:
[1] https://www.treccani.it/enciclopedia/ordoliberalismo_(altro)/
[2] https://it.wikipedia.org/wiki/IRI
[3] https://www.francofracassi.com/wef-2/
Foto di MOWA


09 Ago 2025
Posted by Iskra
